Partito Comunista Internazionale

[RG-75] Questione militare e organizzazione di Partito

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La continuazione del rapporto – ultimo del sabato – sulla questione militare affrontava brevemente l’importante questione dell’organizzazione del Partito, che in certe fasi assume le caratteristiche della illegalità. Veniva dimostrato con citazioni dei Congressi della III Internazionale e dalle Tesi del nostro partito come sia sbagliato cercare la soluzione in una questione di forme: il partito non è una “organizzazione” ma, nel solco dell’invariante programma, dialetticamente esprime il rapporto di forza tra le classi. Il Partito non confida quindi su forme particolari di organizzazione che una volontà “decida” ad un dato momento; al contrario il Partito è sempre una compagine esterna ad ogni principio e formalismo borghese, operante con metodo collettivo, impersonale, centralizzato e disciplinato. Con disciplina, prima che ad un Centro unico, ad un coerente e relativamente completo, “saturo”, piano strategico. Esiste in quanto tutte le sue funzioni sono, anche se embrionalmente, presenti. Il concreto procedere degli eventi determinerà il maggiore o minore sviluppo dei suoi organi e le accidentali forme funzionali potranno assumere aspetti diversi, ma su questa base.

      Sulla scorta dell’esperienza acquisita dal movimento veniva ricordato che una delle migliori tattiche nemiche, atte a paralizzare le capacità conoscitive e difensive del partite, è consistita nell’insinuare all’interno dell’organizzazione il sospetto fra combattenti, vera premessa alla disintegrazione dell’organo rivoluzionario. La difensiva non è da ricercarsi tanto in uffici preposti ad adeguata profilassi, quanto nel livello del lavoro rivoluzionario, da svolgersi secondo quei moduli di fraterna solidarietà fra militanti che chiunque, non accecato dalla acredine borghese, può riconoscere nella nostra tradizione, da Carlo e Federico infino ai molti decenni di efficacissimo operare delle nostre modeste schiere.

      Veniva quindi dato uno sguardo esemplificativo a come lo stalinismo, col pretesto di dover resistere ai metodi illegali del fascismo, approfittasse della necessità del lavoro clandestino per “sezionare” il partito con la cosiddetta “bolscevizzazione” allo scopo di prevalere sui compagni della Sinistra (e talvolta eliminarli fisicamente). Anche sul piano “tecnico” ribattemmo che le cellule poste a base dell’organizzazione del partito si rendevano facilmente individuabili e nello stesso tempo, scomponendo il Partito in rigidi blocchi, ne rendevano fragile la struttura e la resistenza nei confronti del centralizzatissimo e informatissimo nostro nemico; al contrario la base territoriale, esprimendo il superamento delle barriere imposte dalla società borghese ai proletari, si rendeva necessaria per il reclutamento al partito, che deve essere intercategoriale, e anche interclassista, e per meglio ospitare il nostro collettivo lavorare.