Conflitti di classe in Italia nello specchio dell’attività del partito
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Il partito è intervenuto in diverse mobilitazioni sindacali in queste ultime settimane, con appositi testi distribuiti fra i lavoratori che qui di seguito pubblichiamo:
– alla manifestazione nazionale a Roma per lo sciopero generale dei lavoratori del Pubblico Impiego promosso dalla sola Usb il 10 maggio;
– alla manifestazione nazionale a Roma del 17 maggio per lo sciopero dei lavoratori della scuola indetto da tutti i sindacati di base, tranne Usb;
– alla manifestazione genovese dei portuali del 23 maggio per lo sciopero nazionale della categoria per il rinnovo del contratto nazionale promossa dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil (Filt, Fit, Uil Trasporti);
– alla manifestazione nazionale del 3 giugno a Roma per lo sciopero dei lavoratori delle poste, organizzata unitariamente dai sindacati di base presenti nelle Poste Italiane (Cobas Poste, Slg Cub, SI Cobas Poste, Cub Poste);
– alle manifestazioni interregionali di Milano, Firenze e Napoli del 14 giugno per lo sciopero nazionale dei metalmeccanici promosso da Cgil, Cisl e Uil.
I volantini hanno ripetuto due indirizzi di lotta: l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, cioè dei sindacati di base e dei gruppi di opposizione in Cgil, e l’unità d’azione dei lavoratori al di sopra delle divisioni fra stabilimenti, aziende, categorie, paesi.
In ciascuna occasione, secondo i caratteri della singola mobilitazione, questi indirizzi sono stati precisati con indicazioni puntuali.
Il 10 maggio, ad esempio, è stato posto l’accento sul fatto che lo sciopero fosse stato proclamato dalla sola Usb, per volontà della sua dirigenza, e come fosse invece necessaria una preparazione unitaria della mobilitazione con le altre organizzazioni e correnti del sindacalismo conflittuale.
Il 17 maggio, il 23 maggio ed il 3 giugno abbiamo evidenziato la necessità di superare i limiti della categoria ricercando l’unità nella lotta col resto della classe lavoratrice, non negando ma andando oltre l’orgoglio di appartenenza a quel determinato settore lavorativo, per la sua storia di lotta (portuali) o per la sua funzione sociale (scuola e postali), ponendo al centro della lotta quelle rivendicazioni che unificano tutti lavoratori.
Il 14 giugno, partendo da una critica ai fondamenti ideologici del sindacalismo di regime, si è evidenziata:
– da un lato la necessità da parte del sindacalismo di base di attenersi al principio pratico dell’unità d’azione dei lavoratori, partecipando in modo unitario ed organizzato agli scioperi e alle manifestazioni promossi dal sindacalismo di regime, per portare le parole d’ordine del sindacalismo di classe fra le masse operaie ancora controllate da questi sindacati;
– dall’altro lato la necessità di superare in diverse direzioni le divisioni fra le lotte operaie poste dal padronato e dai sindacati di regime.
Sulla scorta di questi due indirizzi – unità d’azione del sindacalismo conflittuale ed unità d’azione dei lavoratori – il partito ha proseguito nel collaborare all’attività del gruppo di opposizione interna alla Usb (Coordinamento Iscritti Usb per il Sindacato di Classe) ed a quella del coordinamento intersindacale costituitosi a gennaio scorso e denominatosi Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati per l’Unità della Classe.
A firma del Coordinamento Iscritti Usb per il Sindacato di Classe:
– il 13 maggio è stato pubblicato un documento titolato “Sullo sciopero separato di Usb del 12 aprile alle Agenzie Fiscali”, in cui, sulla base dei dati di adesione allo sciopero proclamato dalla sola Usb il 12 aprile, forniti dal ministero della Pubblica Amministrazione, pari allo 3,68%, era messo in evidenza il fallimento della pratica delle azioni sindacali separate e veniva ribadito l’indirizzo dell’unità d’azione anche coi lavoratori mobilitati dai sindacati di regime, che avevano proclamato lo sciopero in quel settore 10 giorni prima (il 2 aprile), con un’adesione del 68%;
– il 5 giugno è stato pubblicato il comunicato “Solidarietà ai compagni del SI Cobas Sarah e Luca! La sola difesa dei lavoratori dallo sfruttamento e dalla repressione padronali è la forza della lotta!”. Vi si portava la solidarietà verso due giovani militanti del SI Cobas di Firenze colpiti dalla repressione, superando la indifferenza reciproca fra i dirigenti della Usb e del SI Cobas. Vi era elogiata una analoga presa di posizione della Usb Lavoro Privato fiorentina. Si ricordava la corretta impostazione sindacale classista, che basa la difesa dei lavoratori e della loro organizzazione sulla forza della lotta, come afferma il titolo, e non nella ricerca di un appoggio nelle istituzioni o nelle forze politiche cosiddette democratiche, con ciò criticando il contenuto sia del documento di solidarietà dell’Usb Lavoro Privato di Firenze, sia l’appello a difesa dei due militanti redatto dal SI Cobas;
– il 9 giugno è stato pubblicato un comunicato intitolato “Sullo sciopero nazionale dei metalmeccanici proclamato da Fiom, Fim e Uilm”, in cui, dopo aver duramente criticato l’operato e l’ideologia dei sindacati di regime, si ribadiva l’indirizzo di partecipare allo sciopero ed alle manifestazioni da essi organizzate, al fine di diffondere gli indirizzi di lotta del sindacalismo conflittuale fra i lavoratori, ancora in maggioranza controllati da quei sindacati.
