[RG-76] Gli insegnamenti della prima internazionale
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Si concludeva il lavoro sulla Prima Internazionale dopo diverse riunioni generali – rapporto che sarà pubblicato per intero sulla rivista del partito – in cui se ne sono evidenziate le vicende alla luce delle valutazioni dirette di Marx ed Engels, protagonisti in prima persona dello sviluppo di questo capolavoro proletario. Le conclusioni tratte sono le seguenti:
1. La Lega dei Comunisti, vent’anni prima, aveva raggiunto il grande traguardo storico del chiarimento all’interno del movimento dei propri obiettivi e della sua peculiare visione programmatica del mondo: il Manifesto rappresenta l’insieme delle conquiste teoriche della Lega, un testo definitivo, che cioè definisce il comunismo per tutto il ciclo storico proletario, benché gli argomenti siano trattati ancora nelle linee generali. La Prima Internazionale, fondata nel 1864, nella sua parabola dette ragione storica dei risultati ottenuti dalla Lega dimostrando la forza solida del comunismo di Marx dinanzi alle altre ideologie rivoluzionarie, da quella proudhoniana a quella anarchica, dal blanquismo al sindacalismo tradeunionista, ecc. La lotta accanto agli altri partiti rivoluzionari permise al marxismo di imporsi all’avanguardia proletaria come sua unica e vincente dottrina.
2. L’ideologia proudhoniana venne sconfitta teoricamente ai congressi di Ginevra (1866) e Bruxelles (1868) dopo la ormai verificata sconfitta sul piano pratico. Vennero così rigettate le tesi su uno sviluppo pacifico del cooperativismo come sistema efficace per la lotta contro il capitalismo e quelle sul rifiuto dell’azione economica. È indicativo che gli stessi proudhoniani si allontanarono gradualmente dalle proprie utopiche posizioni, spingendosi addirittura durante la Comune di Parigi su posizioni istintivamente tendenti al comunismo.
3. Il tragico epilogo della Comune confutò poi le tesi degli anarchici di Bakunin sull’abolizione dello Stato, dimostrando al contrario l’importanza dell’offensiva continua dell’esercito rivoluzionario a guida centralizzata, e sul rigetto della centralizzazione nell’organizzazione politica. Il Congresso dell’Aja nel 1872 condannerà ufficialmente l’idealismo anarchico dimostrando la sua pericolosità per il proletariato rivoluzionario.
4. Venne confutato dall’esperienza decennale dell’Internazionale anche l’idealismo sindacalista ponendo in primo piano che per i proletari è un errore mortale pensare che basti la lotta economica per ottenere una società socialista e dimostrando che soltanto la radicalizzazione della lotta politica nella Rivoluzione potrà creare un mondo dove cessi l’eterna lotta economica fra proletariato e borghesia.
5. La Prima Internazionale, durante il suo percorso storico dalla fondazione all’Aja, passò dalla iniziale accettazione del libero dibattito sui mezzi per ottenere l’estinzione delle classi, alla selezione storica, per dimostrazione sperimentale, di un unico corpus dottrinario con ben chiari gli obiettivi e i mezzi per raggiungere questi obiettivi, il marxismo.
6. Il trasferimento del Consiglio generale a New York, caldeggiato soprattutto da Marx e da Engels, dopo la sconfitta della Comune e i saturnali della controrivoluzione e nell’impossibilità di prevedere lo sblocco del treno della storia in tempi brevi, fu motivato dalla preoccupazione di salvare il patrimonio teorico e pratico dell’Internazionale dagli influssi opportunistici che inevitabilmente si andavano diffondendo. Il volontarismo del blanquismo portò alla sua separazione dall’Internazionale.