Partito Comunista Internazionale

La inflazione programmata è solo una scure sui salari

Categorie: Inflation, Italy

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L’aumento dei prezzi e delle tariffe e il deprezzamento dell’Euro nei confronti del Dollaro hanno ridicolizzato con la forza dell’evidenza il concetto di “inflazione programmata” inventato dai sindacati di regime: in suo nome avevano concluso dei contratti di lavoro secondo cui gli aumenti salariali sarebbero stati rapportati al previsto futuro andamento del carovita. Tale parità coi prezzi non sarebbe però più stata mantenuta automaticamente: con i famigerati accordi di luglio ’92 e ’93 infatti veniva smantellata la contingenza, tant’è che in molti CCNL addirittura si è giunti ad operare una sorta di damnatio memoriae, condanna della memoria, essendo sparita anche come parola. La parità con i prezzi è insomma un massimo che i contratti non possono superare ma che non è garantito che raggiungano.

 Si noti il significato della cosa: la classe operaia rinuncerebbe per principio, e prima di ingaggiare battaglia, anche a sperare in un miglioramento della sua condizione ed ogni suo sforzo potrebbe, se va bene, ottenere il mantenimento dello stato attuale. Un vero monumento alla Conservazione, stato psicologico proprio di estesi strati della classe lavoratrice dei paesi occidentali e che caratterizza i tristi tempi che corrono. Tutti sanno però che è solo una misera Utopia: le condizioni della classe operaia, nel turbine della vita moderna, non restano mai uguali: attualmente stanno peggiorando; solo con le lotte potrebbero migliorare.

 Per di più, come era prevedibile, oggi si scopre che i livelli “programmati” sono stati superati dall’inflazione reale, a tutto danno dei salari. L’Istat rileva che in marzo, contro un 2,1% previsto, i prezzi al consumo sono aumentati del 2,5%. Altre fonti come l’Adusbef, citata da varie pubblicazioni specialistiche, dettagliano gli incrementi mensili di maggiore spesa calcolando che solo acqua, benzina, gasolio, trasporti, generi alimentari, medicinali, assicurazione auto ed abbigliamento sommate danno un aumento mensile di lire 169.000. Se la borghesia di fronte all’inflazione può reagire giocando al rialzo sui suoi listini di vendita, la classe operaia invece, con le paghe bloccate da contratti-capestro, vede ridotta la sua capacità di consumo. Possiamo misurare la perdita confrontando quell’andamento del caro-vita con i corrispondenti aumenti della paga-base in aprile per i metalmeccanici (laddove, ovviamente, i padroni si siano “ricordati” di adeguare i cedolini): da un minimo per il III livello di lire 26.500 ad un massimo per il VI livello di 50.500, sempre ampiamente minori delle 169.000 lire stimate di carovita; si badi, poi, che stiamo ragionando su valori lordi a cui andrebbero detratti i contributi previdenziali e il carico fiscale.

 Su questa erosione del potere d’acquisto del salario operaio ci sarebbe quindi da impostare una lotta rivendicativa per forti aumenti. I sindacati di regime, in una fase ascendente di pieno impiego e di robuste lotte operaie che avrebbero potuto esigere forti aumenti salariali oltre l’inflazione, pretesero di rinchiudere la determinazione dei salari nel meccanismo matematico della scala mobile; quando quel meccanismo avrebbe finalmente difeso i calanti salari ecco che inventano il metodo dell’inflazione programmata, comunque nel tentativo di evitare la mobilitazione operaia.

 Adesso sono concentrati su problemi più “qualificanti” come la revisione delle discipline sui licenziamenti, le gestione (loro) dei fondi pensione e varie manovre sulla previdenza pensionistica. È fin troppo facile prevedere che le conclusioni raggiunte saranno una nuova fregatura per i lavoratori: stipendi da fame oggi, pensioni (se ci saranno) da fame domani, più facilità di licenziamento, più difficoltà di scioperare con sindacati Cgil-Cisl-Uil ed autonomi totalmente collusi con Stato e Capitale.

 L’indicazione che il partito dà è quella di una riorganizzazione fuori e contro i sindacati di regime, per lotte che tendano alla difesa senza condizioni della situazione operaia, cioè per forti aumenti salariali e per la parità di trattamento di tutti i lavoratori.