Partito Comunista Internazionale

Lo sciopero dei ferrovieri contro il tradimento dei sindacati di regime

Categorie: CGIL, CISL, CoMU, Italy, ORSA, SMA, UGL, UIL

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Il successo degli scioperi del 3/4 febbraio e del 25/26 marzo indetti dall’ORSA, dai sindacati di base e dal Coordinamento delle R.S.U. ha dimostrato come i ferrovieri siano oramai ben decisi a non accettare le direttive dei sindacati di regime; controprova ne è stata la pressoché nulla adesione allo sciopero da questi indetto verso la metà di febbraio. Nonostante, infatti, il massiccio appoggio della dirigenza delle FS, che ha soppresso in anticipo la maggioranza dei treni, i lavoratori hanno disertato in massa l’appello ad uno sciopero che appariva come una serrata aziendale, dove scioperare equivaleva, per la prima volta nella storia recente, a sostenere scopertamente gli interessi del padrone. Interessi ben espressi nella bozza contrattuale firmata da CGIL, CISL, UIL, SMA e UGL, che scarica sui ferrovieri i costi enormi di una ristrutturazione selvaggia che comprometterebbe le loro condizioni di vita e di lavoro.

 Questo forse non hanno compreso sino in fondo quei delegati che il 19 marzo si sono ritrovati a Firenze per proseguire nella costruzione dell’opposizione nata quando è stato creato il Coordinamento delle RSU che si oppongono alla linea sindacale. La riunione ha sì espresso apprezzabili e corrette prese di posizione, ma ha mostrato anche le vecchie classiche ubbie del sinistrismo sindacale; soprattutto è sembrata lontana l’accettazione della fondamentale discriminante del fuori e contro i sindacati filopadronali. Questa incapacità ad accettare la realtà delle cose certo non giova al processo di riaggregazione della classe e del suo organismo sindacale, ripercorrendo una strada che rischia di vanificare gli sforzi e a favore delle spinte settorialI e categoriali.

 Fortunatamente marzo ha dimostrato quanto siano superate nei fatti queste incertezze; la paura di forti riduzioni di stipendio o del licenziamento sono stati più forti delle titubanze, più o meno sincere, e di qualsiasi abbaglio provocato da miraggi ed illusioni consolatorie. L’aver oramai preso posizione a fianco del padrone in forma scoperta obbliga i sindacati a proseguire su quella strada: un successivo sciopero è stato ritirato, ma le sollecitazioni sulla dirigenza FS perché si esponga maggiormente contro i ferrovieri non mancano. Siamo oramai al muro contro muro, le FS perseguono a parole il loro progetto, sostenute da una martellante pubblicità da parte della politica governativa, in realtà sono immobilizzate nella stessa applicazione della bozza contrattuale e a livello locale subiscono la pressione dei lavoratori che, in risposta alle arroganze aziendali, riescono quasi sempre a risultare vincenti nelle vertenze e nelle conciliazioni.

 Questo clima di acute contraddizioni e di maggiore pressione mostra i suoi effetti anche all’interno del COMU: aumenta la contrapposizione tra chi punta ad una politica imperniata sulla costante disponibilità ad accordi o accordicchi e chi lavora per consolidare i rapporti di forza, cercando di dare un quadro reale della situazione, per trasmettere fiducia ai lavoratori, sempre esposti alle intimidazioni o alla pressione psicologica esercitata dall’avversario. L’azione che esercitano deve divenire coscienza della loro forza: lo sciopero di marzo ha dimostrato che niente possono leggi o manovre antioperaie se è mantenuta l’unità d’intenti e se almeno una parte organizzata della categoria ha tratto alcune importanti lezioni dall’esperienza.

 Il governo socialdemocratico, con la collaborazione dei sindacati di regime, sta ridisegnando lo scenario contrattuale dell’intero mondo del lavoro. L’introduzione sempre più spinta del precariato nelle sue mille forme si sta saldando al progetto di diversificazione del salario tra vecchi e nuovi lavoratori, creando la base per un regresso epocale della condizione lavorativa. Il tutto si vorrebbe ottenere in una sola tornata di rinnovi contrattuali.

 La risposta della generalità della classe operaia appare ad oggi gravemente insufficiente. I ferrovieri rappresentano un’importante eccezione ed i macchinisti del COMU, al loro interno, un punto di riferimento per impegno e decisione nella lotta.