Partito Comunista Internazionale

Ulteriore incarognimento della politica confederale

Indici: Questione Sindacale

Categorie: CGIL, CISL, ORSA, UIL

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Nel periodo storico attuale la classe operaia, eccettuate alcune fiammate di lotta in difesa dei propi interessi, è infognata nella pace sociale imposta dal regime borghese a livello planetario. Si producono solo confitti che non riescono ad uscire dal localismo e dall’aziendismo.

I sindacati di regime CGIL CISL UIL, a parte alcune diatribe interne di carattere demagogico e di gioco delle parti, sono uniti nella gestione della mano d’opera, funzionale alle esigenze dell’economia dello sfruttamento, all’aumento della produttività come necessità primaria della produzione.

L’apparato produttivo dell’economia capitalista si va sempre più trasformando sia dal punto di vista del capitale fisso sia di quello variabile. L’accentramento, l’innovazione tecnica insieme al sistema dell’appalto della produzione a più piccole imprese esterne riducono il costo del lavoro. Ma non basta, questo si accompagna, oggi in modo inasprito, ad un generalizzato attacco ai salari, all’occupazione e a tutte quelle “garanzie” che fino ad oggi hanno resistito nonostante i ripetuti colpi in anni precedenti.

Al fine che tutto ciò si svolga nel rispetto delle regole e della pace sociale la borghesia affila i suoi strumenti: 1) il sindacato di regime si propone sempre più come vero e proprio sindacato di Stato; 2) la sinistra sindacale, dibattuta fra gestione del malcontento operaio all’interno del sindacato e, con la sua parte più “estrema”, tentativo di direzione del sindacalismo di base nelle secche del democratismo riformista e poi collaborazionista; 3) il governo che, attraverso la Commissione Lavoro della Camera (dove partecipa anche Rifondazione Comunista, in barba al nome che ancora usurpa), sta preparando una raffica di provvedimenti volti al peggioramento delle condizioni dei lavoratori ed al loro ulteriore controllo democratico; 4) la Confindustria, ispiratore primo, che conosce bene i propri conti e le sue necessità. Se ha dei contrasti su alcuni punti e fa attrito con le organizzazioni sindacali è solo perché vuole stringere i tempi. I tempi in effetti iniziano a stringere, la crisi bussa sempre più insistentemente e nel baratro che si aprirà son d’accordo tutti di farci finire il proletariato.

Questo attacco contro la classe operaia si articola in diversi affondi e su diversi piani.

La base e la struttura del sindacato

La CGIL nel 1986 aveva 2.863.975 iscritti attivi e 2.339.829 nel 1997, cioè il 18,3% in meno; la CISL -8,7% e la UIL +2,2. Nel totale la contrazione è dell’11,2%. Si noti che fra le due date l’occupazione in Italia non è diminuita, anzi lievemente aumentata, dello 0,3%. Fra i pensionati si inverte la tendenza: per la CGIL con un +61,3%, fino ad un +126,7% per la CISL e un +160,2% per la UIL. La CGIL conta ormai più iscritti fra i pensionati che fra gli attivi, la CISL è in pareggio.

Nel 1997 nella CGIL sono il 43% degli organizzati attivi della Triplice e il 55% dei pensionati; alla CISL il 36% e il 37%; alla UIL il 21% e l’8%.

Il tasso di sindacalizzazione dei giovani, che è già assai inferiore a quella della media di tutte le età, cala vertiginosamente negli ultimi due anni. Tiene solo la percentuale fra i giovani operai, sul 25%, benché anche qui ben al di sotto del 40% degli operai di tutte le età.

Il sindacato di regime tende a strutturarsi come il miglior consulente per le imprese. In questo spirito di “efficienza” negli ultimi anni il vertice della CGIL ha avviato un piano di rinnovamento dell’apparato, non soltanto con il taglio del 15% di funzionari e impiegati, ma con il tentativo di riconvertire parte del personale e di selezionare nuove leve al di fuori dei canali tradizionali. Il sindacato infatti vuol far fronte ai “nuovi compiti” come i Centri di Assistenza Fiscale e i patronati, che non si occupano più soltanto delle certificazioni del modello 730 e per i quali lo Stato gli paga £ 20.000 cadauno, ma potrà aprire sportelli su tutti i tipi di previdenze e consulenze, su diritto di famiglia, fiscali, sanità, risparmio, previdenza integrativa, mercato del lavoro. Tutte queste consulenze saranno, ovviamente, a pagamento ed andranno a rimpinguare le casse sindacali parzialmente in crisi per il minor gettito proveniente dal tesseramento.

