Il volantino del partito distribuito alla manifestazione per lo sciopero generale del Pubblico Impiego
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Negli ultimi anni, mentre i profitti del capitale industriale e finanziario sono aumentati costantemente, la condizione della classe lavoratrice è peggiorata giorno dopo giorno.
La svalutazione dell’Euro rende più appetibili i prodotti europei sul mercato mondiale ma svaluta i salari che non sono più legati ad un meccanismo automatico di rivalutazione, dopo l’abolizione della contingenza.
I sindacati confederali, inginocchiati di fronte alle “compatibilità”, chiedono aumenti minimi e sempre più legati al tipo di lavoro, al “merito”, alla “produttività”: è una politica voluta dal padronato per spezzare il movimento operaio, per mettere un lavoratore contro l’altro.
Ma non è solo sul piano salariale che il padronato conduce i suoi attacchi; parallelamente cerca di imporre anche condizioni di lavoro sempre meno protette, sempre più “libere”: libertà di licenziamento, lavoro a tempo determinato, a tempo parziale, i cosiddetti “contratti atipici” sono ormai la regola; l’orario di lavoro di 7 o 8 ore per cinque giorni è ormai un’utopia; quando c’è lavoro non c’è orario e quando non c’è lavoro si sta a casa. Questa politica è già passata in molte categorie del settore privato con la collaborazione fattiva dei Sindacati tricolore CGIL-CISL-UIL; questa stessa politica si sta cercando di imporre anche nel pubblico impiego, con l’assunzione di trimestrali, con l’utilizzo degli obiettori, dei “Lavori Socialmente Utili”, ecc.
La continua diminuzione degli addetti, comporta un costante aumento dei ritmi di lavoro in tutti i settori, in quello privato come in quello pubblico e il costante aumento degli incidenti e dei morti sul lavoro sta a testimoniare come le condizioni in cui si è costretti a lavorare, nonostante le belle parole di politici e sindacalisti, siano sempre peggiori.
Lo sciopero generale di oggi 13 ottobre è dunque un segnale. È il segnale che una parte consistente di lavoratori pubblici vuole opporsi ai piani del padronato e del governo, appoggiati apertamente dalla triade sindacale confederale!
Contro i quattro soldi offerti dal governo e dai sindacati confederali, con lo sciopero di oggi i lavoratori chiedono un aumento salariale in grado di recuperare quanto è stato loro tolto negli ultimi anni; un salario più alto per permettere inoltre di resistere meglio ai ricatti padronali e per aver più forza per lottare.
L’aumento salariale richiesto è uguale per tutti; la riduzione delle differenze di salario tra le diverse categorie e tra i diversi livelli all’interno di ogni categoria è importante perché rafforza la solidarietà tra lavoratori e ne agevola la lotta comune.
Il 16 ottobre, fra tre giorni scenderanno in sciopero i Cobas della Scuola, anch’essi per richiedere aumenti salariali non risibili. Del fatto che il Pubblico Impiego e la Scuola non abbiano scioperato lo stesso giorno sono responsabili le dirigenze dei sindacati di base che, nonostante continui richiami, a parole, all’unità, mantengono divisioni categoriali e settoriali di stampo corporativo che favoriscono solo lo Stato-padrone.
La prossima ripresa del movimento generale di lotta difensiva dovrà superare queste contrapposizioni, aprendo la strada alla formazione di un forte Sindacato di Classe che raggruppi tutte le categorie di lavoratori, fuori da ogni compatibilità col sistema capitalistico, in lotta aperta contro la classe padronale e i suoi servi politici e sindacali.
Questo movimento si troverà davanti un apparato statale nemico e sempre più agguerrito, che già in questi anni ha grandemente ridotto le libertà sindacali per lasciare libertà d’azione solo alle organizzazioni sottomesse alle esigenze padronali e statali.
Difendere le condizioni di vita e di lavoro coinciderà sempre più, per i lavoratori, con la lotta per l’abbattimento di questo regime.
– Per la ripresa della lotta generale di classe contro il regime del Profitto e dello sfruttamento del lavoro salariato!
– Per la formazione di un forte Sindacato di Classe!