[RG-78] Attività sindacale
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Chiudeva i lavori del sabato la relazione sulla nostro intervento sul piano sindacale. Premesso che la seppur minima attività sindacale che il partito oggi svolge è però fondamentale alla sua sopravvivenza, si prendevano le mosse dalle conclusioni di un ampio lavoro della metà degli anni settanta che titolava: «al fianco del più umile gruppo di sfruttati che chiede un pezzo di pane e lo difende dall’insaziabile ingordigia padronale, ma contro il meccanismo delle istituzioni presenti e contro chiunque si ponga sul loro terreno”, citazione a sua volta ripresa da un articolo in merito redatto dalla nostra corrente di Sinistra negli anni venti.
L’attività sindacale, “a contatto con la classe operaia”, è una delle definizioni del partito insieme alla sua più generale impostazione dottrinaria. Anche quando il rapporto di forza fra le classi è a noi sfavorevole, non per questo rinunciamo a penetrare ogni spiraglio perché il partito possa esercitare il ruolo che gli è proprio: collegare bisogni e passioni immediate della classe con il fine storico che verrà la classe a storicamente negare.
Il rapporto ripercorreva la storia ormai semisecolare della nostra organizzazione di Partito dimostrando come sempre abbia dedicato non piccola parte delle sue energie all’attività sindacale.
Si vantava come il partito pubblicasse “il Tranviere Rosso”, dal gennaio 1962 al settembre 1963 (quando divenne rubrica fissa su “Spartaco”), suo organo di agitazione e di intervento nella categoria dei trasporti. Nel solo 1962 ne furono stampati 42 numeri, e diffuso un totale di 15.000 copie. La direzione opportunista dei sindacati autoferrotranvieri era tenuta costantemente sotto tiro e continuamente denunciata e combattuta la sua politica di divisione e di solidarietà con il padrone.
Una delle armi dell’opportunismo è lo aziendismo, il mito del controllo operaio sul posto di lavoro, strumentale solo a chiudere le rivendicazioni nell’angusto ambiente aziendale. Anche il nostro intervento fra i tranvieri negava qualsiasi possibilità di controllo di quel ghetto reazionario che è l’azienda, irriformabile cellula dell’accumulazione del capitale. Ogni possibilità di alleanza tra padrone e operai è dichiarata disastrosa: «Non ci stancheremo mai di ripetere che vale assai più una lira conquistata con una lotta classista che mille lire attraverso pateracchi tra capi ufficiali dei lavoratori e padroni. Che conta un vantaggio economico, effimero e fittizio nel marasma della anarchia capitalistica, se non serve a rafforzare la fraternità tra proletari, il loro spirito di abnegazione, la loro combattività ?».
Ma la primordiale lotta economica resta una fatica di Sisifo se non collegata al fine ultimo più generale della classe operaia. Al Partito Comunista il compito di lanciare questo ponte.