A firma del Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici per l’Unità della Classe sono invece stati pubblicati:
– un volantino di saluto dello sciopero unitario dei sindacati di base per i lavoratori della scuola del 17 maggio – “Il nostro saluto ai lavoratori della scuola in lotta” – distribuito alla manifestazione di Roma;
– un comunicato di solidarietà, datato 2 giugno, con i giovani organizzatori del SI Cobas di Firenze e Prato colpiti da un “foglio di via” comminato loro dalla questura pratese (“Solidarietà a Sarah e Luca”;
– un volantino per lo sciopero unitario dei sindacati di base dei postali del 3 giugno distribuito alla manifestazione a Roma (“Coi postali in lotta!”;
– un comunicato, datato 4 giugno, di commento alla riuscita conferenza regionale tenuta dal Coordinamento a Firenze intitolata “Pacchetto Sicurezza-Salvini: attacco alle lotte e all’organizzazione dei lavoratori ”;
– il volantino per lo sciopero nazionale del 14 giugno dei metalmeccanici, distribuito a Milano, Firenze e Napoli (“Per l’unione delle lotte della classe lavoratrice!”);
– il comunicato, datato 16 giugno, di convocazione della nuova assemblea nazionale indetta per domenica 23 giugno a Firenze;
– un volantino intitolato “Guerra alla guerra!” distribuito il 19 giugno al presidio organizzato dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova contro il carico di materiale bellico su una nave saudita;
– un comunicato del 20 giugno intitolato “Napoli, Prato, Modena Cremona” in cui si commentavano i recenti episodi avvenuti nelle mobilitazioni operaie in quelle città;
– il resoconto ed il verbale dell’assemblea nazionale del Coordinamento tenutasi domenica 23 giugno a Firenze;
– infine all’assemblea nazionale è stato distribuito il primo numero del Bollettino a stampa del Coordinamento.
Qui di seguito rendiamo brevemente conto delle mobilitazioni sopra enumerate in cui il partito è intervenuto.
Roma, 10 maggio
Sciopero generale dei lavoratori del Pubblico Impiego
La manifestazione per lo sciopero generale del Pubblico Impiego, come detto proclamato dalla sola Usb, è stata emblematica del fallimento della pratica degli scioperi separati, nonché delle difficoltà di questo sindacato di base e del suo declino in questo settore della classe lavoratrice, da cui pur è nato a fine anni ‘70, crescendo in esso e restandovi confinato fino a pochi anni or sono.
Erano presenti non più di 150 lavoratori, ad una manifestazione nazionale per un settore della classe salariata, il Pubblico Impiego, di cui fanno parte circa 2 milioni e mezzo di addetti. Allo sciopero, secondo i dati forniti dal Ministero della Pubblica Amministrazione, ha aderito lo 0,98% dei lavoratori.
In piazza non era presente quindi nemmeno la struttura nazionale del sindacato. Per altro il 16 ottobre 2015 Usb aveva organizzato un’assemblea nazionale dei delegati del Pubblico Impiego che riuscì a riempire quella stessa piazza; o ancora nel maggio del 2010, poco dopo la fondazione di questo sindacato – dall’unione di RdB ed SdL, insieme ad alcuni gruppi della Cub – sempre per uno sciopero generale del Pubblico Impiego Usb riuscì ad organizzare tre manifestazioni nazionali, a Napoli, Roma e Milano, ciascuna con oltre un migliaio di lavoratori.
D’altronde la preparazione dello sciopero e della manifestazione è stata del tutto carente. Alle strutture territoriali del sindacato la comunicazione della manifestazione nazionale a Roma è giunta con soli 8 giorni di anticipo. Pochissime sono state le assemblee svolte sul posto di lavoro in preparazione dello sciopero.
Su come si è giunti a questo sciopero il Coordinamento Iscritti Usb per il Sindacato di Classe ha scritto in modo dettagliato mettendo ben a nudo l’ambigua condotta della dirigenza della Usb, che sembra aver proclamato lo sciopero senza poi impegnarsi ad organizzarlo.
Ha inoltre fiaccato lo sciopero il sostegno che buona parte dei dirigenti della Usb hanno dato all’ascesa elettorale del Movimento 5 Stelle, il che ha diffuso fasulle illusioni anche in una parte degli iscritti verso quell’imbroglio di partito – fin dal principio chiaramente antioperaio per chi conosce l’Abc del marxismo.
