Scuola-stato-capitale
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Gli insegnanti italiani sono scesi in sciopero in massa, sotto le bandiere del Cobas, rigettando unanimi le direttive produttivistiche e la disciplina ai Confederali, ed hanno numerosissimi manifestato a Roma sotto il Ministero per rifiutare un aumento salariale di 6 milioni annui conferito con metodi mafiosi al 20% di loro. L’adesione allo sciopero è stata così alta da dimostrare che vi ha aderito anche la gran parte dei lavoratori che dell’aumento avrebbero beneficiato. A quelle condizioni non l’hanno voluto.
In gioco è, affermano, l’onore della categoria che svolge un difficile e delicato lavoro e del quale è fiera. Lavoro del quale vanno orgogliosi e che ritengono di far al meglio, in postura di resistenza al cinico sabotaggio dello Stato-padrone, cui unico metro e fobica ossessione è risparmiare.
Questi lavoratori rifiutano, per principio, la “mercificazione” della scuola. Resistono cioè alla penetrazione del veleno del carrierismo e della concorrenza – vero scopo del ministro (non a caso proveniente dall’Università, passerella di carriere) e dei fedeli consiglieri sindacalisti – cui oppongono la solidarietà fra lavoratori. Chiedono aumenti salariali uguali per tutti e, anche a chi sparla di qualità dell’insegnamento, richiedono paghe adeguate per tutti, riduzione dell’orario e del numero di alunni per classe.
Il vento giacobino venne ad oppore il modello statalista, unificato e obbligatorio, a quello pre-borghese chiesastico. Fino al prebellico socialista De Amicis la scuola borghese interclassista è considerata una acquisizione civile della classe operaia, cui certo non opporremo la scuola dei poveri, utopie operaiste che non possono non ridursi a ghetti di diseredati e di abbandono.E’ chiaro che il proletariato deve conoscere il suo nemico ed apprendere la sua cultura, l’unica che esiste. Che i lavoratori della scuola, anche se individualmente comunisti, insegnino la cultura borghese è cosa utile e necessaria e non scandalizza nessuno.
Per il regime del Capitale ormai la “questione scuola” non è affrontabile che con il metro Berlinguer-confederale.E’ un fatto che certe attività umane, come quella di generare e allevare i piccoli o di curare gli ammalati, secondo la logica mercantile proprio “non rendono” e a farli rientrare nelle leggi del capitale bisogna pigiarceli forte. Le hanno chiamate Aziende Sanitarie Locali, ma dubitiamo che una assistenza sanitaria di massa possa mai presentare un bilancio in attivo. Fino a non molti decenni addietro scuole ed ospedali erano mandati avanti col non salariale lavoro dei religiosi.
E questo è il problema finanziario: masse monetarie assai cospicue vengono così spese improduttivamente. Ben diversa è la situazione nelle scuole private ove il Capitale gira e lo scopo dichiarato non è l’istruzione ma il Profitto. Nei paesi anglosassoni l’istruzione è un fiorente ramo del terziario e scuole e ospedali pubblici non sono visti come funzioni della Repubblica, finalizzate alla formazione e al mantenimento in salute del cittadino, ma come un mal sopportato settore della generica assistenza ai bisognosi. Accanto alla scuola pubblica hanno sempre coesistito le private, da quelle cattoliche, Salesiani per poveri, Scolopi per ricchi, alle laiche ove, pagando, arrivano a diplomarsi i rampolli meno dotati della classe dominante.
Nelle scuole private, almeno in Italia, il trattamento dei lavoratori, tranne che per una minoranza, è notevolmente peggiore che nelle scuole dello Stato e la loro forza più suddivisa e ricattata. E’ anche per questo che sono molto diffusi nei Cobas e fra i lavoratori della scuola sentimenti ed atteggiamenti a difesa della scuola pubblica, breccia dalla quale facilmente il sinistrume fa passare ogni genere di cedimento in nome dei miti della cogestione e della solidarietà col padrone-Stato.
Sprezzante di queste ubbie il Ministro ex-stalinista (che comunista non sa nemmeno cosa vuol dire) minaccia: attenti, la scuola privata costa meno e qui si chiude! Ed è vero, è la strada segnata da poste, ferrovie, ecc. ecc. Un ulteriore drastico ridimensionamento dei finanziamenti alla scuola di Stato (mascherato sotto l’autonomia o imbrogli simili) porterà ad un indebolimento progressivo della forza dei lavoratori che sempre meno potranno richiedere.
La risposta proletaria impone quindi al Cobas scuola o a chi per esso di infrangere alcuni suoi tabù costitutivi. Primo fra tutti rigettare certi snobismi da impegnati, vero dochisciottisco giacobinismo fuori tempo, e ricercare il collegamento organizzativo come lavoratori e la solidarietà rivendicativa e di azione con i super-sfruttati e precari lavoratori delle scuole private. Sono i bassi salari di costoro e le loro troppe ore di insegnamento che fanno le scuole private meno costose, così come le paghe-mancia dei pony express quelle che minano la forza dei lavoratori delle poste. Per far questo salto occorre che il Cobas si liberi da simili preclusioni ideologiche di presunta “sinistra”.
Le borghesie e i loro Stati hanno ormai esaurito ogni loro portato progressivo materiale e morale. Lesinando i soldi per l’istruzione provano la loro natura antisociale e il loro mortale senso di vuoto verso il futuro. Nella scuola privata ma anche in quella dello Stato borghese l’unica forza viva è quella della classe lavoratrice, che per difendere se stessa e la crescita sana delle nuove generazioni dovrà distruggere e scuola e Stato borghese. E alla fine di simile trapasso rigenerativo, che attingerà alle energie di tutto il proletariato mondiale e comunista, anche la classe dei lavoratori si troverà assai mutata. Difficile qui prevedere la Scuola di domani, quando, Stato, pubblico e privato saranno parole dal significato ormai incomprensibile.