Il sanguinoso bilancio di Teruel
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Lo abbiamo tante volte affermato: le vittorie militari in Spagna sono sempre delle disfatte che il proletariato paga colle migliaia dei suoi cadaveri. Attorno Teruel —ormai diroccata- operai e contadini si uccidono tra loro senza resta ed alla offensiva repubblicana si succede quella di Franco. Gli istrumenti più perfezionati di distruzione mietono ivi il fiore del proletariato spagnolo.
Ma cosa importa tutto ciò agli oltranzisti della guerra imperialista? Socialisti, centristi, anarchici salutano i massacri di Teruel come i simboli della capacità offensiva dell’esercito repubblicano. Oramai i due eserciti si azzufferanno su un piano di piena eguaglianza e così, a detta dei fautori del Fronte Popolare, la alta coscienza del soldato repubblicano finirà inevitabilmente col riportare la vittoria contro il mercenario fascista.
Tutti sono d’accordo nel proclamare che oggidì i due eserciti si equivalgono. Ma appunto per questo resta la incognita del come potrà finire la guerra spagnola. Il reazionario Maura, ex ministro della Repubblica Spagnuola, auspica un processo di espiazione in seno ai due campi che permetterà la conclusione di un armistizio e la instaurazione di una dittatura liberale (??). D’altra parte sotto la maschera di umanizzare la guerra (altra delle ipocrisie tipiche del capitalismo che vuole dominare legalmente imprigionando e massacrando in nome della morale umanitaria) si abbozzano tentativi anglo-francesi di mediazione tra i due campi al tempo stesso che le conversazioni diplomatiche coll’Italia.
Ma la realtà mostra che dopo Teruel la repressione non ha fatto che intensificarsi nella Spagna antifascista dove la offensiva di Franco è stata accompagnata da una repressione contro gli operai (parola non comprensibile) dai giornali di Barcellona.
Assistiamo al gioco diplomatico internazionale che oscilla tra la “pirateria” dell’intervento italo-tedesco e i tentativi di mediazione anglo-francesi per evitare una ulteriore acutizzazione dei rapporti inter-statali e per mantenere le basi di una solidarietà economica e politica tra tutti i settori del fronte capitalista, condizione indispensabile per evitare lo scoppio dei movimenti di classe.
Dove non esiste contraddizione né incoerenza alcuna è nell’attitudine dell’antifascismo o del fascismo, di Negrin o di Franco, di Eden o di Mussolini, di Chautemps o di Hitler per la lotta contro il proletariato. Per limitarci alla Spagna il bilancio della battaglia di Teruel è significativo. Tralasciamo le decine di migliaia di proletari che sono caduti massacrati, fuorviati dagli agenti del capitalismo ed esaminiamo un po’ la situazione nel retrofronte dei due belligeranti.
Franco ha costituito il suo governo nazionale. Finora aveva sperato indubbiamente di veder realizzarsi il piano primitivo del capitalismo spagnolo che, colla complicità attiva dell’antifascismo, avrebbe condotto alla sua vittoria totale legalizzando così la sua partita. L’evoluzione degli avvenimenti in Spagna e nel mondo ha modificato alquanto questa prospettiva per arrivare a una situazione in cui, attorno le due bandiere, i proletari vengono schiacciati con sanguinaria ferocia.
Ci è dato di domandarci se nel territorio occupato da Franco non esista oggi più possibilità di reazioni classiste del proletariato che nel campo avverso. Gli operai sanno dove è il loro nemico e quali sono le sue forze mentre nella parte antifascista l’anarchico, il poumista interverranno sempre a tempo per impedire al proletariato di reagire contro il Fronte Popolare.
Nel campo repubblicano Negrin ha fatto alle Cortes, recentemente adunate al Monserrato, un discorso affermando che la guerra è condotta non conforme ai mezzi che sarebbero necessari ma a quelli che si possiedono: E messer Negrin, dopo aver fatto della facile demagogia, affermando che non si è fatto ricorso al capitale straniero per non compromettere l’avvenire della Spagna, ha messo in evidenza che seguendo l’esempio di Madrid si dovrà razionare, imporre delle restrizioni legali, ecc. Introdurre cioè la tessera obbligatoria del razionamento e la repressione della speculazione. Si salva l’avvenire della Spagna ma si colpisce senza pietà l’operaio come in tutti i paesi capitalisti dove pure si deve salvare l’ “avvenire del paese”. Ed il Nuovo Avanti gongola per tutto questo disposto ad applicare, se si presenterà l’occasione, questa lezione di patriottismo anche in Italia.
E la stampa anarchica? In Francia il Libertarie fa una campagna per la liberazione dei carcerati antifascisti. La tolleranza delle organizzazioni anarchiche e sindacaliste nei confronti del governo Negrin continua ad essere male ricompensata.
