[RG-78] Questione agraria in Colombia
Categorie: Agrarian Question, Colombia
Questo articolo è stato pubblicato in:
L’ultima relazione descriveva la storia e la situazione del grande e importante paese, originatosi dallo smembramento della Grande Colombia, da collocarsi nel quadro ben definito dal lavoro di partito sulle incompiute ed ormai non completabili rivoluzioni borghesi anche nelle più arretrate regioni dell’America Latina.
Con una posizione geografica delle più felici, un territorio singolarmente vario, dai climi diversi e adatti alle colture e all’allevamento, un sottosuolo ricco di minerali, le sofferenze sociali del paese derivano senz’altro dalla sua ricchezza piuttosto che dalla miseria.
Come in molta parte del subcontinente la questione eternamente irrisolta è quella della riforma agraria trovandosi accanto a piantagioni moderne estensive di enormi estensioni, accanto a latifondi mal condotti, una vasta presenza di un contadiname miserrimo, piccolo e medio che avanza la sua secolare rivendicazione per la terra.
Questa da sempre inesorabilmente urta con la forza del potere politico che emana, anche in Colombia, sul codominio della classe fondiaria interna associata alla classe borghese esterna dei vari imperialismi che nei settori agrario, minerario e industriale del paese investono grandi capitali.
Contro questo Stato e contro la sue milizie non ufficiali si combatte da più di mezzo secolo una permanente e sanguinosa guerra civile, condotta da una parte dal contadiname, col quale spesso solidarizza la piccola borghesia urbana e intellettuale, dall’altra da un robusto movimento sindacale della niente affatto trascurabile classe operaia.
Le tre diverse formazioni guerrigliere, che incanalano la rivolta nelle campagne e le loro necessità difensive di fronte alle violenze dei mercenari dei terratenientes e delle imprese gringos, esprimono tutt’altro che un programma contadino-rivoluzionario ma quello proprio dei contadini medi, o aspiranti tali, che rivendicano il diritto di sfruttare capitalisticamente sulle loro terre braccianti e contadini poveri. Le Farc chiedono quindi d’essere riconosciute come forza nazionale, e lo sono anche, e nelle trattative in corso con il governo propongono un “Accordo di ricostruzione e di riconciliazione nazionale”. Sono quindi un partito della piccola borghesia, non rivoluzionario, armato per necessità ma legalitario e pacifista per costituzione, che cioè non vuol vincere ad ogni costo.
Visto il tipo di potere nel paese, ciò non lo salva dalla spietata ferocia del terrorismo legale ed extra-legale, statale e privato.
La grave crisi economica e sociale del paese andino bisogna che esprima quindi un partito rivoluzionario, che prevediamo potrà essere solo quello comunista del proletariato. Questo movimento diretto dal proletariato industriale e agricolo, forse in una sollevazione comune di tutti i paesi di quella che fu la “Grande Colombia”, con Venezuela ed Ecuador, tenderà alla distruzione del potere borghese, anche mobilitando la massa del contadiname più povero affamato di terra.