Una realtà “virtuale”
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Di questi tempi alcuni economisti, specialmente, e dovremmo dire ovviamente, statunitensi, hanno pensato che troppo mentire di fronte all’evidenza dei fatti comporta il rischio di non esser creduti. Dinanzi al rimbombare dei passi del Capitale si sono chiesti se questo non stesse troppo correndo, paventando la fine della corsa nello scatenarsi delle forze sociali che lo scellerato loro turbocapitalismo scatenerà. I comunisti sanno bene che questo non è il passo chiodato del giovane capitalismo, ma lo sbattere sconcio delle pianelle di un vecchio ciabattone e laido, che perde di continuo il suo equilibrio e che deve aggrapparsi ad ogni appiglio di un saturo mercato mondiale scivoloso ed instabile.
Ecco allora che per esorcizzare il fantasma della morte mediatamente si ostentano, come gli ex voto pagani, mani tronche stringenti denaro, occhi chiusi, eccetera, le nefandezze del mondo borghese.
Il primo “problema” è rappresentato da uno dei dati meno occultabili: negli Stati Uniti, la casa del padrone, la “disuguaglianza economica” ha raggiunto livelli record. La decantata tendenza ad un miglioramento “di massa” degli anni sessanta, ha lasciato il posto ad un divario fra “ricchi” e “poveri” aumentato di un terzo negli ultimi venti anni. Fregandocene noi della “ricchezza dei ricchi”, che non coincide affatto con la potenza e la forza del Capitale mentre questa si rapporta piuttosto alla miseria dei proletari, rileviamo che, mentre gli orari di lavoro sono enormemente aumentati per tutte le categorie e i livelli di qualifica e le retribuzioni orarie del 70% dei lavoratori si sono ridotte, l’indistinto “reddito nazionale” è cresciuto del 2,5%. I rapporti di forza tra capitale e lavoro sono infatti oggi nettamente a favore del primo: la quasi piena occupazione americana non rafforza il potere contrattuale dei lavoratori perché è costituita quasi per intero da job insicuri che consentono un ricatto continuo verso i proletari, sempre sull’orlo del licenziamento. Questa condizione, normale negli USA, viene introdotta in questi anni in tutti i paesi attraverso l’istituzione e l’allargamento del lavoro interinale e la deregolamentazione dei contratti di lavoro.
La seconda piaga sta nell’enorme impoverimento delle classi inferiori, di lavoratori poco qualificati e di chi il lavoro non riesce a trovarlo. Chi è costretto alla povertà cronica può venir reclutato nel business della criminalità, ma basta molto poco per esser precipitati nell’inferno carcerario praticamente a vita: negli States sono cinque milioni i carcerati, un ventesimo della popolazione!, una condizione che si è triplicata negli ultimi venti anni. Quello della reclusione nelle workhouses, di cui già parla Marx, è un metodo che le borghesie anglosassoni hanno da secoli utilizzato ampiamente per “regolare” il tasso ufficiale della disoccupazione. L’altro sono le guerre.
Il terzo cruccio dei critici inutili è la “qualità etica” della vita, rassegnata oramai ad una sola dimensione, quella del dio denaro. Gli ipocriti “limiti morali” di Libertà Uguaglianza Fraternità che ottocentescamente coprivano il monopolio della ricchezza e del potere di classe e le stesse menzogne patriottarde e nazionalistiche del novecento sono stracci troppo logori per nascondere la micidiale incontenibile prepotente auto-giustificativa ed auto-riproduttiva Legge Universale ed Eterna del Profitto. Lo dicono, e forse ci credono, gli occhi appannati per le lacrime, dinanzi al corpo raggrinzito della retorica borghese.
Ma se il mondo degli imbonitori porta a porta non esiste più, per far prima sono state tolte tutte le porte ed il mondo vive di convincimenti virtuali, tecnicamente all’avanguardia, dove è pacifico che tutto sembra ma non è. Era chiaro al marxismo, ben prima della “rivoluzione informatica”, che il Capitale, specie nella sua smaterializzazione finanziaria e internazionalizzazione imperialistica, è fatto esclusivamente scritturale, contabile e virtuale, un convenzionale rapporto di produzione, un falso dio, un Vitello d’Oro. Ma non per questo meno reale e tirannico delle sorti umane, con insindacabile diritto di vita e di morte sulle intimorite moltitudini. È noto, molto giusto e semplice: pagando ognuno può trovare sul mercato quel che non ha; pagar meno è “più giusto” che pagare di più; ergo: il capitale con individuale saggio del profitto più alto uccide il concorrente; più precisamente: uccide, o getta nella disperazione, i salariati del concorrente (mentre il Capitale spesso si reincarna altrove).
Anche nella provincia italiana l’onda nera ha toccato le coste: tra televisioni che vendono gioco del Lotto e politica come dentifrici, i governi e i partiti coprono di nuovo cerone il mostruoso ghigno. Tutto hanno venduto, anche la immagine già tante volte ritoccata ed aggiustata. Sono al tradimento del tradimento. Non facile ritrovare il filo smarrito per fuggir questi cornuti Minotauri. Non manca alla scena la entrata dei Sindacati di regime che, come i consumati pagliacci, gettano le torte in faccia ai… Radicali.
