Partito Comunista Internazionale

Dal movimento Occupy Wall Street al blocco dei porti sulla West Coast degli Stati Uniti

Categorie: Union Activity, USA

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Il movimento che attraversa gli Stati Uniti esprime un diffuso rancore verso le grandi corporations e le istituzioni finanziarie. Ma, ad oggi, non è stata avanzata alcuna rivendicazione, nessuna richiesta, nemmeno di un generico cerotto da applicare sul cadavere maleodorante del capitalismo.

È iniziato con una serie di dimostrazioni a New York City, nel distretto finanziario di Wall Street. Le proteste, indette da vari gruppi di attivisti, si sono scagliate contro le ineguaglianze economiche, l’avidità delle corporazioni, la corruzione politica e le lobby. Lo slogan “siamo il 99%” si riferisce alla disparità delle ricchezze negli Usa ed altrove, col grosso del denaro mondiale e del potere detenuto dall’ 1% più ricco della popolazione. Iniziate nel settembre scorso le proteste si sono allargate quasi ad un migliaio di città americane e a centinaia di migliaia di partecipanti, con copertura massiccia dei media e repressione della polizia. Donazioni hanno sostenuto il movimento, ed ora il suo peggior nemico pare il rapido avvicinarsi dell’inverno.

Da quanto si può ricavare dalla confusione dei servizi alla televisione e dalle dichiarazioni dei suoi capi, OWS chiede posti di lavoro, una “più equa” ripartizione della ricchezza, e una “minore” influenza delle corporazioni sul governo. Un “capitalismo compassionevole”, questo sembra tutto il suo messaggio. Con più del 50% degli elettori americani che nei sondaggi simpatizza per OWS, entrambi i due principali partiti, i Democratici e i Repubblicani, sono saltati su quel carrozzone populista, ulteriormente diluendo il già debole soffio di blando malumore diffuso dai capi del movimento.

Molti dei protestatari credono che questo più compassionevole capitalismo sarà raggiungibile esercitando una pressione morale: se i capitalisti si sentiranno colpevoli del loro egoismo e avido comportamento potremo convincerli a “fare a metà”, come in un giardino d’infanzia. Di fatto i capitalisti sono stati ben pronti ad accettare il dibattito su questo terreno, assimilando le richieste del movimento a quelle dei “grandi uomini” della filantropia capitalistica come Carnegie e Rockfeller. E non è a caso che vediamo avvicinarsi a valido difensore dei protestatari (e dei capitalisti) l’eroe dell’ora, niente meno che… Bill Gates!

Se la voce che esce dal movimento OWS è che il capitalismo deve essere purgato dei suoi elementi corrotti più appariscenti, e reso “più premuroso”, si spera che, una volta che i manifestanti siano stati trascinati via dalle strade a forza dalla polizia ed ostentatamente sparso disinfettante sull’asfalto dove erano accampati, alcuni di essi finiranno per credere invece che quell’ “1%” deve essere rovesciato dal potere, piuttosto che fatto sentire “in colpa” e “condividere” con il “99%”! Forse allora i dimostranti riusciranno a vedere che il capitalismo è ormai solo un cadavere che cammina, che ha fatto i suoi giorni, e il solo problema di cui vale la pena discutere è come il suo becchino, la classe operaia, può riuscire nel compito storico di seppellirlo.

Ovviamente si tratta di un movimento interclassista. Uno dei suoi dirigenti scrive «Dobbiamo rafforzare il movimento Occupy alleandoci con gli operai ed i sindacati, gli immigrati, gli studenti, i disoccupati, i senza casa, le comunità di resistenza ed i gruppi religiosi». Che possibile coerenza politica può essere attribuita ad una direttiva che include tutti questi soggetti, classi ed ideologie? È un altro ampio “fronte” che ha per base comune solo l’idolatria della Democrazia, intoccabile feticcio per tutti. Occupy non è né un movimento economico né un partito politico, ma solo un prodotto ed un fattore di confusione. Insieme agli inevitabili anarchici, che predicano il loro messaggio di indiscriminata e disarmante opposizione a qualsiasi organizzazione, vi troviamo liberali e gruppi piccolo-borghesi e cristiano-sociali, tutti in competizione fra loro per guadagnare reclute alle loro varie cause; e tutti collaborando a rovesciare fuori strada i genuini combattenti di classe.

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La sorpresa e la rabbia dei dimostranti OWS alla mano pesante della autorità nello spezzare le occupazioni e gli accampamenti si è curiosamente innestata in una preesistente lotta economica di lavoratori.

Il 18 novembre, Occupy Oakland, seguendo una iniziativa lanciata da Occupy Los Angeles, proclamava «il blocco e le interruzioni delle attività economiche controllate dall’1% con la chiusura coordinata dei porti dell’intera costa occidentale, fissata per il 12 dicembre. L’1% ha devastato le nostre vite di camionisti, portuali ed operai, che creano la loro ricchezza, proprio come gli attacchi della polizia coordinati a scala nazionale hanno trasformato le nostre città in campi di battaglia nel tentativo di distruggere il nostro movimento di occupazione. Invitiamo ogni occupazione sulla costa occidentale ad organizzare una mobilitazione di massa al fine di bloccare il porto locale. Le azioni anti-sindacali devono essere attentamente denunciate, in particolare EGT che a Longview nello Stato di Washington ha revocato il contratto con i portuali. Occupy Los Angeles ha già approvato una risoluzione per entrare in azione nel porto di Los Angeles il 12 dicembre al fine di chiudere il terminale SSA, di proprietà della Goldman Sachs. Occupy Oakland estende questo invito alla intera costa occidentale e chiama alla continua solidarietà con i portuali di Longview nella loro lotta con EGT (…) Durante lo sciopero generale del 2 novembre, in decine di migliaia hanno bloccato il porto di Oakland per persuadere EGT a fermare l’attacco ai lavoratori di Longview».