A questo sembra essersi sommato un atteggiamento disfattista dei dirigenti per far fallire la mobilitazione da essi stessi proclamata. Vi sono ragioni per credere che non sia solo la condotta passata della dirigenza di Usb ad aver pesato sul fallimento dello sciopero, ma anche motivazioni attuali. Oltre al rifiuto ad organizzare lo sciopero in modo unitario col resto del sindacalismo conflittuale, appare in antitesi e a discapito dell’efficacia della lotta il continuo civettare con una parte delle forze politiche al governo, volto ad ottenere un maggiore riconoscimento sindacale, una legge sulla rappresentanza che favorisca l’Usb, dando credito alla demagogia del Movimento 5 Stelle sul salario minimo di 9 euro lordi l’ora.
Per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori
Lavoratori del pubblico impiego !
Dopo anni di blocco contrattuale l’anno scorso vi è stato rinnovato il contratto nazionale di lavoro con aumenti salariali bassi, che non hanno recuperato il potere di acquisto del salario perduto. I vostri salari reali continuano così a scendere, come in linea generale accade a tutta la classe lavoratrice.
Questi rinnovi sono, per altro, avvenuti con grave ritardo, cioè nell’ultimo anno della vigenza dei contratti (2016‑2018). Pochi mesi dopo la loro firma da parte dei sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), da gennaio di quest’anno, sono già scaduti.
Ad oggi, a cinque mesi dalla loro scadenza, nessuna trattativa è stata ancora avviata. Il padronato pubblico – cioè lo Stato borghese coi suoi rappresentanti governativi di turno – punta, come fanno tutti i padroni, “pubblici” e “privati”, a rinnovare i contratti con un ritardo ben ampio, pagando poi i mesi o gli anni di “vacanza contrattuale” con i pochi spiccioli della cosiddetta “una tantum”, fregando i lavoratori anche per questa via.
A ciò si aggiunge il dato fondamentale che l’economia capitalista si trova sull’orlo di un nuovo avvitarsi della sua crisi mondiale di sovrapproduzione, in cui inesorabilmente – come previsto dall’autentico marxismo e confermato dai fatti – è destinata a piombare. Ragion per cui, se questa dovesse giungere prima del rinnovo dei contratti, si prospetterebbe per i lavoratori una situazione ancora più sfavorevole, di cui il regime padronale approfitterebbe certamente per non concedere nulla e pretendere anzi ulteriori gravi peggioramenti.
L’organizzazione della lotta delle categorie di lavoratori cui sono scaduti i contratti – non solo dei dipendenti pubblici quindi ma anche, per esempio, dei metalmeccanici, dei lavoratori dell’igiene ambientale, dei ferrovieri – richiederebbe perciò un’azione tempestiva.
Oggi l’Unione Sindacale di Base chiama i lavoratori del pubblico impiego allo sciopero per rivendicazioni fra cui quelle principali e che difendono la classe lavoratrice: forti aumenti salariali; assunzioni; contro le esternalizzazioni e per le re‑internalizzazioni; stabilizzazione dei precari.
Uno sciopero necessario e quanto mai urgente, che anzi si sarebbe dovuto dispiegare già nell’autunno scorso, quando era in via di approvazione la legge di bilancio che ha stabilito le risorse da stanziare per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego con un’ordine di grandezza tale da far prevedere aumenti medi di soli 40 euro lordi, a fronte dei già miseri 80 del rinnovo contrattuale precedente.
Il governo in carica, che si ammanta di rappresentare “il cambiamento”, agisce quindi contro i lavoratori in perfetta continuità coi precedenti, come giustamente denuncia lo stesso manifesto dell’USB per l’indizione dello sciopero odierno.
Ma la dirigenza di USB ha la grave responsabilità di aver contribuito ad illudere i lavoratori circa la natura del Movimento 5 Stelle, sostenendone di fatto il successo elettorale. Queste aspettative oggi sono di ostacolo a quella mobilitazione dei lavoratori che è la sola in grado di difenderne gli interessi.
Tutt’ora il rapporto fra le forze di governo e la dirigenza di USB la frena nell’organizzare la lotta dei lavoratori con la risolutezza che sarebbe necessaria.
Non appare certo un caso che l’autunno scorso – per la prima volta da quando esiste l’USB (maggio 2010) – la sua dirigenza non abbia proclamato lo sciopero generale di tutti i lavoratori, mentre lo hanno fatto altri sindacati di base (SI Cobas, Cub ed altri) e mentre erano in via di approvazione la Legge di Bilancio ed il Decreto Sicurezza !
Anche la vicenda della rinuncia allo sciopero generale proclamato per il 12 aprile scorso e della sua derubricazione a scioperi di settore, fra cui quello odierno, conferma che va a danno della lotta la speranza covata dai dirigenti di Usb di poter godere di un rapporto favorevole con l’attuale governo, ed in virtù di questo di ottenere miglioramenti per la classe lavoratrice.
