Partito Comunista Internazionale

[RG-77] Per la Storia della Sinistra

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Concludeva i lavori della intensa seduta del sabato il rapporto sulla Storia della Sinistra. Iniziava con una rapidissima illustrazione delle “Tesi Caratteristiche” del 1951 che, a ragione, costituiscono la base programmatica dell’attuale nostro partito. Allora si trattò di un parto doloroso per la nostra compagine, tanto che ne determinò una grave spaccatura, con il volontario abbandono di coloro che non furono in grado di comprenderne la grande portata. Possiamo affermare che le organizzazioni politiche che oggi scimmiottano una discendenza diretta dalla scuola della Sinistra comunista, in realtà sono tutti quanti gruppi ante-1951, che cioè non hanno assimilato quei principi fondamentali, che non hanno saputo trarre fino in fondo le lezioni della controrivoluzione. Eppure le “Tesi caratteristiche” non costituirono né una svolta, né un aggiustamento di rotta, ribadirono puntualmente i cardini dottrinari e programmatici del marxismo rivoluzionario così come la Sinistra comunista da sempre li aveva formulati ed applicati. Tuttavia costituirono un salto di qualità, nel senso che con esse venne finalmente codificata la soluzione di tutte le questioni sollevate nella terza ondata degenerativa iniziata nel 1926.

 Il relatore ripercorreva, partendo dalle tesi di Lione, le ragioni che determinarono la degenerazione di Mosca. Se la rivoluzione russa aveva dimostrato, sia dal punto di vista teorico sia pratico, la validità del programma marxista rivoluzionario e sul piano dottrinario sgombrato il campo della lotta di classe dal riformismo socialdemocratico, sul piano organizzativo e tattico la nuova organizzazione internazionale commise molteplici errori nella speranza di poter forzare, a livello internazionale, i rapporti di forza fra le classi ed esportare in tempi brevissimi la rivoluzione al di là delle frontiere russe nel cuore d’Europa.

 Da parte dei dirigenti dell’Internazionale fu creduto che fosse necessario avere sùbito l’adesione di consistenti masse di proletari che in seguito sarebbero state temprate al fuoco della lotta rivoluzionaria. Per ottenere ciò vennero progressivamente allentati i vincoli di adesione, inglobando senza badare uomini e pezzi di organizzazioni chiaramente opportunisti se non addirittura sciovinisti. Nel frattempo si richiedeva la maggiore elasticità tattica, che passava dall’elezionismo, ai fronti unici, alle parole d’ordine del governo operaio, operaio e contadino, insomma tutta una serie di rivendicazioni di carattere provvisorio che avrebbero dovuto servire a conquistare ai partiti comunisti la maggioranza della classe operaia. La terza Internazionale si immedesimò talmente in questa pratica che il tatticismo da mezzo divenne fine, finché al proletariato internazionale non restò altro compito che quello di massa di manovra a favore degli interessi contingenti e variabili dello Stato russo.

 Nei rapporti tra gli organi del movimento comunista prevalse molte volte la politica a doppio aspetto, una subordinazione delle motivazioni teoretiche ai moventi occasionali, troppo facilmente nelle grandi e fondamentali decisioni dell’Internazionale entrava l’elemento dell’improvvisazione, della sorpresa e del cambiamento di scena, disorientando i compagni ed i proletari.

 Tuttavia la sinistra italiana, che per prima aveva messo in guardia il movimento rivoluzionario internazionale dai pericoli di degenerazione, si dimostrò molto cauta quando un po’ ovunque cominciarono a nascere “opposizioni di sinistra”. Di fronte alla ormai evidente, anche se allora non irreversibile, degenerazione dell’Internazionale comunista, noi rifiutammo di condurre una lotta politica di tipo parlamentaristico e bloccarda con i vari gruppi che, dato il loro estremo confusionismo teorico, di volta in volta nascevano e morivano oscillando come pendoli tra la più fedele ortodossia stalinista e l’opposizione ultrasinistra.

 La nostra corrente condusse quindi la sua battaglia all’interno del partito finché non le vennero tolte tutte le possibilità di azione, ingoiando anche molti rospi dal punto di vista della disciplina formale, ma senza mai cedere un palmo sulle questioni di principio e di dottrina ed allo stesso tempo non cessò un solo istante dall’impegno nella elaborazione teorica, mirando soprattutto alla costruzione di una linea di sinistra veramente generale e non occasionale.

 Noi fummo allora, come del resto lo siamo oggi, tacciati di estraniarci dalle lotte di classe per rinchiuderci volontariamente in una torre d’avorio della teoria, mentre al contrario non si capì e non si capisce oggi che i rapporti di forza tra le classi non si possono alterare con atti volontari. Chi ebbe fretta di fare la rivoluzione, ben presto si dimenticò della necessità della rivoluzione e cadde inesorabilmente nelle braccia della difesa della democrazia, dell’antifascismo, cioè del tradimento socialdemocratico e stalinista.

 Il processo di elaborazione teorica e di bilancio degli avvenimenti internazionali, in particolare della guerra imperialistica e della partecipazione della Russia a fianco della coalizione vincitrice, determinarono una selezione naturale dei vari raggruppamenti internazionali di sinistra, sorti in opposizione all’indirizzo ufficiale di Mosca. Cosicché, quando nel 1949, lanciammo il nostro “Appello per la riorganizzazione internazionale del movimento”, al di là di generiche manifestazioni di insofferenza nei confronti dell’opportunismo stalinista, nessuna organizzazione seppe rispondere a quei minimi requisiti per una riorganizzazione marxista rivoluzionaria.