I ferrovieri hanno deciso di vender cara la pelle
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Il tre febbraio i ferrovieri torneranno a scioperare. Il COMU ha potuto verificare che esiste una forte disponibilità tra le categorie a proseguire una lotta che dall’ultimo sciopero ha mostrato una nuova, determinante caratteristica: la sua opposizione ed indipendenza da tutto il sindacatume filopadronale. Il contratto firmato dai Confederali è stato un colpo di frusta anche per i tanti che avevano voluto illudersi sino in fondo che certi limiti morali non sarebbero mai stati sorpassati.
I ferrovieri sono anche convinti che l’avversario non sia invincibile e mal sopporterebbe una dura azione di lotta, rigettando quella immagine di efficienza imposta da tutto l’apparato informativo-giornalistico di regime. Questa condizione non diviene immediatamente coscienza della propria forza, ma spinge verso la prosecuzione della protesta generalizzata.
Al contratto-capestro, che prevede una riduzione del salario reale a partire dai nuovi assunti, e tra due anni di tutti, la riduzione delle competenze accessorie e delle ferie, si è aggiunto l’accordo sul diritto di sciopero. FS e Sindacati hanno firmato un accordo sui servizi minimi che è una ulteriore restrizione delle già draconiane regole esistenti. I punti principali recitano:
a) – introduzione della rarefazione oggettiva, il che, in parole comprensibili, significa che potrà essere dichiarata una sola azione di lotta e solo dopo averla effettuata sarà possibile indirne un’altra; b) – non sarà possibile scioperare più di 24 ore consecutive; c) – è introdotto il concetto di sciopero incidente sullo stesso bacino di utenza: in pratica tra uno sciopero anche locale ed il successivo nazionale dovranno trascorrere almeno venti giorni; d) – oltre ai servizi minimi pendolari dovranno essere garantite almeno tre coppie di treni sulle direttrici, più tutti quelli compresi nei primi sessanta minuti dall’inizio dell’astensione, più altri da concordare; e) – sono vietati gli scioperi concomitanti con quelli di altri settori di trasporto incidenti sullo stesso bacino di utenza; f) – nel caso che la trattativa per rinegoziare, a cambio turno, i servizi minimi non produca accordo varranno le decisioni della Commissione di Garanzia.
Se a queste regole si sommano i tanti periodi dell’anno in cui in ferrovia è vietato scioperare, ci si accorge quanto sia importante respingere queste assurde pretese padronali. Occorre lavorare per un’organizzazione di tutti i ferrovieri, che mantenga e potenzi i rapporti di forza che si sono creati dopo gli ultimi due grandi scioperi. Solo su questa strada sarà possibile vanificare tutto l’attacco della S.p.A. e dei sindacati di regime. Proseguire dunque su questa strada senza lasciarsi impastoiare da false alleanze, puntando unicamente sulla forza dei lavoratori.