Lo sciopero generale del 2 novembre al quale questo appello si riferisce aveva avuto luogo ad Oakland un paio di settimane prima ed avrebbe visto la partecipazione di “decine di migliaia di lavoratori, precari e studenti”. Le banche e molte scuole chiusero, e così tutti i moli. Gravi disturbi al traffico nel resto della città provocarono l’interruzione di molte attività economiche.

Il nucleo organizzativo di questo sciopero generale locale è stata un’assemblea di lavoratori. Infatti nessun credito viene dato alle grandi centrali sindacali. Sia la AFL-CIO sia la “Change to Win Federation”, una coalizione alternativa di sindacati formatasi nel 2005, subito hanno cercato di boicottare lo sciopero invocando le leggi anti-sciopero che essi stessi hanno sottoscritto nei contratti delle singole categorie. Si sono anche affrettati ad invocare il Taft Hartley Act del 1947 che, insieme a numerose integrazioni a livello di Stato e federale, di fatto proibisce gli scioperi generali e prevede multe severe; e che, merita ricordare, i grandi sindacati non hanno mai veramente combattuto. Ma stavolta le organizzazioni locali degli insegnanti e dei portuali hanno dichiarato il loro appoggio allo sciopero, benché non scioperando essi stessi. I grossi sindacati hanno ceduto e si sono trattenuti da un attacco frontale. Solo il piccolo ma storico IWW e l’organizzazione locale dei portuali, che aveva partecipato nel 2003 al blocco delle navi che portavano armi per le truppe in Iraq, ha attivamente organizzato lo sciopero sui posti di lavoro.

Il successivo blocco delle banchine il 12 dicembre ha visto manifestazioni e proteste nei porti di tutta la West Coast da San Diego a Portland e fino ad Anchorage in Alasca, ma la partecipazione è stata scarsa. Solo a Portland e ad Oakland il blocco ha avuto realmente successo, anche per l’appoggio della sezione locale del sindacato dei portuali (ILWU), ma non dei capi dei sindacati. Di fatto Robert McElrath, il segretario nazionale dell’ILWU, vedendo la sua posizione minacciata, è stato svelto a denunciare “i tentativi di gruppi esterni che con le loro richieste politiche stanno strumentalizzando la lotta”.

Altri portavoce del sindacato ILWU hanno poi cercato di seminare divisione imputando al movimento Occupy la responsabilità della perdita delle giornate di lavoro fra i non scioperanti messi in libertà, così appoggiando i non iscritti e i camionisti padroncini.

Ora si parla di un nuovo sciopero per il 1° maggio 2012.

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Nobile sforzo senz’altro. Ma non sarà appoggiato dal “99%”. Se andiamo oltre la statistica e le percentuali vediamo che di quel “99%” fanno parte gli strati intermedi ed inferiori della borghesia. Questi appoggeranno la classe operaia solo quando vedranno che sta vincendo, in atteggiamenti energicamente anticapitalisti. Fino ad allora saranno disponibili a battersi solo i lavoratori, coloro che hanno interessi economici diretti contro il capitalismo, e solo essi, compresi i disoccupati ed i pensionati, debbono essere organizzati. In Usa solo quando i lavoratori sono scesi in campo si sono aperte vere prospettive ed un progetto ambizioso come chiudere i porti della intera West Coast è divenuto un obiettivo realistico.

Il capitalismo può essere rovesciato solo da chi possiede una chiara visione della strada da percorrere. Qualsiasi lotta che non si conformi alle lezioni delle lotte passate, sia che le rifiuti sia che non le conosca, fallirà. Esse insegnano che l’esercito operaio potrà rovesciare il capitalismo, mosso per rivendicazioni pratiche, nell’ambito di lotte economiche ed assumendo una forma organizzata basata sui sindacati di classe. Questo esercito, per poter vincere, deve esser condotto dal suo partito internazionale di classe, un partito che rintraccia la sua storia fin dalla metà del 19° secolo ed è il depositario dell’esperienza politica del movimento.

Solo il partito comunista è cosciente del ruolo storico della classe operaia di naturale e materiale oppositore del capitalismo. Questo non può più offrire alcun vantaggio alla classe che opprime, il cui lavoro produce ogni cosa e che sarebbe in grado di praticamente organizzare la vita economica senza i capitalisti. È ormai evidente che i tanto vantati ed altamente retribuiti “esperti” del capitale stanno vivendo un irrimediabile fallimento, “esperti” come sono solo nel mantenere la loro posizione sociale: la razionalizzazione del parassitismo.

Solo la classe operaia, o, meglio, il proletariato, termine non sociologico ma storico e dinamico, può sfidare direttamente, nel suo movimento rivoluzionario, questo parassitismo, una volta che abbia rintracciato il suo programma politico originario ed intransigente, già definito compiutamente dal 1848.

La classe operaia americana ha sparso molto sangue nel passato in una lunga storia di scontri con un capitalismo nazionale particolarmente sregolato, brutale ed apertamente sfruttatore. Oggi ha bisogno di riscoprire, con l’orgoglio della sua tradizione di lotta di classe, la sua organizzazione politica, il partito comunista internazionale, una riscoperta in un paese dove il comunismo, forse più che altrove, è stato correttamente individuato come il nemico numero uno del capitalismo!