[RG-78] Origine dei Sindacati in Italia
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La continuazione di questo rapporto veniva poi a riferire della impostazione smaccata riformista che negli anni precedenti la Grande Guerra assumeva la direzione della CGdL. Del regime presente denunciava gli eccessi, i casi più esasperati di ingiusta distribuzione del reddito nazionale, i casi più vistosi di speculazione sui prezzi dei generi di consumo proletario. Chiedeva quindi allo Stato un’opera di moralizzazione del capitalismo. Invece di impostare la strategia sindacale all’ottenimento di consistenti aumenti salariali si dirigevano le aspirazioni della classe verso un’utopico intervento dello Stato volto ad impedire o a trattenere l’aumento dei prezzi.
Ciò si confaceva alla tendenza della direzione del sindacato già in quegli anni a trasformarsi in un partito del lavoro, tramite fra il riformismo in fabbrica e la politica gradualista parlamentare e interclassista.
Altra anticipazione di quegli anni è la richiesta allo Stato di integrare il finanziamento di associazioni assicurative e assistenziali operaie gestite dal sindacato.
Le direzioni destrorse operavano per un capovolgimento della natura del sindacato operaio: da organo di classe, estraneo al regime borghese e alle sue istituzioni, deputato alla difesa operaia dalla voracità, dichiarata come intrinseca e inevitabile, del Capitale, si convertiva in strumento di una ritenuta possibile collaborazione sociale fra Capitale e Lavoro, della quale avrebbero tratto vantaggio sia l’una parte sia l’altra. Si sarebbe trattato non di lottare per l’aumento dei salari, necessariamente a detrimento dei profitti, ma di convincere i borghesi e il loro Stato del comune interesse al riconoscimento della funzione nazionale delle organizzazioni operaie.
Si scorge facilmente in simile impostazione una anticipazione vuoi del corporativismo mussoliniano, vuoi del sindacalismo anti e post-Mussolini, di stampo democratico o staliniano, e imperante oggi in tutti i paesi. La denuncia di simile corrompimento sul piano dell’organizzazione difensiva di classe è il grande primo compito che attende domani ogni nuova crescita della combattività operaia che dovrà tornare a porsi al di fuori di questo regime e dei suoi apparati.