La delibera della Commissione di Garanzia che imponeva la revoca dello sciopero del 12 aprile, infatti, era perfettamente aggirabile: bastava proclamare nuovamente lo sciopero dopo l’8 marzo, come per altro è stato fatto per lo sciopero delle Agenzie Fiscali. Oppure, nulla impediva, a dispetto delle giustificazioni prive di ogni fondamento avanzate dai dirigenti di Usb, di rimandare lo sciopero generale di poche settimane.
Anche la preparazione dello sciopero odierno appare quanto mai inadeguata e sotto tono, visto che la decisione di organizzare la manifestazione nazionale è stata comunicata alle strutture territoriali del sindacato con pochissimi giorni di anticipo e che in diversi casi non sono state nemmeno svolte le assemblee dei lavoratori.
Ma, a monte di quanto fin qui scritto, lo sciopero odierno soffre una mancanza fondamentale: è stato proclamato dalla sola Usb. Per quanto sia vero che – come si afferma in un suo recente comunicato – l’USB sia “la maggior confederazione sindacale di base”, essa è ancora un piccolo sindacato che da solo non è in grado di dispiegare una mobilitazione della forza necessaria a vincere l’attuale rassegnazione dei lavoratori – prodotta da decenni di sindacalismo di regime di Cgil, Cisl e Uil – nonché le resistenze di queste organizzazioni e dei padroni. L’USB organizza minoranze di un certo rilievo solo in alcuni comparti del pubblico impiego, come all’INPS, nelle Agenzie Fiscali, nei Vigili del Fuoco. Ma nei comparti più numerosi, quali la sanità e la scuola, nonché nel settore privato, inquadra minoranze ancora molto esigue.
Per questa ragione la strada da seguire non è quella della proclamazione degli scioperi in “beata solitudine” ma la ricerca della massima unità d’azione con tutto il sindacalismo conflittuale, cioè con tutti i sindacati di base e con la opposizione di sinistra interna alla Cgil.
Solo questa strada può dare la possibilità, per quanto non la certezza, di imbastire scioperi in cui si raggiunga quel livello minimo di energie messe in campo dalla classe proletaria necessario ad avviare un vero movimento di lotta dei lavoratori in grado di difenderli.
La dirigenza dell’Usb appare invece perseverare in direzione opposta. Esemplare la condotta tenuta con lo sciopero dei lavoratori della scuola. Tutti i sindacati di base del comparto, fra cui i Cobas Scuola che sono il più numeroso, hanno proclamato lo sciopero per il 17 maggio, e nello stesso giorno lo avevano proclamato i sindacati confederali e quelli autonomi. Questa scelta è stata quanto mai corretta in quanto il sindacalismo di regime non si combatte a colpi di scioperi separati, che indeboliscono il movimento di lotta, ma con l’unità d’azione dei lavoratori perché più è forte lo sciopero, più i lavoratori sentono istintivamente di poter abbracciare le piattaforme rivendicative classiste del sindacalismo conflittuale ed abbandonare quelle del sindacalismo collaborazionista.
L’unità d’azione dei lavoratori, anche con quelli mobilitati da Cgil, Cisl e Uil, è la strada maestra per combattere il sindacalismo di regime, non un cedimento ad esso !
L’USB Scuola invece si è rifiutata di aderire allo sciopero del 17 maggio, adducendo quale ragione proprio il suo rifiuto a scioperare nello stesso giorno in cui scioperano i sindacati tricolore. Quando però, il 24 aprile scorso, Cgil, Cisl e Uil hanno revocato lo sciopero, l’USB Scuola ha ugualmente rifiutato di scioperare insieme agli altri sindacati di base, pretendendo che fossero queste organizzazioni a convergere sul suo sciopero!
Se è vero che tutte le dirigenze dei sindacati di base si fanno la guerra, dimostrando così il loro opportunismo e procurando un gravissimo danno alla classe lavoratrice, lo è altrettanto che la dirigenza di Usb non fa eccezione e che Solo i lavoratori ed i militanti di Usb e di tutto il sindacalismo di base possono assolvere al compito di portare i loro sindacati sulla strada dell’unità d’azione e che per farlo dovranno scontrarsi e piegare le proprie dirigenze opportuniste.
Lavoratori, compagni !
La dirigenza dell’USB dà un inquadramento generale politico dei vostri problemi secondo il quale la causa fondamentale di essi sarebbe da ricercare nella appartenenza all’Unione Europea, e vi indica quale soluzione l’uscita da essa. Questa è una pia e pericolosissima illusione frutto del suo opportunismo politico. Dentro o fuori l’Unione Europea, la causa delle sofferenze della classe lavoratrice permangono perché esse hanno origine nel capitalismo. Da esso non si esce abbandonando una lega di Stati borghesi per abbracciarne un’altra.
Gli stolti che vi indicano questa via, con l’illusione riformista di un impossibile “sovranismo di sinistra”, aprono la strada al vero sovranismo, che è solo quello “di destra”, instradando in questo modo la classe lavoratrice verso la guerra in cui sfoceranno le contrapposizioni fra Stati imperialisti e fra le loro alleanze, se i lavoratori non saranno in grado di unirsi al di sopra dei confini nazionali, rigettando il valore mortifero e reazionario della patria ed ogni alleanza e fronte fra Stati borghesi, con l’obiettivo politico di conquistare il potere strappandolo alla classe dominante, innanzitutto a quella del paese in cui sono sfruttati.
