Partito Comunista Internazionale

[RG-77] Lavoro e tecnica

Categorie: Technology

Questo articolo è stato pubblicato in:

Di fronte alla “new economy” si esercitano apocalittici ed integrati, apologeti e riformisti che si dilaniano nel fare previsioni e tentare progetti che non durano un giorno. La nostra conoscenza della natura della Tecnica non ha bisogno di revisioni. Questo intendiamo dimostrare con questo lavoro.

 Una della più strane favole che si raccontano su di noi comunisti è che saremmo attardati ad un “modello di lotta” contro il capitalismo ormai obsoleto a causa delle profonde “rivoluzioni” che questo avrebbe subito particolarmente negli ultimi anni. Sarebbe passato, secondo molti analisti, ad un “assottigliamento progressivo” dei prodotti del lavoro umano: «dai materiali carichi di tradizione della bottega artigiana, alle merci standardizzate della fabbrica fordista, agli odierni materiali “zelig”, leggeri, privi di identità, disponibili ad assumere qualsiasi forma in quanto ridotti a mere superficie comunicative, a schermi costruiti dall’elettronica».

 Tutto si dice, meno che questi nuovi prodotti sono ancora ed inevitabilmente merci e che, finché saranno tali, anche se leggere, aeree, smaterializzate, continueranno ad essere pur sempre gonfie di lavoro estorto al proletariato, dovunque dislocato, nelle “alleggerite” fabbriche metropolitane oppure in invisibili e mefitici hangar del terzo mondo che, come si lamenta in vena di umanesimo peloso, utilizzano il lavoro dei fanciulli.

 Come se, insomma, Marx non avesse previsto chiaramente e descritto scientificamente l’inevitabilità della formazione della cosiddetta “intelligenza connettiva”, che non è altro poi che il general intellect di cui parla il nostro.

 Così, in rapporto al rivoluzionamento forzato delle forze produttive, i vecchi rapporti di produzione, che sono il vecchio capitalismo di stampo imperialistico, si dimostrano sempre più incapaci di contenerli, messi a dura prova dalle tensioni, dalle turbolenze non solo finanziarie ma anche strutturali, al punto che senza guerra non sono capaci di ricreare le condizioni per riprendere vigore e nuova lena.