ATTIVIPENSIONA-TI
19861997diff. %19861997diff.%
CGIL2.863.9752.339.829-18.31.783.0632.875.54961.3
CISL2.132.9391.946.502-8.7842.5431.909.832126.7
UIL1.144.8951.169.8332.2160.787418.437160.2
Totale6.141.8095.456.164-11.22.786.3935.203.81886.8
Fonte: Cgil, Cisl e Uil

Il sindacato recluta il personale necessario allo svolgimento di queste sue “funzioni” nel mercato del lavoro, come qualsiasi altra azienda capitalistica. Dovrà di conseguenza parificarsi nelle retribuzioni con le aziende sue concorrenti. Ce ne vorranno di stipendi sindacali, anche superiori ai 3,2 milioni netti di un Segretario Generale di Camera del Lavoro, per pagare fior di “professionisti” specialisti nei diversi settori. Corsi universitari negli States, a Boston, al modico prezzo di $ 25.000 per quei “sindacalisti” che vogliono imparare “politica economica” o “assetti proprietari del mondo finanziario e industriale”, oltre ai “soliti” seminari alla Bocconi di Milano. In questa funziona l’Unione degli Studenti, che rappresenta un’importante incubatrice di nuove leve: 2 o 3 su 10 suoi iscritti finiscono per rimanere nel sindacato. Da sindacato di lavoratori, insomma, passa ad agenzia di consulenza per imprese, dipendenti e pensionati.

Fino a 29 anniFino a 29 anniTutti
Tasso di sind. %Aprile ’97Aprile ’99Aprile ’99
ISCRITTI25.615.441
BASSA SCOLARIZZAZIONE28.318.443
ALTA SCOLARIZZAZIONE20.211.238.8
OPERAI25.025.140.6
IMPIEGATI23.017.940.8
Fonte: Fondazione Corazzin

Il lavoro in affitto e a prestazione

Anche qui la Commissione Lavoro della Camera ha messo le mani peggiorando ulteriormente la legge così come prevista alla sua nascita. Nella fase sperimentale, necessaria a far passare l’idea e a verificare nella pratica eventuali resistenze, la legge parlava esclusivamente di mano d’opera laureata e “professionalizzata”, escludendo le basse qualifiche. Oggi il nuovo decreto legislativo, già approvato, prevede ogni sfondamento. Il “riformismo radicale”, adesso che il mercato dell’interinale è libero e senza “rigidità” ed esteso a tutte le basse qualifiche, protesta, ma solo per la sua esagerazione, perché comprende anche gli edili, categoria a più alta percentuale di infortuni. Tutto qui, come se il resto andasse bene.

Il “Fondo di formazione” previsto dal decreto rappresenta un’altra regalia alle cosiddette “Agenzie specializzate”, nuovi servi, privati, della società dei padroni. La Worknet, per esempio, ha già piazzato 55 bidelli nella provincia di Roma per contratti di tre mesi, con possibilità di proroga se e quando fa comodo a loro. A Prato, provincia industriale italiana, sono già in corso gli sconti del 10% (agli industriali, figuriamoci al lavoratore!) sulle tariffe normalmente praticate dopo un accordo fra l’Unione commercianti e un’azienda specializzata in lavoro in affitto, la Manpower (si danno nomi esotici perché in italiano suonerebbe troppo mercato di schiavi). A Milano si è registrato il primo conflitto di interessi per la designazione di uno dei tavoli di trattativa fra il Comune e l’Agenzia privata di collocamento della Lombardia, di cui la CISL è uno dei soci. Il traffico di merce forza lavoro, fino ad oggi clandestino, viene così reso legale.

