[RG-77] Attività sindacale
Indici: Questione Sindacale
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Il penultimo relatore riferiva sulla attualmente, per forza di cose, ridotta attività sindacale, che riteniamo però di grande importanza in quanto esplicazione nell’oggi dell’enorme mole di lavoro teorico sul tema e di battaglia pratica del Partito nel secondo dopoguerra.
Il partito ha sempre salutato con entusiasmo e messo le sue forze a disposizione di ogni gruppo di lavoratori che sia sceso in lotta contro il capitale e il suo regime. Il nostro compito non si limita né si incentra sulla propaganda al fine del reclutamento di partito, quanto su quello di indicare la giusta rotta al movimento difensivo operaio attingendo alla conoscenza delle insidie e pericoli generali che lo minacciano.
Incoraggiamo ogni pur debole segnale di rivolta e non sottomissione al regime del capitale perché lo inscriviamo nel percorso che culmina nella Rivoluzione. Può succedere, come mille volte è successo in passato, che queste forze, minime o maggiori, disertino il terreno di classe cercando rifugio nelle istituzioni borghesi o confluendo nei carrozzoni confederali. Ma ogni volta che si esprimono energie di classe il nostro lavoro deve essere lì per difenderle dai nemici, il che, in fin dei conti, non significherà altro che accompagnarle all’organizzazione e alla lotta generale difensiva e, senza contraddizione, alla presa del potere da parte del partito e al comunismo.
Il Partito è esterno all’azione economica nel senso che detiene una rotta immutata, un programma politico di emancipazione sociale che non cambia o si adatta al variare dei rapporti di forza tra le classi: ieri, oggi e domani ripeteremo sempre: dittatura del proletariato. La lotta economica, che da sola non basta per la rivoluzione, è però una palestra, in cui il proletariato, menando pugni e raccogliendo bastonate, tesse la sua rete di associazioni economiche.
È nel vivo di questa battaglia, sul campo dell’azione sindacale, che il proletariato riconosce tra i tanti, il suo partito. I militanti sindacali comunisti infatti, anche quando si sono disciplinati ad azioni di classe condotte con metodi non coincidenti con i loro, hanno saputo sempre anticipare quale sarebbe stato il giusto atteggiamento per la difesa della classe, raccordando la battaglia difensiva economica con quella più generale dell’emancipazione dalla schiavitù del lavoro salariato. Ecco perché oggi siamo al fianco di quei gruppi di lavoratori che battendo il pugno sul tavolo hanno scelto di combattere il capitale, per quanto partano da posizioni ingenue ed anche pericolose, che possono portare in strade senza ritorno.
Rispetto alla nostra parola d’ordine del Fuori e Contro i sindacati di regime, veniva quindi data la valutazione della attuale galassia di mini sigle sindacali, che sindacati non si possono dire, data spesso l’estrema esiguità dei loro iscritti: semmai sono degli embrioni di sindacato. Alcuni non lo sono, in quanto si propongono non la difesa economica della classe, ma un reclutamento operaio su di un piano politico; altri attendono la prova sul campo di potersi fare punto di riferimento dei lavoratori in lotta; altri hanno già un notevole seguito e non disprezzabili tradizioni.
Questioni in annosa discussione, diversamente impostate e risolte, discriminanti o meno al loro interno sono: la riscossione delle quote per delega, cioè il fornire l’elenco degli iscritti al padrone e allo Stato, i quali, registrato così il numero delle tessere, dovrebbero “riconoscere” l’organizzazione e assicurarle i relativi “diritti sindacali”. Altra è se partecipare o meno alle RSU. Altra ancora se sottoscrivere i codici di autoregolamentazione dello sciopero.
Ricordando che il nostro lavoro sindacale abbisogna di due soli presupposti: il carattere di classe del movimento, essere cioè indipendente dal nemico, e la possibilità della sua conquista da parte della direzione comunista, veniva fatto presente come il partito non debba avere esitazioni ad appoggiare e dare il suo indirizzo immediato a qualsiasi pur piccolo gruppo di lavoratori che si ribelli e scenda in combattimento contro il capitale.
Fondamentale è avere chiara la necessaria prospettiva della rinascita sindacale per la difesa incondizionata degli interessi contingenti della classe operaia. Su questa strada, la classe nel suo insieme, quando riprenderà il movimento, con quale velocità non ci è dato oggi conoscere, picchierà la testa contro tutte le illusioni democratiche. Al primo sciopero vietato per legge dovrà fare i conti con i codici di autoregolamentazione, alla prima richiesta di aumenti superiori al tasso di inflazione programmato dovrà fare i conti con le RSU (per parteciparvi bisogna sottoscrivere il patto di Natale)… Da materialisti non ci aspettiamo il contrario: che prima si chiariscano nelle menti dei proletari tutte le insidie e gli errori e poi inizi la lotta è sequenza idealistica, che purtroppo aleggia in quella parte di raggruppamenti che teorizzano l’ibrido del sindacato-partito (Slai-Cobas e altri).
Oggi un movimento operaio che ha smarrito ogni tradizione e ricordo di metodi ed esperienza di classe, il cui spaventoso rinculo lo porta a ripartire da posizioni molto ingenue, dovrà materialmente imparare dall’esperienza della lotta cosa vuol dire tessera per delega, autoregolamentazione, ecc. Noi sappiamo che sono solo forme di controllo e di corruzione della classe, corruttele che tendono ad avvelenare a morte questi embrioni di sindacati. Ma, ove questo non sia ancora compiuto, nostro dovere è cercare di dimostrare loro, nel corso della lotta e dopo le necessarie esperienze, che l’azione più efficace è quella condotta secondo l’indirizzo comunista. Diversamente si ponevano le cose quando il partito poteva ancora dare la consegna della “Difesa del sindacato rosso”: per la CGIL 1969 la introduzione della tessera per delega era la sanzione ultima, che rendeva irreversibile il suo processo di inquadramento all’interno dello Stato borghese; per gli embrioni di sindacato di oggi è un intralcio che la lotta di classe dovrà superare riscoprendo il vecchio ottimo sistema di riscossione delle quote mediante una rete di attivisti, i collettori, prima organizzazione di base e collegamento continuo tra iscritti e struttura, che assicurava la riservatezza necessaria a proteggere gli iscritti dalle ritorsioni padronali e statali, ecc.