Roma, venerdì 17 maggio
Sciopero nazionale dei lavoratori della scuola
Positiva, come evidenziato nel volantino, è stata la decisione dei sindacati di base di non dividere lo sciopero, accettando di proclamarlo nella stessa data scelta dai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) e dagli altri sindacati autonomi (Snals e Gilda). La successiva revoca dello sciopero da parte di queste organizzazioni però ha avuto certamente un effetto deprimente sullo sciopero. Infatti, nonostante lo sciopero sia stato proclamato in modo unitario da quasi tutti i sindacati di base presenti nella categoria (Cobas Scuola, Unicobas, Cub Sur, Sgb) – eccetto Usb Scuola che lo ha organizzato da sola all’interno dello sciopero generale del pubblico impiego di 7 giorni prima, con un’adesione nel comparto dello 0,62% – e dal sindacato autonomo Anief, lo sciopero è andato male, registrando un’adesione dell’1,68%.
Anche la manifestazione romana è stata debole, con la partecipazione di circa trecento lavoratori. Qui ha influito l’organizzazione da parte dei sindacati di base promotori di alcune manifestazioni locali.
A Roma abbiamo distribuito il volantino del partito ed il Coordinamento per l’Unità della Classe il suo. Entrambi davano indicazione ai lavoratori della scuola di non chiudersi nella categoria e guardare all’unità col resto della classe lavoratrice.
Il volantino del partito, nell’insistere sulle rivendicazioni che uniscono i lavoratori della scuola agli altri salariati – forti aumenti salariali, stabilizzazione dei precari, assunzioni – si discostava dall’indirizzo maggioritario nei sindacati promotori, che invece pone al centro rivendicazioni che isolano questi lavoratori nella categoria, quali la “difesa della scuola pubblica” o, peggio, la rivendicazione avanzata dall’Unicobas che lega l’aumento salariale al riconoscimento di un ruolo professionale degli insegnanti, in un’ottica corporativa analoga, ad esempio, a quanto fanno nella sanità alcuni sindacati autonomi.
Per la riuscita di uno sciopero conta, oltre all’unità d’azione del sindacalismo di classe, una varietà di altri fattori, fra i quali, per esempio, la capacità dei sindacati di definire la giusta piattaforma rivendicativa, di scegliere il momento opportuno per lo sciopero e di prepararlo adeguatamente. Non è facoltà né del sindacato né del partito di modificare i fattori di forza storica fra le classi, ma è compito dei comunisti di indicare quei giusti atteggiamenti che meglio corrispondono al pieno dispiegarsi della forza operaia.
La lotta dei lavoratori della scuola è la stessa di tutta la classe lavoratrice
Per più salario, meno orario, assunzioni !
E ad essa va unita !
Lavoratori della scuola,
oggi siete chiamati allo sciopero per obiettivi che vi accomunano a tutta la classe lavoratrice: forti aumenti salariali, stabilizzazione dei lavorati precari, assunzioni.
Come per il resto del pubblico impiego, dopo anni di blocco contrattuale l’anno scorso vi è stato rinnovato il contratto nazionale di lavoro, con aumenti salariali bassi che non hanno recuperato il potere di acquisto perduto. Questi rinnovi sono per altro avvenuti con grave ritardo, nell’ultimo anno della vigenza dei contratti (2016‑2018), sicché pochi mesi dopo la loro firma da parte dei sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), da gennaio di quest’anno, sono già scaduti.
Ad oggi, dopo cinque mesi dalla loro scadenza, nessuna trattativa è stata ancora avviata. Il padronato pubblico – cioè lo Stato borghese coi suoi rappresentanti governativi di turno – punta, come fanno tutti i padroni, pubblici e privati, a rinnovare i contratti con un ritardo ben ampio, pagando poi i mesi o gli anni di “vacanza contrattuale” con i pochi spiccioli della cosiddetta una tantum, fregando i lavoratori anche per questa via.
A ciò si aggiunge il dato fondamentale per cui l’economia capitalista si trova oggi sull’orlo di una nuova crisi mondiale di sovrapproduzione, in cui inesorabilmente – come previsto dall’autentico marxismo e confermato dai fatti – è destinata prima o dopo a piombare.
Se questo nuovo peggioramento della economia dovesse giungere prima del rinnovo dei contratti, si prospetterebbe per i lavoratori una situazione ancora più sfavorevole, di cui il regime padronale approfitterebbe certamente per non concedere nulla e pretendere anzi ulteriori gravi peggioramenti.
Lo sciopero odierno quindi è necessario e quanto mai urgente, anzi si sarebbe dovuto dispiegare già nell’autunno scorso, quando il governo in carica, che si ammanta di rappresentare “il cambiamento”, stava approvando la legge di bilancio che ha stabilito le risorse da stanziare per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego con un’ordine di grandezza tale da far prevedere aumenti medi di soli 40 euro medi lordi, a fronte dei già miseri 80 euro del rinnovo contrattuale precedente.