Un altro settore che il sindacato afferma di voler inquadrare è la categoria dei cosiddetti lavoratori atipici, quelli del “12%”, tutti quei laureati o diplomati che attualmente lavorano con contratti di collaborazione continuativa. Nato questo settore nelle aristocrazie del lavoro, soprattutto per aggirare il fisco, è oggi utilizzato da molte imprese per avere mano d’opera, professionale ma non solo, a basso prezzo e a tempo limitato: nell’ultima proposta di D.D.L. della Commissione Lavoro della Camera si parla di 2 mesi come minimo contrattuale.

Questo specchietto (qui non riprodotto) ci può far capire una certa tendenza all’incremento nell’utilizzo di simili strumenti dello sfruttamento del lavoro: si riduce la parte di aristocrazia del lavoro (i professionisti) e viene ampliata la parte di mano d’opera comune, soprattutto nell’ambito dei servizi e della circolazione delle merci.

È ormai evidente che dietro alla parola “collaboratori” si nascondono dei puri salariati, venditori ma anche prestatori d’opera, a tempo determinato e senza altre spese né tutele. È interessante anche vedere come si estende la parte “indipendente” rispetto a quella dipendente.

Il nuovo collocamento

Oltre alle agenzie private nascerà il “nuovissimo” collocamento pubblico che dovrebbe consistere nella eliminazione delle “vecchie” liste e creazione di una “anagrafe dei lavoratori”. In sostituzione del Libretto di lavoro ci sarà una Carta d’identità “telematica”, che sarà anche “multifunzionale”, con dati riguardanti assistenza e sanità. Questo, dice Morese, andrà in vigore dopo il 18 gennaio. A metà del 2000 dovrebbe essere pronto anche il SIL (Sistema Informatico del Lavoro) ossia una banca dati (che vuol dire lista) “elettronica” per imprese e aspiranti lavoratori. Il tutto – questo l’essenziale in tanto fumo “tecnologico” – non comporterà assolutamente alcun diritto per i lavoratori!

Nasceranno anche miriadi di agenzie, come a Padova attraverso gli sportelli Extra Point che, inizialmente finanziati dalla Regione, puntano a diventare agenzie per il collocamento degli immigrati, vista la forte richiesta che c’è nella zona.

Lavoro interinale: ripartizione per attività prevalente19971999
Amministratori4935
Collaboratori, prestatori d’opera, soci3039
Venditori69
Attività d’ufficio e di assistenza89
Tecnici e specialisti78
Totale100100
Fonte: Inps e stime Censis

Turni notturni

Varato il 5 novembre il Decreto legislativo in via preliminare; altri aggiustamenti e peggioramenti se li riservano per dopo. Adesso si limitano a fissare dei criteri generali, tutti comunque rivedibili in sede di contrattazione aziendale o territoriale. Priorità assoluta ai volontari, infatti, a causa dei bassi salari dominanti, il lavoro notturno è diventato quasi un privilegio, nonostante i gravi malanni che provoca. È individuato come soggetto il “lavoratore notturno”, inquadrato da una serie di parametri: almeno 80 giorni lavorativi all’anno, almeno tre ore di lavoro giornaliero, almeno un terzo del suo orario normale; è invece considerato “lavoro notturno” solo quello dalle 24 alle 5 del mattino e se dura per almeno 7 ore consecutive!

I due livelli di contrattazione, ovvero, la riforma delle RSU

La Confindustria spinge per un unico livello della contrattazione.
Favorevole alla scomparsa o tendenziale scomparsa del contratto nazionale, D’Antoni ha detto: «Se l’obbiettivo deve essere quello di avvicinare quanto possibile la dinamica salariale all’andamento della produttività, è necessario che il salario sia contrattato dove si genera la produttività, o in azienda o nel territorio. È necessario che il contratto aziendale o territoriale diventi il più importante». Questa la posizione della CISL, in solo apparente contrasto con quella della CGIL, che sta spingendo per l’approvazione della modifica della legge sulle RSU che ne contempla l’estensione alle aziende sotto i 15 dipendenti. Ma il vero nodo è estendere e rafforzare il controllo della classe operaia e castrare ogni contrattazione locale, lasciando ai decreti legislativi e alla “concertazione”, che “vola alta”, il primo livello della ex contrattazione.

