[RG-74] La guerra nei Balcani
Categorie: Capitalist Wars, Kosovo, Serbia
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Con la caduta del muro di Berlino è finito il secondo dopoguerra ed è iniziata la preparazione della terza guerra mondiale. In questa prospettiva la borghesia deve procedere all’inquadramento del proletariato sui contrapposti fronti.
È favorevole alla controrivoluzione che il proletariato si schieri sui fronti di guerra prima che la crisi lo porti a schierarsi su un fronte di classe.
Il capitalismo in crisi recessiva ha bisogno della terza guerra mondiale. Questa guerra ha lo scopo di distruggere capitale e merci, tra cui la merce forza lavoro. Come scopo secondario ognuno dei fronti di guerra vuole uscire vittorioso nella spartizione del bottino della ricostruzione.
Poichè lo scopo principale della guerra non è quello della vittoria di uno dei fronti ma la distruzione di forze produttive, gli schieramenti contrapposti devono avere forze confrontabili.
Anche per questo la guerra balcanica è un passo ulteriore verso la terza guerra: serve a mettere alla prova le alleanze, a crearne di nuove, a stabilire insomma, nelle grandi linee, i fronti della prossima guerra.
La condotta delle operazioni militari nei Balcani dimostra una intelligenza fra le varie borghesie contro il proletariato: i bombardamenti hanno colpito quartieri proletari e fabbriche, costringendo i lavoratori serbi a stringersi sotto le bandiere del nazionalismo; quello kosovaro a rifugiarsi nei campi profughi sotto stretto controllo poliziesco, oggi merce di scambio e domani carne da macello.
Senza poter addentrarci in premature analisi geopolitiche, certo è che, mentre gli Usa avrebbero teso, con l’attacco per via di terra esteso all’intera Serbia, ad alzare il livello dello scontro, un fragile accordo con la Serbia lascerebbe aperta la prospettiva di una spartizione del Kosovo, rimanendo sempre alta la tensione militare e sociale nei Balcani in una situazione di guerra strisciante. Questo significherebbe che gli Stati Uniti intendono intralciare il processo di unificazione europea, ma la guerra generale viene rimandata in attesa della preparazione del secondo fronte.
Non è possibile una “ricostruzione” e la ripresa della produzione “civile” nella regione balcanica se non dopo la terza guerra mondiale.