Lavoratori della scuola,
oggi a chiamarvi allo sciopero è quasi tutto il sindacalismo di base (Cobas Scuola, Unicobas, Cub Sur, Sgb, SI Cobas) e l’opposizione di sinistra nella Flc Cgil.
Questo è una fatto in sé importante e positivo perché l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale è uno strumento imprescindibile per raggiungere il più alto grado di unità d’azione dei lavoratori, condizione più favorevole alla difesa degli interessi della classe lavoratrice.
È da rimarcare il fatto che questa unità d’azione sia avvenuta a prescindere dalle differenze nelle piattaforme rivendicative dei sindacati conflittuali. Questa è la giusta scelta da parte di chi sostiene il sindacalismo di classe perché è nella forza del movimento di lotta che i lavoratori sentono di poter abbracciare gli obbiettivi più radicali, abbandonando il sindacalismo collaborazionista e corporativo e superando gli indirizzi sbagliati dettati dall’opportunismo sindacale che è presente anche nel sindacalismo conflittuale. L’adesione dei lavoratori agli indirizzi di lotta del sindacalismo di classe è innanzitutto un problema di forza del movimento.
Per questa ragione era stata pienamente corretta anche la decisione dei sindacati di base di scioperare insieme ai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) ed ai sindacati autonomi (Snals, Gilda, Anief): l’unità d’azione anche coi lavoratori mobilitati da queste organizzazioni è il miglior modo di combattere il loro indirizzo collaborazionista, non un cedimento ad esso.
La revoca dello sciopero da parte di questi sindacati (ad eccezione dell’Anief) – il 24 aprile scorso a seguito di un vuoto accordo col governo – conferma la loro funzione di ostacolo all’organizzazione ed allo sviluppo della lotta dei lavoratori, messa in ancor più chiara luce dall’indizione unitaria dello sciopero.
Va infine stigmatizzata l’ottusa condotta dei dirigenti della Usb Scuola che hanno rifiutato di unirsi alla mobilitazione odierna e hanno indetto uno sciopero da soli, venerdì scorso, prima adducendo quale ragione il rifiuto a scioperare coi sindacati confederali, poi, dopo che questi hanno revocato lo sciopero, non avanzando alcuna motivazione ragionevole.
Lavoratori, compagni,
oltre alle rivendicazioni sopra indicate oggi siete chiamati allo sciopero anche contro la cosiddetta “autonomia differenziata”. Questo progetto politico va combattuto nella misura in cui va a minare l’unità contrattuale, salariale e normativa, dei lavoratori.
Va ugualmente rigettato ogni richiamo alla lotta in nome della “unità nazionale” che è un principio politico della classe dominante, a cui essa si richiama ogni qual volta vuole combattere la classe lavoratrice e la sua lotta.
L’unità che interessa ai lavoratori è solo quella della loro classe, sul piano sindacale e politico, una unità che necessariamente dovrà spingersi oltre i confini nazionali. L’unità della classe proletaria va contro il principio di unità nazionale tra opposte classi sociali nel nome del cosiddetto “bene del paese”, la quale altro non significa che sottomissione dei lavoratori agli interessi del capitalismo, rinuncia alla lotta e pace sociale.
La patria e la nazione sono la galera politica del proletariato moderno – i salariati – perché al suo interno non esiste soluzione alle sofferenze causate loro dal capitalismo, che è un sistema economico pienamente internazionale. È nel pieno interesse della classe borghese d’ogni paese tenere l’orizzonte della lotta sindacale e politica dei lavoratori chiuso entro in confini nazionali perché ciò è garanzia del mantenimento per essa del potere politico.
Compagni,
i lavoratori della scuola devono guardare al resto della classe lavoratrice ed essere di sprone, con le loro capacità, all’unione delle lotte delle differenti categorie, mantenute artificialmente divise dal sindacalismo di regime.
Ma, più che in difesa della “scuola pubblica”, è a questa unità della classe salariata che bisogna ambire e dedicare le energie, ponendola quale asse centrale della lotta, perché è nel movimento generale della classe lavoratrice che vive la forza sociale rivoluzionaria in grado di superare questa decadente ed antistorica società del Capitale.
Anche i giovani vanno chiamati ad integrarsi in questa lotta, invece che battersi per il “diritto allo studio” in quanto studenti, a cominciare dalle rivendicazioni salariali e normative nella cosiddetta alternanza scuola‑lavoro. Infine vanno coinvolte le insegnanti degli istituti privati per la parificazione contrattuale con quelle della scuola pubblica.
Oltre i lavoratori della scuola e quelli di tutto il pubblico impiego oggi sono senza contratto diverse categorie del settore privato, come i metalmeccanici, i ferrovieri, i netturbini. La mobilitazione odierna dovrebbe essere il primo passo per la costruzione di uno sciopero generale unitario di tutto il sindacalismo conflittuale, di tutta la classe lavoratrice per gli obiettivi che la accomunano, per cui è sempre più urgente e necessario tornare a battersi.
