Presentazione
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- Comunismo 1 ()
Nel 1952 eventi, che definimmo allora “al livello delle galline”, ci strapparono di mano la rivista Prometeo e il giornale Battaglia Comunista, che erano stati le bandiere della Sinistra. Dovemmo concentrare tutti i nostri sforzi sul giornale che si trasformava in giornale-rivista: Il Programma Comunista.
Successivi e più recenti accadimenti, non meno gallinacei ma più carogneschi, ci hanno tolto di mano anche Programma, che per vent’anni aveva rappresentato la continuità programmatica e teorica della Sinistra. In questi vent’anni un lavoro colossale per quantità e qualità è stato compiuto dal piccolo partito, sì da essere paragonato, con giusto orgoglio comunista, a quello svolto dai bolscevichi. Con un altro organo di stampa, il Partito Comunista, e con più ridotte forze, si è dovuto continuare la battaglia di sempre su tutti i fronti, con lo specifico intento di mantenere la rotta rivoluzionaria al piccolo partito, divenuto ancora più piccolo con la “scissione sporca”, per dirla con Lenin, del novembre 1973.
La rivista si è resa necessaria per potenziare e dare maggior respiro al lavoro teorico, sinora svolto nel giornale. Così le tre funzioni principali, politica, economico-sindacale, teorica vengono da oggi rappresentate da tre organi di stampa specifici: Il Partito Comunista, Per il Sindacato Rosso, Comunismo.
Ci sembra opportuno ribadire che anche la rivista, come gli altri due organi, non ospiterà articoli e testi “firmati”, secondo la moda borghese. Anche la ripubblicazione, necessaria, di nostri antichi e più recenti testi di partito, non soddisferà questi pruriti, che altri han creduto opportuno di grattarsi.
Anche i nemici del comunismo, e primi fra tutti i partiti traditori, che credevano di essersi liberati dal bisogno della teoria, devono fare i conti con principi, finalità e programma, per negarli. Riteniamo una vittoria comunista nel campo teorico e dottrinale che i partitacci, che si fregiano abusivamente dei nomi gloriosi di comunista e socialista, siano costretti ad abbandonare persino il lessico marxista e ad esprimersi col vocabolario immediatista volgare e sguaiato delle classi borghesi, segnatamente di quelle piccolo-borghesi della ”intellettualità” universitaria ed accademica, ridotta allo scetticismo e al possibilismo, con cui tradisce la perenne disponibilità ad affittarsi al più forte del momento.
Rivendichiamo come una vittoria della nostra scuola rivoluzionaria che le forze squisitamente “oscurantiste” di questa società capitalistica, come la Chiesa cattolica, sotto l’incalzare ineluttabile delle contraddizioni economiche sociali e politiche, veri e potenti acceleratori della dissoluzione della presente società, in vista del risorgere delle condizioni per un nuovo assalto rivoluzionario del proletariato internazionale, debbano ribadire con intransigente determinazione e volontà le loro dottrine antiproletarie, anticomuniste e arivoluzionarie, come monito delle classi possidenti a difendere i “valori” dietro cui celano i loro interessi materiali di classi privilegiate.
Ma la teoria è un’arma. Ed è un’arma anche per i nostri nemici: è mezzo di guerra, non di pace tra le classi.
Il marxismo rivoluzionario è dottrina del proletariato, non di altre classi né dell’umanità indifferenziata. È una dottrina speciale, al tempo stesso passione e scienza. È l’ieri l’oggi il domani dell’umanità lavoratrice. È COMUNISMO!