Infatti la repressione, la censura infieriscono duramente. La Solidaridad è regolarmente tartassata dalla censura, “Nosotros” è confiscata. Un militante anarchico F. Maroto viene condannato a morte, pena commutata poi in 6 anni di galera. Si sa che 500 antifascisti sono incarcerati da Negrin. Eppure la “tolleranza” degli anarchici per Negrin continua come prima, peggio di prima. Giammai l’alleanza tra i boia e le loro vittime è stata più commovente.
Il “Libertaire” denuncia che Trotski, il loro alleato di ieri, si pronunci contro questa tolleranza. E gli rinfaccia Kronstadt e Makhno.
Ma stralciamo dalla stampa spagnola le prove dell’appoggio anarco-sindacalista al regime controrivoluzionario di Negrin.
La “Soli” del 2 febbraio ci informa che alla riunione alle Cortes al Monserrato delle voci si sono elevate per reclamare non solo l’unione delle due centrali sindacali ma anche la presenza della C.N.T. nel Fronte Popolare. Gli anarchici non sarebbero restii a ripetere la loro collaborazione ministeriale di ieri ai fianchi dei boia socialcentristi.
La “Soli” ha scritto infatti: “Nulla abbiamo da rettificare nella linea seguita dal 19 luglio 1936”. Si trattava del commento al plenum confederale della C.N.T. Solamente lo stesso articolo è abbondantemente imbiancato dalla censura e dà il commento più efficace dell’azione di quelli che, come Stalin, non si sbagliano mai e non hanno nulla da rettificare, neppure dopo i massacri di Barcellona e la odierna repressione di Negrin. Nella sua risoluzione la C.N.T. “considera indispensabile un governo di Fronte Antifascista”.
La “Soli” del 13 gennaio pubblica un titolo: “L’industria di guerra è l’opera esclusiva del proletariato”, ma l’editoriale è imbiancato da cima a fondo. Si comprende che ancora una volta gli anarchici hanno voluto fare comprendere che gli operai che sono sfruttati e lavorano intensamente nelle officine di guerra debbono avere la sensazione di lavorare per il “socialismo”. Altrimenti sarebbero inevitabili le reazioni. Ma Negrin nutre più fiducia nella repressione statale che nelle geremiadi anarchiche ed al Monserrato ha preannunciato l’intervento dello stato in tutti gli organismi della produzione.
Decreti in tal senso sono stati emanati e gli anarchici non sanno fare altro che sbraitare contro la politica antisindacale del governo.
E’ da presumere che l’eliminazione progressiva dell’influenza dei sindacati nelle fabbriche, la repressione contro i militanti anarchici, la esosità della censura (“Frente Libertario” tenta vanamente di spiegare a Negrin che la libertà di stampa è tanto preziosa quanto la libertà, ma l’articolo stesso è censurato. F.L. 20 gennaio 1938) possano determinare dei conati di reazione? Ciò vale quando si tratta di anarchici, francesi ed italiani, per fornire materia prima per la loro campagna contro il centrismo. Ma in Spagna la C.N.T. e la F.A.I. voteranno mozioni di protesta per poi provar che per loro “gli atti valgono più che le parole” e daranno la prova del loro antifascismo.
La “Soli” sarà infarcita di appelli alla disciplina del lavoro, al rendimento sempre maggiore; si metterà in evidenza che l’operaio è tutt’ora imbevuto della vecchia mentalità dello sfruttato dal capitalismo e che bisogna fargli comprendere i benefici della nuova produzione. La nota determinante della politica anarchica sarà “senza abbandonare le posizioni pel futuro, la classe operaia vive pel momento la guerra”.
Il futuro è così qualche cosa di indeterminato, come il paradiso per i credenti, mentre il presente di Negrin è la realtà della guerra imperialista che pregiudica il futuro. Il ministro della Difesa ha lanciato un decreto contenente una serie di sanzioni contro gli operai che nella guerra manifestassero intollerabili resistenze.
Per concludere, il bilancio di Teruel si caratterizza, come è stato per tutte le altre battaglie imperialiste di Spagna, dall’inasprimento della repressione antioperaia.
Gli sciacalli centristi sono al loro posto quando glorificano apertamente i massacri della guerra e quelli della repressione. I loro complici socialisti, che sono più riservati nei nostri paesi, in Spagna agiscono e superano i vari Noske che ha conosciuto il movimento operaio. Agli anarchici infine tocca di smetterla col dire bianco qui e nero là. Questo gioco ignobile deve cessare od altrimenti il loro posto è tra i traditori della classe operaia mondiale.