Partito Comunista Internazionale

[RG-77] Riuscitissima riunione di lavoro a Napoli

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La riunione di maggio del partito, dal 6 al 7, si è potuta tenere, dopo 35 anni, nella bella città di Napoli. Apprezzamento per l’ospitalità e un caloroso ringraziamento ai compagni locali, vecchissimi e giovanissimi, è venuto dai forestieri. Tutto perfettamente organizzato, i lavori si sono tenuti, nella massima tranquillità in una grande sala di un palazzo monumentale nella centralissima Via dei Tribunali, concessaci da una casa editrice.

 Presenti rappresentanze di tutti i nostri gruppi.

 Data la lontananza di alcune sezioni molti erano pervenuti a Napoli fin dal venerdì. Sabato mattina riunione organizzativa e preparatoria della riunione; al pomeriggio e la domenica ore dedicate all’ascolto delle numerose ed impegnative relazioni dei gruppi di studio.

 Apriva i lavori una breve introduzione del centro del partito che ricordando gli articoli che abbiamo dedicato sul giornale a commento del volgere di questo che una volta definimmo “difficile secolo”, e nel volantino per il 1° Maggio, “In questo secolo vinceremo!”, commentava che poteva quella sembrare una troppo lunga attesa. Significa che la storia ha i suoi tempi, come un respiro che il partito deve saper ascoltare. Ogni secolo ha una sua anima, segnata, dalla ascesa, dalla vittoria e dalla sconfitta delle classi in lotta. Anche del Novecento quindi non si tratta di giudicare o emettere condanne stizzite ma di comprendere cosa è successo e perché è successo.

 Nella nostra prospettiva storica, che travalica gli individui e le generazioni – come ben si riflette anche nella compagine del partito – ripetiamo sempre che i veri rivoluzionari si riconoscono perché non hanno fretta, a differenza della borghesia che è necessariamente immediatista, tanto che confonde la new economy con quello che per noi era già old economy cento anni fa (la distruzione della proprietà privata, la smaterializzazione del Capitale, la generalizzazione dei rapporti mercantili, ecc, il nostro ABC). Non abbiamo fretta perché ci discipliniamo – collettivamente, ed individualmente anche – alle necessità più generali della nostra classe.

 Il nostro non aver fretta non significa indifferenza a quel che oggi accade alla classe operaia: il partito soffre con essa le doglie del parto della società futura. Il nostro determinismo non ci fa insensibili al pensiero, alla previsione del numero di guerre mondiali alle quali dovrà sottostare il proletariato prima di riuscire a tagliar la testa al drago immondo.

 Ma il processo rivoluzionario non può essere accelerato. Il partito non è lo acceleratore della Rivoluzione, e nemmeno rende bene il paragone con un catalizzatore, preso dalla chimica, polverina da gettare nel pentolone. Il partito è la rivoluzione, è l’organo cosciente e dirigente della Rivoluzione, è una sua organica condizione.

 Il nostro compito e ambizione è preparare, con la nostra dura opera, come è scritto sotto il titolo del nostro giornale, quella indispensabile condizione della Rivoluzione, che appunto nella attuale new economy matura fino a scoppiare. In questo la nostra fretta di militanti.