Partito Comunista Internazionale

[RG-75] Origine dei sindacati in Italia e Germania

Categorie: CGL, CGT

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Nel maggio 1918, mentre l’Italia stava per entrare in guerra, si riuniva a Bologna un convegno tra la Direzione del partito, il Gruppo parlamentare e la Confederazione del Lavoro, formula “trinitaria” dalla Sinistra sempre condannata, favorevole invece ad una concezione non simmetrica fra partito e sindacato e di netta sottomissione del gruppo parlamentare al partito. Dal convegno uscì il famoso “non aderire né sabotare”. Noi sostenevamo che il problema della guerra andava affrontato dal partito, alle cui decisioni parlamentari e sindacalisti dovevano attenersi.

      Il Segretariato Centrale della Resistenza, nato nel 1902 per unificare l’azione tra la Federazione delle CdL e le Federazioni di mestiere, era stato solo un organo di mediazione tra i due tipi di organizzazione, senza poterne sanare i contrasti. Quando poi nel 1905 il Segretariato della Resistenza passò da una direzione riformista ad una sindacalista rivoluzionaria perse ulteriormente influenza sulle federazioni di mestiere, dirette in gran parte dai riformisti, mentre le Camere del Lavoro continuavano a muoversi autonomamente. Venne decisa quindi la formazione di una confederazione nazionale, imperniata sulle federazioni di mestiere. Al Congresso costitutivo della Confederazione, a Milano nel settembre 1906, parteciparono riformisti, sindacalisti rivoluzionari ed anche repubblicani e apolitici; in tutto circa 500 delegati, rappresentanti 700 leghe con più di 200.000 iscritti. Prevalsero nettamente i riformisti sui sindacalisti rivoluzionari.

      Un Direttivo ed un Esecutivo costituirono la guida della Confederazione, di cui Rinaldo Rigola fu eletto Segretario Generale nel gennaio 1907, mantenendo la sua carica fino al 1918, con un aperto, coerente e pernicioso collaborazionismo di classe. La CGdL cercò di rafforzare le Federazioni di mestiere rispetto alle Camere del Lavoro le quali, come abbiamo già avuto occasione di dire, per la loro organizzazione su base territoriale ritenevamo che avrebbero permesso ai proletari di trovarsi uniti in quanto tali senza rimanere prigionieri di quel settorialismo che un’organizzazione di categoria inevitabilmente comporta.

      La concezione del sindacato espressa dai dirigenti della CGdL rifiutava sia le posizioni delle Trade Unions britanniche sia quelle sindacaliste rivoluzionarie della CGT francese, apparentemente opposte ma concordanti nella svalutazione della funzione del Partito. Si affermava la posizione sostenuta dai sindacati tedeschi, non meno equivoca delle altre, secondo la quale, essendo il sindacato organizzazione della lotta economica del proletariato ed il partito organizzazione della lotta politica, quest’ultimo non poteva pretendere di dirigere da solo la lotta di classe. Secondo tale concezione la guida del proletariato avrebbe dovuto essere costituita da una diarchia tra la Direzione del Partito e quella del Sindacato. Nell’ottobre del 1907, a Firenze, ci fu infatti un accordo in tal senso tra PSI e CGdL per cui a quest’ultima spettava “la direzione e il coordinamento degli scioperi economici, limitatamente alle organizzazioni ad esse aderenti”, e al partito spettava di dirigere il movimento politico.

      Risalta la concezione di un partito interclassista, che rappresenta interessi multiformi e non specificamente proletari. Risulta pure evidente l’intenzione del sindacato di cercare accordi con vari partiti considerati espressione del proletariato, favorendo possibilmente tra essi un’alleanza elettorale su un programma concordato tra essi e il sindacato.