Partito Comunista Internazionale

Romania – la “liberazione” dieci anni dopo

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A dieci anni dalla “insurrezione” del popolo rumeno contro il tiranno Ceausescu, viene in luce che alcuni episodi, come ora denunciano documentari televisivi e stampa, furono messi in scena solo per essere ripresi dalle Tv. Il 16 dicembre è stato pubblicato su “Repubblica” un articolo dal titolo “Timisoara, quella strage inventata dalla Tv romena” in cui leggiamo come l’eccidio attribuito alla polizia di Ceausescu fosse simulato dai suoi stessi servizi segreti i quali, per dirne una, estrassero dalle celle frigorifere degli ospedali i cadaveri dei deceduti di morte naturale per farli passare per vittime della “repressione”, fatto del quale furono testimoni alcuni reporter inglesi e tedeschi.

 Noi, pur non avendo reporter sul posto, ma seguendo il nostro metodo storico di interpretazione dei fatti, nel gennaio del 1990 definimmo questi come un ’48 in farsa. Scrivemmo che il movimento rumeno fu tutt’altro che una “rivoluzione popolare” ma un golpe militare ordinato dai quadri del vecchio regime, da buona parte degli ufficiali dell’esercito e della Securitate. Un’insurrezione spontanea non sarebbe mai stata in grado di mettere fuori gioco in poche ore tutto un apparato nemico.

 I golpisti rumeni, mossi dalla preoccupazione di salvare il regime borghese e se stessi, non hanno rinunciato al macabro piacere di processare Ceausescu e di condannarlo a morte con accuse anche assurde, addossando ad un solo “colpevole” crimini dei quali erano totalmente corresponsabili. Il programma dichiarato dai golpisti prevedeva in politica l’abbandono del ruolo guida del partito e l’introduzione del pluralismo politico e in economia l’adozione di criteri di efficienza eliminando i metodi amministrativi e burocratici etc. etc. Demagogia che nasconde l’eterna necessità di ingannare e super sfruttare la classe operaia. Noi marxisti sappiamo che per il proletariato il nemico è il capitalismo e non il governo che lo amministra, democratico, fascista-nero, fascista-rosso o post-fascista che sia.

 A dieci anni da questo polverone i proletari rumeni, spinti da una crisi sempre più pesante e da condizioni di vita sempre peggiori, hanno dato vita a numerosi scioperi, alcuni dei quali tramutati in violenti scontri con la polizia. Da ricordare le dure lotte di inizio 1999 dei minatori che hanno ripetuto la tenace prova del 1991, a maggio lo sciopero dei dipendenti della metropolitana e a dicembre dei ferrovieri.

 I “revisionismi” di questi giorni non escono quindi a caso: cercano di convincere i lavoratori che la tremenda crisi di questi anni all’Est è dovuta non al troppo capitalismo ma al suo mancato sviluppo, deviando le lotte proletarie verso i miti della democrazia parlamentare e dell’infernale produttivismo capitalistico.