[RG-77] Movimento operaio negli Stati Uniti d’America
Categorie: National Labor Union, USA
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Il relatore iniziava l’esposizione della seconda parte del rapporto rilevando come lo scoppio della Guerra di Secessione rappresentasse per il movimento sindacale americano l’azzeramento del livello organizzativo raggiunto nell’anteguerra. Tutte le unions nazionali si sciolsero, spesso perché finivano con l’avere la maggior parte degli aderenti impegnati al fronte.
Gli operai aderirono alla causa antischiavista arruolandosi sovente volontari, ma a partire dal 1863, con la istituzione nell’Unione della coscrizione obbligatoria, i solo volontari non bastando più in seguito ai rovesci subiti dall’esercito sul fronte, scoppiarono rivolte di coscritti, specie tra gli irlandesi.
Durante il conflitto il capitalismo americano raggiunse la sua piena maturazione, ebbe un’impetuosa evoluzione, un’espansione rapidissima; sotto la spinta feconda della guerra generò e sviluppò immense e potenti forze produttive, che investirono con la loro vitalità lo sconfinato paese cambiandone il volto in pochi anni.
Tale formidabile mutamento e crescita della economia coincise con un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici, sulle spalle delle quali solamente avveniva tale “miracolo”. Negli anni di guerra i prezzi dei beni di consumo crebbero di molto e i salari reali scesero paurosamente sprofondando gli strati bassi della popolazione nella miseria più nera.
Il relatore a questo punto descriveva come, in una situazione così grave, la rabbia operaia smettesse di covare sotto la cenere e si trasformasse in lotta. Con la guerra ancora in pieno svolgimento scoppiarono scioperi un po’ dovunque, condotti con estrema decisione e conclusi con la vittoria degli operai e con la formazione di numerose leghe o unioni. Il numero di iscritti alle diverse unions passò rapidamente da poche migliaia nel 1861 a 200.000 del 1864.
La borghesia, a guerra finita, passò subito al contrattacco. Sfruttando infatti la flessione congiunturale post-bellica legata al cessare delle commesse militari e alla riconversione degli impianti, sconfisse gli scioperi che si opponevano ai tagli salariali e alla disoccupazione formando associazioni territoriali padronali che concordarono l’attuazione di serrate negli stabilimenti dove più forti erano le unions e lo spostamento della produzione laddove non esisteva o era minima la penetrazione sindacale, utilizzando in tale operazione a proprio vantaggio la concorrenza e la scarsa coesione esistente fra le unions.
La sconfitta farà sorgere tra i proletari l’esigenza di dotarsi di una confederazione unitaria che coordinasse l’azione delle trade unions. Sorgerà a Baltimora nel 1866 la National Labor Union.
L’esposizione terminava rilevando che lo sviluppo della grande industria e il massiccio utilizzo di sempre più evoluti macchinari, che ebbe inizio con la guerra di secessione, determinò una progressiva, se si vuole lenta, ma inesorabile semplificazione dei processi produttivi, che portò con sé la sempre maggiore perdita di ogni distinzione sostanziale fra operai skilled (qualificati) ed unskilled (non qualificati). La conseguenza di questo processo, che si protrasse per almeno un trentennio prima di giungere a pieno compimento, assumendo diverse velocità e ritmi nei diversi rami dell’industria, fu il prodursi, come riflesso del mutamento materiale in corso, di un dualismo all’interno del movimento sindacale americano tra la forma craft-unionist (su base di mestiere) e quella definita industrial-unionist (si base d’industria).
Ed è sotto la spinta di questo cambiamento materiale che si farà strada, prima timidamente nella NLU e poi sempre più diffusamente e massicciamente, la necessità di estendere l’organizzazione sindacale a tutti i salariati senza distinzione alcuna tra mestieri, sesso, razza, ecc., in contrapposizione con le trade che tendevano a trasformarsi gradualmente, man mano che i mutamenti intervenuti in fabbrica si estendevano e si generalizzavano, da strumenti utili a reazionari freni dello sviluppo ulteriore del movimento.