Il processo di immiserimento della classe operaia è un effetto tipico dello sviluppo capitalistico e certo non poteva fare eccezione l’Italia governata dal gabinetto D’Alema. L’Europa tutta non offre scenari più rosei, nonostante i vari governi social-democratici e laburisti vantino “miglioramenti” sul fronte della disoccupazione e livello di “zero virgola”. La disoccupazione appare come strutturale, dovuta agli investimenti tecnici e soluzioni all’orizzonte non se ne vedono se non quella delle guerre di distruzione: distruggere per ricostruire.
Nel caso italiano si nota l’aggravamento del tasso di disoccupazione giovanile nelle regioni meridionali (dal 50% della “sviluppata” Puglia al 70% della Calabria) e dell’estensione del rapporto di lavoro “atipico”, cioè le forme “para-subordinate” millantate come libera collaborazione o lavoro in “affitto”, con pochi diritti, mal pagato e perennemente instabile, anche in settori dove si era giurato che mai si sarebbe autorizzato come per le qualifiche più basse, in edilizia ed in agricoltura.
Il lavoro giornalistico di consenso alla Finanziaria 2000, quella “senza tasse”, mistifica il reale attacco alle condizioni di vita della classe operaia che si sostanzia benissimo anche senza aggravi d’imposta, cosa poi non tanto vera se da gennaio il salario sarà ulteriormente taglieggiato dal nuovo balzello dell’addizionale comunale, la cui entità varia da comune a comune!. Con la scala mobile smantellata e la voce della contingenza anche sparita nominalmente, come per il CCNL metalmeccanico, i salari perdono potere d’acquisto di fronte alla “sorpresa” di un’inflazione ridesta e al caro-vita sospinto dal rincaro del petrolio e dalla debolezza della pseudo-moneta Euro nei confronti del ben difeso da corazzate e portaerei Dollaro Usa.
I Sindacati Confederali avallano tutte le politiche anti-operaie. Oggi è il turno della Cgil di recitare il ruolo di fedele portavoce di Ds e Governo, con lo scopo di accreditare perfino la compare Cisl come “sindacato di lotta”, che abbozza una parvenza di opposizione sulla tassabilità dei fondi-pensione. Domani, con un governo “diverso”, i ruoli si invertiranno per il frastornamento dei proletari. Di reale, dietro a simili motteggi, si nasconde solo l’interesse delle finanziarie facenti capo a Cgil-Cisl-Uil verso questi “nuovi strumenti”, mettendo le mani sulla “liquidazione delle liquidazioni”.
Intanto le condizioni della classe operaia continuano a peggiorare, come puntualmente confermano le statistiche degli stessi istituti borghesi. Per l’Italia i dati diramati dall’Istat per il 1998 sono eloquenti: 7.423.000 italiani sono poveri, cioè il 13% della popolazione, e fra questi sono 1.900.000 quelli considerati nella fascia della povertà assoluta, cioè coloro che hanno consumi inferiori a quelli considerati essenziali. Lo stesso studio evidenzia che nel 39% dei casi la povertà è dovuta ad uno stato di disoccupazione.
Uno studio, condotto sulla scorta dei dati forniti dall’Istat, dalla Banca d’Italia e dalla Banca Nazionale del Lavoro, registra come siano oltre 2.000.000 le famiglie costrette ad indebitarsi per sopravvivere, cioè il 10% del totale. Se si ricorre a prestiti bancari per il mutuo della casa nel 46% dei casi, nel 54% è per “motivi personali”; nel 13% delle volte i debitori non riescono ad onorare le rate della restituzione e si stima che una somma di circa 25.000 miliardi prestati dalle banche non sarà restituito.
È interessante notare come, oltre ad una quota di piccola-borghesia andata in malora a causa del fallimento della propria impresa, l’area del disagio vede coinvolti soprattutto strati proletari. Su una media nazionale di 45,3 milioni di reddito annuo, il 28,7% ne detiene uno inferiore a 20 milioni. 500.000 nuclei familiari sono composti da ultra-trentenni disoccupati “di lunga durata” che si mantengono con un reddito da pensione di un convivente; sono 60.000 le famiglie rovinate dal licenziamento, 15.000 da cassa integrazione guadagni, 2.500 da infortunio sul lavoro e ben 1.200.000 a causa di malattie; separazioni e divorzi provocano la miseria per 450.000 famiglie, confermando come sia pur sempre debole la posizione femminile nel mondo del capitalismo.
Mentre il proletariato assiste a tutto questo senza tentare la pur minima resistenza, privo di qualsiasi organismo che lo rappresenti, si alternano i governi comunque borghesi nonostante il cambiamento o la riconferma di bande di politicanti e di personaggi più o meno stivalati e baffuti.
I comunisti non imprecano né si meravigliano. Sanno che questo del disfacimento borghese è il miglior terreno su cui potrà allignare la pianta della rivolta sociale, il ridestarsi di forze potenti che, nel loro arduo procedere, con modesto calcio scanseranno dalla loro strada la viltà di cotanti stregoni.