Genova, giovedì 23 maggio
Sciopero nazionale dei lavoratori portuali
A Genova per lo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di regime del settore (Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti) per il rinnovo del contratto nazionale dei portuali si è svolta una riuscita manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre un migliaio di lavoratori.
Il partito è intervenuto con un breve volantino incentrato sull’indicazione dell’unione dei portuali col resto della classe operaia.
Inoltre è stata messa in risalto l’azione dei portuali genovesi volta a impedire, nei giorni precedenti lo sciopero nazionale, il carico di strumentazioni militari su una nave saudita, destinate, si presume, all’utilizzo nella guerra in Yemen, in cui si contrappongono i diversi fronti imperialisti, sulla pelle della martoriata popolazione locale.
Questa azione, oltre che per il suo carattere di antimilitarismo proletario, essendo stata promossa e guidata da lavoratori, aveva valore in quanto seguiva analoghe iniziative nei porti di Le Havre e Santander, mostrando quindi nella pratica come sia possibile l’unione internazionale delle lotte operaie.
La sola difesa dei portuali è nell’unità della lotta della classe operaia
Lavoratori portuali di Genova,
il meccanismo infernale dell’economia capitalista spinge verso il massimo sfruttamento della forza lavoro. La competizione internazionale schiaccia al ribasso le condizioni di lavoro nei vari scali del Mediterraneo e d’Europa, come fa in ogni posto di lavoro per tutta la classe lavoratrice.
Mentre nei decenni passati la vostra forza dentro il porto era stata sufficiente a difendervi ed a migliorare le vostre condizioni, da anni ciò ormai non è più vero.
È sempre più evidente invece come la strada della “difesa del porto”, o anche – come recita il comunicato di Cgil, Cisl e Uil per lo sciopero odierno – della “portualità italiana” non conduca alla difesa dei lavoratori bensì ad avallare la competizione fra gli scali a colpi di bassi salari e ritmi di lavoro sempre più alti.
La sola strada da seguire è quella dell’unità dei portuali fra i diversi scali, nel paese e necessariamente al di sopra dei confini nazionali.
La battaglia vinta a Genova contro il carico del materiale bellico sulla nave saudita Bahri Yanbu, che ha seguito le analoghe lotte nei porti di Le Havre e Santander, indica che questa unione internazionale della lotta è possibile.
Occorre poi tornare a dispiegare veri scioperi, con picchetti per bloccare le merci e per combattere il crumiraggio, e che non siano “cronometrati”, cioè con una durata stabilita in anticipo, che non supera quasi mai la singola giornata.
Oltre a ciò i portuali devono unirsi al resto della classe lavoratrice, cercare l’unione delle lotte delle diverse categorie, che Cgil, Cisl e Uil tengono isolate le une dalle altre.
Oltre ai portuali sono senza contratto collettivo nazionale almeno altri sei milioni di lavoratori: metalmeccanici, ferrovieri, netturbini, pubblico impiego, cooperative sociali… Una lotta unitaria di queste categorie esprimerebbe una forza ben superiore a quella che mettono in campo tanti scioperi separati.
Ciò che ostacola questa unione, al di sopra delle categorie ed al di sopra dei confini nazionali, oltre ai padroni ed al loro Stato, sono i sindacati di regime di ogni paese, i quali sottomettono la difesa dei lavoratori a pretesi “beni comuni”, dell’azienda, del porto, dell’economia nazionale, cioè dei profitti degli industriali.
Spetta ai lavoratori più combattivi farsi carico di questo compito, contrapponendo all’unità del sindacalismo consociativo di Cgil, Cisl e Uil – da anni responsabili della sigla di contratti collettivi sempre a perdere – l’unità dei lavoratori in lotta e l’unità d’azione del sindacalismo di classe, fra i gruppi di opposizione interna alla Cgil e i sindacati di base.
Roma, lunedì 3 giugno
Sciopero nazionale delle Poste
La manifestazione romana per lo sciopero unitario del sindacalismo fra i lavoratori delle poste ha avuto una partecipazione modesta nei numeri, circa duecento partecipanti, pur manifestando la combattività dei lavoratori presenti.
Si è palesata la bontà del lavoro compiuto da questi militanti sindacali, in una categoria con poca tradizione di lotta, che si vede sotto attacco al pari di quanto avviene per il resto della classe lavoratrice.
Vi è stato distribuito il volantino del Coordinamento per l’Unità della Classe.
Il testo invece diffuso del partito indicava la necessità di cercare di coinvolgere nelle future azioni di sciopero i lavoratori delle aziende della logistica, che ormai fanno concorrenza a Poste Italiane e alle quali queste si appoggiano. È una indicazione tesa ad abbattere quei confini di categoria eretti da anni di opportunismo sindacale. Si toglierebbe così all’azienda la possibilità di sabotare lo sciopero deviando parte del lavoro sulle altre aziende. Invece una parte non piccola dal sindacalismo di base si ritiene subordinata alla “difesa del servizio pubblico”, e alla conseguente ricerca di sostegni politici e istituzionali; con ciò allontanano l’allargamento del fronte di lotta al di sopra dei fittizi confini fra aziende, categorie, e fra lavoratori pubblici e privati.
