Partito Comunista Internazionale

[RG-74] L’associazione internazionale dei lavoratori

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Il rapporto sulla Prima Internazionale, séguito degli altri precedenti, ha preso in considerazione il periodo 1870-71, ovvero la guerra franco-prussiana e la successiva Comune di Parigi. Non si tratta di fare dello storicismo ma di trarre i determinanti insegnamenti che essa ha dato al proletariato rivoluzionario.

Per noi marxisti la guerra del ’70/71 fu l’ultima guerra da ritenersi progressiva in Europa occidentale, ovvero l’ultimo slancio borghese verso la propria affermazione sugli ultimi residui feudali e aristocratici.

Nel Primo Indirizzo sulla guerra Marx afferma con chiarezza che il proletariato tedesco deve combattere fino a quando la guerra rimane per la Prussia di tipo difensivo: esso dovrà opporsi nel momento in cui Bismarck cominci l’invasione della Francia. Con questa guerra la Germania completa la propria unificazione nazionale iniziata del 1859. Al riguardo si spiegava che però questa sorta di rivoluzione borghese non veniva compiuta dalla stessa borghesia tedesca (storicamente codarda) ma dall’alto, ovvero da Bismarck che, sebbene personalmente rappresentante dell’aristocrazia, grandi spinte storiche lo costringevano alla borghesizzazione della Germania.

Inoltre il proletariato non poteva rimanere indifferente alle sorti del conflitto in quanto se avesse vinto la Francia si sarebbe consolidato per anni il bonapartismo e la Germania non si sarebbe più risollevata per anni. La vittoria della Germania invece avrebbe distrutto il bonapartismo in Francia, permettendo così più libertà di movimento agli operai francesi, ed avrebbe inoltre unito il proletariato tedesco che stava per divenire uno dei maggiori europei.

Con la battaglia di Sedan all’inizio di settembre e la controffensiva di Bismarck verso Parigi l’Internazionale dava ora la parola d’ordine di opporsi alla guerra borghese.

A Sedan veniva fatto prigioniero Luigi Napoleone e circondata Parigi dai prussiani. Contemporaneamente a Parigi ed in altre città scoppiava l’insurrezione. La borghesia francese riuscì però a circuire il troppo inesperto proletariato e, a nome della difesa nazionale, a convincere i rivoluzionari ad appoggiare la neonata Repubblica.

I prussiani per ben 131 giorni circondarono Parigi senza osare di entrare nella Parigi rossa. Il governo Thiers preferiva dal canto suo non tentare sortite contro i prussiani: essi facevano decisamente meno paura del proletarato armato.

La Comune del marzo 1871 vide finalmente il proletariato assumere direttamente il potere, costringere alla fuga il governo repubblicano ed infine, spinto dagli eventi, tentare eroicamente il consolidamento del priprio potere comunista.

Attraverso l’analisi di Marx nell’Indirizzo sulla Guerra Civile in Francia e sui nostri studi del passato si ribadivano i limiti di quel potere proletario e i motivi della sua sconfitta.

Innanzi tutto esso dimostrò troppa clemenza verso la sconfitta classe borghese: capito ciò i borghesi passarono alla controffensiva e da subito cercarono di riprendersi il potere con l’appoggio dei “nemici” prussiani. Inoltre dal punto di vista militare il governo proletario si mantenne costantemente sulla difensiva.

Si vedevano però che i meriti di quell’esperimento proletario furono enormi nonostante che il governo rivoluzionario fosse diviso fra blanquisti e proudhoniani, ovvero da rivoluzionari non marxisti: ciò che la Comune emanò in quei suoi brevi tre mesi di potere andava nel senso, previsto da Marx, della dittatura proletaria.

Ai membri del governo veniva corrisposto un salario operaio ed inoltre i suoi membri erano revocabili in ogni momento. La leva fu abolita e sostituita con il popolo in armi. La Chiesa, separata dallo Stato, dovette subire l’espropriazione di tutte le proprietà. Le fabbriche dovevano essere riattivate attraverso un produzione associata e priva di padronato. Alla classe media venivano estinti i debiti e condonati gli ultimi tre mesi di affitto. Questo ed altro tentò di produrre la Comune.

Come sappiamo la Comune fu stroncata dalla durissima repressione franco-prussiana con fucilazioni di massa e sanguinose battaglie contro chi fino alla morte non volle arrendersi. La borghesia metteva definitivamente a nudo cosa fosse la sua pretesa civiltà, «gloriosa civiltà, invero, il cui problema principale è come riuscire a sbarazzarsi dei mucchi di cadaveri rimasti sul campo dopo che la battaglia è terminata» (Marx).

Si chiariva infine che, sebbene l’Internazionale dall’esterno non potesse esercitare la propria influenza, in realtà la Comune fosse frutto di sette anni della sua presenza fra il proletariato parigino, sia come pratica di lotta sia come propaganda del suo programma di emancipazione. Questo i borghesi del tempo lo capirono tanto che nei mesi successivi alla Comune i governi di tutta Europa si coalizzarono per reprimere l’Internazionale e distruggere ogni organizzazione genuinamente proletaria. Il terribile Red Terror Doctor Marx durante questa propaganda veniva accusato di aver lui stesso organizzato la Comune e tramato nell’ombra per l’insurrezione. Intanto la potenza dei suoi Indirizzi, stampati in diverse lingue, si diffondeva tra i proletari d’Europa.