La nostra parola contro le manovre anti-operaie – in pace e in guerra – di RSU e sinistra radicale
Categorie: Capitalist Wars, CGIL, CISL, Italy, Serbia, UIL
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Compagni, lavoratori!
La guerra esplosa nei Balcani mostra sempre più chiaramente di rappresentare solo un episodio del più grande macello mondiale che il regime del capitale sta approntando per uscire dalla crisi recessiva nella quale sta sprofondando.
L’adesione di CGIL, CISL e UIL alla guerra è un ulteriore tradimento degli interessi generali del proletariato. Sta in linea con il tradimento quotidiano degli interessi immediati e della difesa delle condizioni di vita e di lavoro. È in linea con l’accettazione di salari e condizioni di lavoro sempre peggiori, contratti capestro (come quello dei metalmeccanici), pensioni da fame. Tutto questo sarà presto imposto in nome dello sforzo bellico, camuffato come “impegno umanitario” verso i profughi.
Opporsi alla guerra significa rigettare non solo la propaganda e le menzogne del regime, ma anche la politica patriottarda di solidarietà nazionale, ad esso asservita, portata avanti dai sindacati Confederali. Ma significa anche rifiutare di accodarsi ai belati del pacifismo piccolo borghese che, richiamandosi ad una utopica e ipocrita difesa di valori borghesi (la Costituzione tradita, il Parlamento esautorato, la “legalità” internazionale infranta) prospetta una falsa opposizione interclassista e democratica.
In Italia la borghesia, tramite il suo Stato, per chiamare i lavoratori a sostegno della sua azione imperialistica, per continuare a chiedere il loro sudore, e domani il sangue, e per giustificare i bombardamenti si maschera dietro le azioni di guerra del regime serbo, accusato di illegalità ed atrocità. Ma in Serbia la borghesia e il suo Stato fanno altrettanto per sottomettere i lavoratori a sostegno dei suoi interessi di classe e alla sua disciplina e non è loro difficile accusare la Nato di altrettante illegalità e atrocità. È di questi giorni la notizia che in ogni officina con più di 200 operai il regime vi ha piazzato un commissario politico.
In Italia la borghesia non ha da piazzare “commissari politici” nelle officine perché già ci sono, istituiti con legge dello Stato, sono i ben pagati funzionari di CGIL-CISL-UIL.
Analogamente in Francia, negli Usa così come in Russia, ai lavoratori il regime borghese chiede il sostegno al suo fronte di guerra e di interessi.
Chiarita questa realtà, tutti gli sforzi del movimento operaio nei paesi di entrambi i fronti devono tendere alla lotta senza quartiere non contro il “barbaro nemico” straniero – sia esso individuato nella Nato o in Milosevic – ma in primo luogo contro la propria borghesia e il suo regime. Le parole d’ordine Fuori l’Italia dalla Nato, o richieste di intervento dell’ONU e così via, fatte proprie dalla sinistra sindacale e da Rifondazione, implicano la sottomissione proletaria ad uno dei due fronti borghesi, la sottomissione proletaria alla guerra imperialista e derivano dal convincimento che la classe operaia non disponga di un suo programma e di una sua strategia al di fuori del mondo borghese!.
I lavoratori non siano gli spettatori inermi dello scontro fra borghesie: quello scontro è diretto contro di loro. Se non si opporranno ad entrambi, sul terreno autonomo di classe, saranno loro le uniche e vere vittime della futura guerra fra capitalisti europei e capitalisti americani.
Compagni, lavoratori!
Come con gli accordi di luglio ’93, fatti ingoiare al proletariato, oggi il “movimento delle RSU” torna a farsi vivo proprio per scongiurare una possibile rottura fra lavoratori e centrali sindacali, proprio per recuperare il consenso al sindacato di regime e riportare nel suo alveo il movimento che tenta di organizzarsi fuori e contro di esso su basi classiste.
Manca del tutto una prospettiva futura al “movimento delle RSU”, che negli appelli e nelle risoluzioni si guarda bene dal segnalare la necessità di riconquista dei sindacati tricolore, poiché sanno anche loro che ormai è impossibile. Non chiarire l’equivoco: se i sindacati confederali sono o non sono dei cadaveri passati irrevocabilmente dalla parte del nemico, è la truffa e l’inganno di chi non vuole la rinascita del sindacato di classe.
Le RSU, istituite con legge delle Stato, sono la lunga mano del Capitale: chiudere i lavoratori all’interno delle gabbie aziendali, sotto il vigile occhio del padrone, portarli a pacifiche passeggiate il sabato e, quando la rabbia è davvero tanta, uno scioperino locale!
I lavoratori rinuncino dunque all’illusione di poter recuperare il cadavere confederale con gli strumenti messi a disposizione dal padrone. Le sane energie dai luoghi di lavoro convergano verso la ricostruzione di nuove Camere del Lavoro, verso la ricostruzione del Sindacato di classe.
Compagni, Lavoratori!
La lotta contro la guerra esige la rottura con la politica di solidarietà nazionale, con l’opportunismo pacifista! Esige la ripresa della lotta intransigente su tutti i fronti in difesa delle condizioni di vita e di lavoro, per arrivare a contrapporre la guerra di classe alla guerra fra gli Stati, unica via per fermare il prossimo macello mondiale.
Esige la riorganizzazione del movimento operaio fuori e contro i sindacati di regime, nel sindacato di classe. Esige il rafforzamento del Partito che rappresenti e guidi la classe nel percorso di emancipazione verso la società che, liberata dalla sottomissione al Capitale, avrà finalmente chiuso con gli orrori della pace e della guerra borghese.