Due eserciti
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L’esempio tedesco è uno dei più significativi per comprendere la dinamica dello scontro di classe all’interno degli eserciti e le contromisure borghesi.
Sul finire della prima guerra mondiale l’intero esercito tedesco fu scosso da una ventata rivoluzionaria. L’ammutinamento nella flotta costrinse la borghesia a firmare subito la pace e a smobilitare quanto prima le masse in armi, pericolosissime per il suo potere. Non fu un caso che la flotta, i cui equipaggi si erano ammutinati e avevano costituito dei Soviet sull’esempio russo, fu consegnata al nemico e inviata lontano dal territorio nazionale, nei fiordi della Scozia settentrionale.
Il riarmo, in forza delle clausole del Trattato di Versailles, avvenne costruendo un esercito di soli ufficiali e sottufficiali, una struttura però capace di accogliere in breve tempo la massa dei coscritti. Questa struttura embrionale, composta da centomila armati, fu utilizzata a più riprese contro il movimento operaio tedesco. Nel 1923 la fallita insurrezione fu domata con l’ausilio della Reichweher.
Complice la controrivoluzione staliniana e il nazismo, la debolezza del movimento comunista consentì che la seconda guerra si scatenasse senza alcuna reazione del proletariato. Essa dimostrò come la struttura tedesca, anche sulla base della sua potenza economica, fosse la più efficace dal punto di vista militare. L’esercito francese invece si arrese quasi subito per svariati motivi, fra i quali il rischio di una nuova Comune.
Dopo i primi rovesci del 1942 il morale nella truppa tedesca cominciò a modificarsi. Diserzioni, rifiuti d’obbedienza si moltiplicarono. Lo stato maggiore fece quindi ricorso alla creazione di unità d’elite, affidabili e capaci delle più feroci azioni, le famose divisioni SS. La vile retorica antifascista dipingerà queste unità come il male impersonificato, di crudeltà pura e semplice, fanatici assetati di sangue imbevuti di ideologia nazista. Aspetti senz’altro veritieri, ma che non colgono volutamente il loro scopo e necessità antiproletaria.
Queste rimasero il nerbo della forza tedesca fino alla fine del conflitto, fino alla completa distruzione della Germania, voluta dagli alleati e condivisa dalla borghesia tedesca: la guerra non poteva fermarsi a metà senza che le distruzioni a tappeto non avessero cancellato l’immensa massa di lavoro morto accumulato. Ma lo poterono essere non per forza propria, quasi sovrannaturale e frutto di satanica fede, ma per la tragica assenza di direzione rivoluzionaria del glorioso proletariato tedesco in divisa. La guerra non poteva arrestarsi se non con la totale distruzione dell’esercito di proletari in armi.
Ecco il giudizio di uno dei maggiori generali tedeschi, espresso a conflitto terminato durante la sua prigionia, sulla futura riorganizzazione dell’esercito: «Le attuali condizioni fanno pensare che dovrebbero esserci due tipi di esercito in seno all’esercito. La migliore politica sarebbe quella di costituire un elite (…) Allo scopo di tener alto e vivo lo spirito di corpo della truppa dell’esercito di elite esso dovrebbe non solo avere il meglio in fatto di equipaggiamento e di possibilità di addestramento ma anche una uniforme che lo distinguesse, la più elegante possibile».
Le nazioni vittoriose nella seconda guerra mondiale hanno seguito, nella misura del possibile, il consigli del loro vinto prigioniero.