È questo un indirizzo alla portata del Coordinamento dei sindacati di base costituitosi fra i postali da ormai due anni, dato che in esso è presente il SI Cobas, che nel settore logistico ha il suo punto di forza.
Per il fronte unico sindacale di classe
Per l’unione delle lotte di tutti i lavoratori
Lavoratori postali,
oggi il sindacalismo di base vi chiama allo sciopero nazionale per obiettivi fondamentali che avete in comune con tutta la classe lavoratrice: contro il taglio degli organici, contro l’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, per l’assunzione dei lavoratori precari, per la sicurezza sul lavoro, per forti aumenti salariali.
Come tutte le categorie di lavoratori anche voi avete dovuto subire in questi anni la svendita delle conquiste passate compiuta dai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), che non hanno voluto organizzare alcuna seria lotta contro gli attacchi aziendali ed hanno firmato accordi sempre peggiorativi.
Da ormai due anni i sindacati di base presenti in Poste Italiane (Cub, SI Cobas, Cobas, Slg Cub) hanno avviato un lavoro unitario che già l’anno scorso portò al riuscito sciopero del 25 maggio, con alcune manifestazioni locali, e che oggi, con questo nuovo sciopero, compie un ulteriore passo in avanti, organizzando una manifestazione nazionale.
Questo fronte unico del sindacalismo di base è un bene prezioso perché è uno degli strumenti fondamentali per costruire una vera forza sindacale alternativa, di lotta, che risollevi i lavoratori dalla rassegnazione e dall’individualismo in cui li hanno gettati decenni di sindacalismo consociativo, che sappia guadagnarsi la fiducia dei lavoratori più combattivi e torni ad essere attrattiva per i giovani lavoratori.
Lavoratori, compagni,
un’altra strada che è necessario percorrere per ricostruire la forza proletaria è quella del superamento dell’aziendalismo. Al di sopra di aspetti formali e piccole differenze, infatti, tutti gli attacchi aziendali hanno tratti comuni – riduzione dei dipendenti, aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro, riduzione del salario – cui si contrappongono bisogni ed obiettivi comuni a tutti i lavoratori, per buona parte dei quali oggi sono chiamati a scioperare i postali.
I sindacati di regime si contraddistinguono, fin dalle loro origini, per una condotta volta ad isolare ciascuna lotta entro i confini dell’azienda o della categoria. L’unione delle lotte al di sopra di queste artificiose divisioni darebbe al movimento dei lavoratori una forza enorme che consentirebbe una difesa delle condizioni di vita finalmente efficace.
La situazione della classe lavoratrice va chiarita anche alla luce del dato fondamentale – sottaciuto da tutta la politica borghese e dai sindacati di regime – per cui l’economia capitalista marcia in direzione di una nuova crisi mondiale di sovrapproduzione, in cui inesorabilmente – come previsto dall’autentico marxismo e confermato dai fatti – è destinata a piombare.
Si pensi alle drammatiche vicende di questi ultimi giorni che hanno colpito i lavoratori di Mercatone Uno e Whirlpool, con migliaia di licenziamenti che si aggiungono a quelli passati e a quelli che verranno. Le chiusure di aziende, gli attacchi alle condizioni d’impiego dei lavoratori diverranno ancora più frequenti e intensi, schiacciando la classe lavoratrice nello sfruttamento più bestiale, se non verrà opposta un’adeguata resistenza.
In questo scenario la via di uscita è fuori della fabbrica, dell’azienda, del posto di lavoro, nell’unione delle lotte in un movimento generale della classe lavoratrice.
Un primo passo in questa direzione per i lavoratori postali, e per il sindacalismo conflittuale che ne sta organizzando la lotta, sarebbe l’allargamento del fronte di lotta coinvolgendo nello sciopero, nelle manifestazioni, nei picchetti, i lavoratori dei vettori logistici privati cui Poste Italiane sempre più fa ricorso, come ad esempio SDA ed Amazon.
La forza dei lavoratori della logistica, che in questi ultimi anni hanno condotto dure lotte conquistando autentici miglioramenti, non potrebbe che giovare alla lotta dei postali, anche in virtù del fatto che aumenterebbe l’efficacia dello sciopero andando a colpire uno dei suoi settori di attività dell’azienda. Per i lavoratori della logistica, in gran parte immigrati, si tratterebbe di un modo per aprire una breccia nel muro eretto da padroni, sindacati di regime e governi volto a isolarli dai lavoratori italiani e ad impedire che la loro combattività contagi il resto della classe lavoratrice.
Viva lo sciopero dei lavoratori postali ! Per l’unione delle lotte della classe lavoratrice ! Per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale ! Per la rinascita del sindacato di classe, fuori e contro i sindacati di regime !