Partito Comunista Internazionale

Sullo sblocco dei licenziamenti

Categorie: Italy, Unemployment

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Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi sui licenziamenti in massa, pare ora che si voglia procedere, sotto il controllo dei consigli di gestione, ad un rinnovo delle maestranze col licenziamento di una quota ridotta di operai (i consigli di gestione si assumeranno così il simpatico compito del giudizio sulla produttività o sulle qualità morali, e magari politiche, dei lavoratori) e ad una riduzione delle ore di lavoro con conseguente peggioramento della situazione economica delle famiglie proletarie: ma è ovvio che si tratta soltanto di rinviare nel tempo una crisi che è in atto ben oltre i confini dell’Italia e ber oltre i limiti di questo o quel settore produttivo. Comunque, la parola d’ordine tanto degli industriali quanto dei consigli di gestione è ridurre i costi e l’incitamento che viene dal governo è che «ritornino in tutti la gioia e la dignità del lavoro» – le classiche parole d’ordine dell’economia borghese e del filisteismo moraleggiante dei radicali di tutti paesi.

Ma, accanto alla crisi industriale, va approfondendosi la crisi agricola, esplosa per riflesso di tutti gli squilibri del periodo bellico, dell’anormalità della situazione dei costi e dei prezzi, e delle distruzioni (in alcune regioni vastissime) prodotte dal conflitto. E’ questo un altro punto dolente della congiuntura. Gli industriali e il governo vorrebbero riavviare verso le campagne gli operai affluiti nel periodo di guerra negli stabilimenti: le campagne soffrono non di una deficienza di mano d’opera, ma di un suo eccesso (proletarizzazione di piccoli proprietari, affittuari, mezzadri che hanno perso tutto o quasi tutto nelle operazioni militari, ritorno dei prigionieri, degli internati, dei militari ecc.) e vorrebbero trovare nell’industria una possibilità d’impiego delle braccia inutilizzate. Si apre così un nuovo circolo vizioso.

Le lotte che ingaggerà il proletariato per uscire da questa stretta avranno un senso solo se inquadrate nelle direttive politiche di un partito rivoluzionario di classe e se, nel loro sviluppo e per effetto di una continua e intima aderenza alla linea di questo partito, daranno vita ad organismi nuovi di battaglia per la difesa degli interessi contingenti e finali della classe operaia. Giacché da questa crisi può liberare in modo veramente duraturo i lavoratori solo la rivoluzione proletaria.