“Vittorie” sindacal-padronali
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Al peggio non c’è mai limite: Il “Sole 24 Ore” del 10 novembre riporta la notizia secondo la quale la FIOM ha proposto durante la trattativa per l’integrativo Fiat di conteggiare i premi di risultato separatamente per i singoli stabilimenti. Non basta dividere i lavoratori con un contratto su due livelli, con il chiaro scopo di abbandonare a se stessi i lavoratori delle piccole e medie imprese, illudendo gli altri che sia possibile difendere il fortino assediato in completa autarchia. Il sindacato di regime fa un passo ulteriore, divide i lavoratori all’interno della medesima azienda, stabilimento per stabilimento, e in un futuro non lontano, anche reparto per reparto o lavoratore per lavoratore.
La concezione su cui si basa la proposta è schiettamente corporativa: se l’azienda gode di un cospicuo profitto, ossia se vanta un brutale sfruttamento della forza lavoro, solo allora è possibile elargire qualche briciola, mettendo in evidenza come la vita delle schiave maestranza sia in balia del Dio Capitale.
Sempre sullo stesso giornale un’altra notizia chiarisce ulteriormente i termini del concerto padroni-sindacati di regime per castrare la classe operaia. La questione verte sulle ferie degli immigrati, ed il gioco è più sottile. Sui 12.000 dipendenti del gruppo Electrolux 350 sono “extracomunitari”, nello stabilimento di Susegana rappresentano il 13% su oltre 2.000 dipendenti, conferma della nostra tesi che la classe operaia è una classe di emigranti. L’accordo siglato dalla triplice prevede che per quelli assunti a tempo indeterminato sarà possibile usufruire, ogni tre anni, “nei periodi di minor attività produttiva”, di ferie fino ad un massimo di 50 giorni. Nel linguaggio padronal-sindacale: «Per accumulare le maxi ferie i lavoratori faranno uso della banca delle ore, delle ferie effettivamente maturate, dei permessi retribuiti per le riduzioni dell’orario: nel caso sia impossibile raggiungere il tetto dei 50 giorni consecutivi di stop, ai lavoratori sarà concesso un periodo di aspettativa non retribuita».
E voilà, i giochi sono fatti. Con il miraggio di un sospirato ritono a casa di durata appena meno breve lo sfruttamento bestiale è assicurato, e nel contempo si mettono in contrapposizione immigrati e non. Si incentiva l’utilizzo della “banca delle ore”, ossia di straordinari che divengono ordinari, con una flessibilità tale da rendere felice il padrone ed i suoi compari, sindacati federali compresi. Ridicolo concedere ferie non pagate nei periodi di “minor attività”, che fa rima con “super sfruttamento” quando c’è lavoro.
Alla fine della triste sceneggiata entra il finto duro Rifondazione, che tuona di lesa democrazia e di ingiustizia razzista: l’accordo è piovuto dall’alto e, per essere valido per tutti, deve fissare le priorità nella richiesta delle ferie in base alla distanza da casa. Il padronato ha gettato l’esca e i pesci finti tonti della sinistra sindacale fingono di gettarvisi sopra avidamente e, invece di rifiutare e combattere la flessibilità, la riduzione del salario, la banca delle ore, cioè straordinari non pagati, reclamano a gran voce la spartizione “equa” delle avvelenate regalie padronali.
Presto, molto presto i proletari dovranno sfoderare le energie collettive per difendere le loro condizioni di vita al di sopra delle barriere di lingua razza e religione. Dell’opportunismo di tutte le specie dovranno fare piazza pulita.