Pignone-Breda-Mugello: operai fra crisi e tradimento dei sindacati
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La classe operaia italiana, come del resto quella di molti altri paesi soprattutto occidentali, è ingessata ed impotente di fronte all’attacco alle proprie condizioni di vita e di lavoro. L’ultimo contratto dei metalmeccanici appena siglato dalle confederazioni tricolore, in pieno accordo con il governo del capitale ed i padroni confindustriali, ne è la più chiara dimostrazione. Un irrisorio aumento di salario contro un piano ben organizzato di gestione della manodopera nell’interesse del profitto capitalistico. Contratto all’insegna della flessibilità con l’aumento delle ore di straordinario per la “individuazione degli esuberi”. Il passo successivo che il sindacato corporativo dovrà affrontare saranno le mille forme, le mille gabole inventate per mettere i lavoratori in esubero fuori dal “ciclo produttivo” e dal salario (liste di mobilità, cig, lavoro interinale, ecc.).
Alla Pignone questo processo è già avvenuto. Attraverso un paio di accordi per l’aumento della produttività, aumento dello straordinario, introduzione del terzo turno il sindacato ha lavorato bene e dopo gli accordi, a distanza di qualche mese, con la sua indagine è riuscito a contare fino a 400 esuberi. Subito la direzione aziendale ha proposto i licenziamenti. Le prospettive economiche sono delle peggiori per i vertici della Pignone (crisi asiatica ecc.) nonostante il portafoglio ordini sia pieno ed il profitto aziendale in continua ascesa. Dopo una prima timidissima reazione dei lavoratori che, impauriti dal rischio di perdere il lavoro, hanno aderito compatti alle quattro ore di sciopero di facciata del sindacato, lo stesso sindacato, d’accordo con la direzione aziendale, sindaco, giunta e assessorati vari, ha steso un programma di espulsione dei lavoratori fra cig, mobilità, pensionamenti, i soliti corsi professionali sempre promessi ed una piccola riduzione del numero totale degli esuberi (questa è stata la “vittoria”!).
Non molto diversa è stata la vicenda Breda Ansaldo. L’accordo sindacale, siglato a breve distanza da quello della Pignone ma stando ben attenti ad ogni eventuale accavallamento e possibile contatto fra lavoratori, ha significato 430 cassaintegrati su 550 esuberi emersi, di cui 207 passeranno dalla cassa direttamente alla pensione (chissà con quanti pochi soldi!); al resto dei lavoratori “spetta” un bel corso di riqualificazione con “sicure” prospettive di reinserimento nel gruppo Breda, ma quando non si sa.
Tre giorni di sciopero nei cantieri dell’Alta velocità del Mugello. I lavoratori obbligano il sindacato ad indire gli scioperi. Condizioni di lavoro bestiali, turni di lavoro massacranti fino a 20 ore di lavoro al giorno, aumento degli straordinari, settimana lunga compresi sabato e domenica, paghe basse dalle 12 alle 14.000 lire orarie a seconda delle qualifiche. Terrorismo aziendale. Un operaio dichiara: Siamo ricattati, bisogna stare sempre zitti come se fossimo al servizio militare. Se denunci qualcosa rischi il posto.
Morale comunista: la classe operaia, quella che un tempo i vari opportunisti anti-comunisti definivano “garantita” ed “imborghesita”, non esiste più. Permangono l’assoluta mancanza di indirizzo politico di classe, comportamenti coatti di disabitudine alla lotta in una situazione oggettiva di debolezza sul piano del mercato della forza lavoro. La realtà emerge, anche se a fatica, e il capitalismo si disvela sempre più come sistema antiumano di distruzione, morte, oppressione e sfruttamento e niente più.