Partito Comunista Internazionale

[RG-75] Dietro l’altalena dei cambi la crisi delle produzioni

Categorie: Economic Works, Japan

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      Come primo rapporto abbiamo ascoltato il resoconto sul corso del capitalismo che riferiva dell’aggiornamento dei dati statistici e relativi grafici, condotto secondo la tradizione di Partito che, nella sua continuità di lavoro lo collega allo studio più ampio per la verifica sperimentale, storica e non contingente, delle leggi che condannano il capitalismo alla catastrofe. La conoscenza delle leggi economiche del capitalismo è necessaria per poterle il programma comunista rivoluzionariamente negare.

      I dati della produzione industriale nel movimento recente indicano un rafforzamento della produzione di capitale negli Stati Uniti, in Europa, in Russia, in Asia, Giappone compreso, ma non in America Latina. Sono segni di ripresa della crescita che non esprimono grande forza e non possono modificare che in modo transitorio la tendenza generale di lungo periodo di calo dell’incremento relativo del capitale, avviatasi con la crisi del 1975. Questo rallentamento si è reso più evidente nel decennio in corso come mostrano gli incrementi medi di periodo e i livelli di produzione stagnanti in grandi imperialismi, nonostante lo sviluppo forzato dell’economia americana.

      Il movimento dei prezzi in limitata accelerazione conferma la debole ripresa di produzioni e consumi; l’inflazione per le maggiori potenze resta però ai livelli minimi del dopoguerra, mentre sul mercato cinese continua da tempo il calo dei prezzi. L’arresto della lunga discesa, e in alcuni casi l’aumento dei prezzi delle materie prime, risente dell’accrescersi dei consumi produttivi, ma in parte è frutto di tagli produttivi concordati, ma effimeri, e il livello assoluto dei prezzi correnti è tale da continuare a giustificare le operate eliminazioni delle meno fertili coltivazioni del suolo e del sottosuolo ed è inferiore ai massimi relativi recenti del ’97 e del ’95. Il sussulto di ripresa dell’economia dà una spinta all’inflazione, ma questa resta vincolata a livelli ridotti dalla tendenza verso la deflazione, dominante per la cronica sovrapproduzione.

      Successivamente si analizzava il persistente apprezzamento dello Yen sul Dollaro, causa di preoccupazioni borghesi in quanto potrebbe ritardare la ripresa della crescita giapponese e mondiale, assolutamente necessaria per poter rispettare i pagamenti promessi nel generale indebitamento, per dare valore non fittizio all’accumulazione di titoli. Da parte dei creditori la produzione avvenire è stata supposta per vera, nella corsa vertiginosa della ricchezza immaginaria in borsa.

      Si esaminavano le cause immediate del corso del cambio delle due monete nelle diverse prospettive, per i rispettivi paesi, dell’accumulazione di capitale, della bilancia commerciale, del debito o del credito estero, dell’indebitamento di imprese e consumatori, delle emissioni di titoli del debito statale, dello stato dei cicli di borsa. L’analisi di tutti questi elementi tende a ridimensionare la grande fiducia nella moneta della superpotenza dominante e il relativo afflusso di capitali monetari, sensibili al movimento del cambio, se non impegnati nell’accumulazione reale.

      I progetti di manipolazione monetaria e finanziaria per frenare la rivalutazione dello Yen (ovvero la svalutazione del Dollaro) hanno rinnovato i contrasti fra Giappone e Stati Uniti. Questi chiedono al governo giapponese di attuare diversi trucchetti per la massima forzatura del credito, anche se la pletora di capitali giapponesi sovraprodotti ha spinto a zero i tassi d’interesse, anche se l’accumulazione drogata ha già fallito in Giappone alla fine degli anni ’80, nonostante che sia proprio l’attuale grande eccesso di credito a preoccupare i borghesi.

      «L’economia drogata richiede infatti dosi sempre maggiori, perché la funzione del credito non è che l’esaltazione della produzione futura» (Grundrisse). Ma il capitale senile ha sempre meno possibilità di realizzarla e sempre più essa richiede sciupii e distruzioni di lavoro passato e vivente e devastazioni della Terra. Regolarmente il capitale arriva agli eccessi del credito, speculando sulla produzione futura di plusvalore. In merito all’utilizzo delle tecniche monetarie e finanziarie come surrogato del denaro si dava lettura e commento di una citazione di Marx e che sarà riportata nel resoconto esteso del rapporto.

      Se il rilancio drogato della crescita della produzione riuscisse in Giappone, forzando alla massima tensione i limiti capitalistici, il capitale mondiale ritarderebbe il suo avanzare verso la grande crisi, alla quale questo ciclo lungo lo porta inesorabilmente.

      Ma il credito avrà accelerato lo sviluppo della massa delle forze produttive, il più stretto intrecciarsi del mercato mondiale e resa più esplosiva la contraddizione fra produzione per l’accumulazione, su scala sempre più ampia, e limitatezza del consumo della maggior parte della popolazione. Su questa funzione del credito nella produzione capitalistica si dava lettura di una citazione dal Libro III de Il Capitale.