Partito Comunista Internazionale

1° maggio 2000 – il nuovo secolo porterà ai lavoratori la vittoria che è mancata al vecchio

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 Lavoratori, compagni!

 In questo secolo non fa che proseguire il peggioramento delle condizioni della classe lavoratrice a livello internazionale. La concorrenza sempre più stretta tra gruppi capitalistici, a livello mondiale, spinge all’aumento degli orari e dell’intensità del lavoro, mentre i salari diminuiscono. Centinaia di milioni di proletari, nell’Europa dell’Est, in Asia, in America Latina sono costretti a lavorare per salari da fame. Anche nei paesi “ricchi”, in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone le condizioni della classe operaia occupata peggiorano di giorno in giorno, mentre aumentano i disoccupati, il lavoro precario, il lavoro nero.

 Le decine di migliaia di proletari costretti dalla fame a lasciare i loro paesi in cerca di lavoro, sono ricattati dalle classi dominanti per tenere bassi i salari e per imporre il peggioramento delle condizioni.

 Anche nei Paesi più ricchi del mondo l’insicurezza assoluta e la miseria tornano ad essere la prospettiva di vita dei giovani proletari.

 Il regime del Capitale, storicamente sulla difensiva, ha affinato i suoi strumenti di dominio; in ogni Paese industrializzato sindacati di regime controllano i lavoratori per impedire che si organizzino in combattivi organismi di classe: dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Corea del Sud al Brasile, così come in Italia, i sindacati ufficiali sono la lunga mano del padronato.

 Ovunque i lavoratori intendano difendere le loro condizioni di vita, opporsi ai licenziamenti di massa, alle leggi antisciopero, alle riduzioni generalizzate di salario, devono organizzarsi fuori e contro i sindacati ufficiali, in nuovi organismi spesso illegali e fortemente osteggiati dallo Stato.

 Nonostante questa situazione quotidiana di vera e propria guerra del Capitale contro i lavoratori, tutta la propaganda borghese cerca di sviare le energie del proletariato dalla contrapposizione diretta fra le classi, in pace scaricandole improduttivamente sul logoro e vile torneo elettorale fra bande di mestieranti del politicantismo, ove “sinistra” e “democrazia”, e perfino “comunismo” sono falsi miti borghesi, in guerra nelle ubriacature nazionaliste e razziste per accomunare gli oppressi ai compatrioti loro oppressori e dividerli dalla classe internazionale del lavoro.

Lavoratori, compagni!

 Il capitalismo, che vi opprime e contro cui siete costretti a combattere, non è cambiato nella sua natura di regime disumano, fondato sullo sfruttamento del lavoro salariato, da quello descritto da Marx e che il comunismo rivoluzionario da sempre denuncia. Il più recente appropriarsi nelle produzioni di alcuni ritrovati della tecnica, che la martellante propaganda del regime decanta come fattore del suo salutare rinnovamento, non fa che accentuare la natura infame del Capitale, mostro da sempre smaterializzato e impersonale, e l’idolatria di un Sviluppo Tecnico asservito al Profitto e al Mercato.

 In quelli che la borghesia vanta come suoi progressi il proletariato vede prodotti del proprio Lavoro, che il Capitale imprigiona nei rapporti aziendali, nazionali, mercantili e che in realtà condannano il capitalismo ad ingombrante relitto della storia, né evitano il precipitare del mondo borghese in crisi di sovrapproduzione sempre più generalizzate e distruttive. Mentre da un lato si accumulano enormi profitti, enormi quantità di merci, dall’altra la stragrande maggioranza della popolazione mondiale non ha mezzi per sopravvivere.

 Questa ipertrofica produzione per il Profitto, ha bisogno della guerra. L’avvicinarsi della guerra al massimo centro capitalistico mondiale, l’Europa, è certo un segno della necessità per il regime del Capitale di arrivare ad un terzo macello mondiale. Inutile piangere sulle minacce di guerra, non ci sarà pace se non dopo la rivoluzionaria distruzione del mostro Capitale. Chi vuole la pace deve preparare la rivoluzione comunista.

 I capitalismi occidentali a seguito della guerra ipocritamente definita per la liberazione del Kosovo sono riusciti a penetrare stabilmente con i loro eserciti in una regione già loro preclusa, incalzando il rivale blocco imperialista dell’Est fin sotto i suoi confini. Dall’altro lato del fronte le popolazioni della Cecenia, che hanno la sfortuna di abitare sulla via del petrolio, stanno sperimentando come una totale continuità di imperialismo aggressivo e segni il trapasso della Russia capitalista dal periodo in cui si camuffava in socialista e pianificatrice a quello attuale democratico e liberista. I proletari russi, quelli non costretti ad immolarsi nel Caucaso per gli egoismi della loro borghesia, al pari dei loro compagni occidentali sono esposti ai marosi della universale crisi economica.

Lavoratori, compagni!

 E’ necessario è sempre più impellente che la classe lavoratrice ritrovi la strada della lotta contro l’ingordigia padronale, per la riduzione dell’orario e della vita di lavoro, contro ogni flessibilità, per la difesa dei salari e contro ogni disparità di trattamento verso i nuovi assunti, i precari, gli stranieri.

 E’ necessario che in ogni categoria si formino organizzazioni di lotta, fuori e contro le Confederazioni sindacali ufficiali passate ormai irreversibilmente dalla parte dei padroni.

 E’ necessario che queste organizzazioni rifiutino in linea di principio e resistano in pratica ad ogni tentativo di sottomettere la lotta operaia alle compatibilità del Capitale come i codici di autoregolamentazione, la registrazione dei sindacati, il riconoscimento della rappresentatività, il voto segreto, la riscossione per delega dei contributi sindacali ed anche i cosiddetti “diritti sindacali” come i distacchi e le riunioni in orario di lavoro, quasi sempre forme di corruzione e utili piuttosto al padrone che all’organizzazione proletaria.

 La parte più combattiva della classe ha bisogno della sua coscienza storica, di principi univoci, di stabiliti moduli di approccio e di battaglia al nemico, della sua originale dottrina, della sua visione del mondo. Per questo dovrà tornare a generosamente militare nel suo partito, anticipazione nell’oggi dei sentimenti e delle aspirazioni del domani e, liberatasi dalla corruzione borghese che da ogni lato oscena incalza, ritroverà se stessa, i suoi fini e destini di rivoluzionaria emancipazione cui sarà chiamata nel secolo che nasce la classe mondiale dei nullatenenti.