Partito Comunista Internazionale

Ancora premeditati omicidi di ferrovieri

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Altri cinque morti sui binari nello scontro sulla linea pontremolese: errore umano, tragica concatenazione di situazioni negative? oppure, più realisticamente, veri e propri omicidi, morti previste e calcolate, lavoratori abbattuti dall’ingordigia del profitto capitalista? Una situazione prevedibile, creata da chi oggi cerca le colpe e le scusanti, una condizione determinata da una ristrutturazione che con l’espulsione di 110.000 lavoratori, ha eliminato i controlli reciproci che la secolare esperienza ferroviaria aveva dimostrato necessari nella collaborazione organica fra le diverse qualifiche: macchinisti, viaggiante, stazioni, manutenzione, progettazione di mezzi e linee. Si afferma, mentendo spudoratamente, che questi controlli incrociati non sarebbero più necessari oggi in virtù delle “Nuove Tecnologie”. Questo in parte potrebbe essere vero se esistesse un reale controllo delle linee e dei mezzi e la ferrovia non fosse la stessa di trenta anni fa. Il fatto è che anche semplici apparecchiature come la ripetizione dei segnali in cabina e il blocco automatico di un convoglio che non rispetti un rosso, nonostante il basso costo, non sono stati installati nemmeno su linee importanti come la pontremolese. Sarebbe infatti, nella logica del capitale, un investimento “improduttivo”.

Il risultato è che chi lavora alla guida dei treni è sottoposto a crescenti responsabilità, sempre meno sopportabili per l’aumentato stress, i più pesanti ritmi lavorativi, lo straordinario ormai incontrollato.

Caduti gli ipocriti veli sul “servizio pubblico”, la “FS S.p.A”. appare apertamente una cinica, spudorata macchina per fare soldi, una fabbrica come un’altra che, con l’approvazione della legge borghese, lascia fuori dai suoi cancelli ogni freno cosiddetto morale e ogni utilità sociale. Unica morale e utilità è il Profitto Immediato. È il Dio Denaro che impone oggi una “ristrutturazione” che è in realtà un vero e proprio smantellamento delle FS.

 Il patrimonio è un debito per la contabilità borghese: il Capitale deve girare. Quindi il patrimonio va svenduto. Funziona così: i maggiori scali merci sono stati ceduti a società esterne; si procede alle alienazioni immobiliari di Metropolis e “Grandi Stazioni”; si concede a basso costo alle società telefoniche la possibilità di stendere i propri cavi lungo la sede ferroviaria. Si affida la progettazione delle linee, degli impianti di sicurezza e dei nuovi mezzi di locomozione, peraltro decisamente scarsi, alle stesse imprese che li costruiscono, si immagini così con quali criteri. Non ci attardiamo sul dilagante ladrocinio padronale in ferrovia perché, per quanto connaturato alla classe borghese, non è causa, ma conseguenza secondaria del generale e sociale sfruttamento dei lavoratori. Sono le leggi economiche capitalistiche, e non solo la “disonestà” dei dirigenti FS, che determinano le sofferenze dei ferrovieri.

Resta il fatto che si muore e si muore sempre più spesso alla condotta dei treni, su linee che attraversano un deserto fatto di stazioni chiuse ed abbandonate, in orari improponibili per il metabolismo umano, con macchinisti che hanno sulle spalle il doppio delle ore di condotta di dieci anni fa. A questo tragico peggioramento delle loro condizioni hanno iniziato a resistere i macchinisti prima, gli altri ferrovieri poi. La loro lotta ha dimostrato che dinanzi a questo attacco omicida non si può che rispondere con lo sciopero, con tutti gli scioperi che serviranno, perché solo la forza dei lavoratori potrà far arretrare simili killer cinici ed usurai.