Precisa Cofferati: già l’accordo del ’93 prevede la contrattazione di secondo livello in tutte le imprese senza esclusione di dimensioni. Per quanto riguarda eventuali fughe in avanti nella contrattazione aziendale, il gran bonzo CGIL mette le cose in chiaro: la legge garantisce alla Triplice il “diritto” a rappresentare e il “diritto” a negoziare è già nell’accordo del ’93; ma non configura un “obbligo”. E ancora: in realtà il potere contrattuale viene regolato secondo le modalità, ampiamente consolidate, della formula del cosiddetto “esercizio congiunto” tra gli eletti in fabbrica e le organizzazioni sindacali territoriali e nazionali.

Traduciamo dal sindacalese ma abbiamo già capito: ovunque sarà possibile soffocare la lotta operaia in fabbrica lo faremo; ove non fosse possibile, al fine di farla rientrare, è inevitabile darle corda, anche per circoscriverla alla fabbrica ed evitare che ne debordi. Si cercherà, in questo spirito, di eliminare anche di diritto quei momenti, già oggi ridottissimi, di discussione nelle fabbriche dei problemi dell’intera categoria se non di tutta la classe.

Ma coprire quel 70% di imprese che ancora non ha contratti integrativi è necessario per raggiungere, come dice D’Antoni, il vero risultato: una partecipazione vera dei lavoratori alla vita delle imprese, unico sistema perché davvero ci sia piena responsabilizzazione dei lavoratori con i destini dell’impresa. Responsabilizzazione ovviamente individuale, con salario individuale: la Fiat-Iveco concede già aumenti di merito anche al 3° livello.

Legge anti-scioperi e accordi settoriali

Mentre la Commissione Lavoro ha quasi ultimato l’ulteriore peggioramento della legge 146/90 (norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali) viene siglata una intesa nelle Ferrovie fra Sindacati e Azienda alla presenza dei Ministri Treu e Amato, che anticipa per il comparto più combattivo la definitiva castrazione per tutto il settore dei servizi.

Queste le misure in dirittura d’arrivo per tutti, praticamente le stesse dell’accordo per i ferrovieri: 1) maggiori poteri ai Garanti che potranno multare e precettare i lavoratori in caso di gravi pericoli per la persona; 2) al bando l’effetto annuncio; 3) si impedisce che scioperi diversi possono incidere sullo stesso bacino di utenza o sul medesimo servizio finale. Si prevedono multe anche in questo caso; 4) limite di una giornata di sciopero consecutiva e vari altri codicilli per lo spezzettamento. Multe, precettazioni, tentativo di impedire che diverse categorie possano solidarizzare e marciare uniti nella lotta.

Il diritto di sciopero non è mai stato un obbiettivo dei comunisti. Sappiamo bene che solo la lotta organizzata di classe può garantire unità e solidarietà classista e non ci aspettiamo niente da chi produce emendamenti parlamentari solo per illudere i proletari che la pillola da ingoiare potrebbe essere un po’ meno amara di come è.

All’ORSA (neo-nata organizzazione del sindacalismo autonomo delle F.S.), pur avendo sottoscritto tutti gli accordi precedenti anti sciopero, e che oggi ha detto No a questo ulteriore strangolamento, indichiamo l’unica strada possibile per non rimanere schiacciati dai rapporti di forza: lo sciopero senza limiti di tempo, lo sciopero nell’unità di lotta con le altre categorie.

La necessaria difensiva di classe

Si rende ancor più forte la necessità della rivendicazione di forti aumenti salariali, di più per le categorie peggio pagate, drastica riduzione della giornata lavorativa a parità di salario, obbiettivi fondamentali per la ripresa della lotta di classe, così come la lotta alla flessibilità/mobilità in fabbrica e nei servizi, che ha significato aumento dei ritmi, licenziamenti, aumento della disoccupazione, intensificazione dello sfruttamento e della concorrenza fra lavoratori, e alla caccia di un lavoro pur che sia. L’estrema incertezza che si preannuncia porta da sé la rivendicazione del salario integrale ai disoccupati

Ma per qualsiasi azione difensiva occorre la rinascita di un vero sindacato di classe che, evidentemente, oggi non c’è.