Partito Comunista Internazionale

“Miliziano” e “Mercenario”

Categorie: Communist Left, Party History, Spanish Civil War

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La frazione ha, in collaborazione con la frazione belga, deciso di costituire un “Fondo per l’aiuto alle vittime della guerra imperialista”. Cominciamo subito con l’affermare che si tratta piuttosto di un’iniziativa simbolica che non avrà che debolissimi effetti pratici giacché, oltre al fatto che le due frazioni hanno una sorgente estremamente ristretta donde trarre dei fondi, vi è l’altro fatto che l’attribuzione dei soccorsi alle vittime dei due campi della guerra imperialista, in Ispagna come in Cina, solleva delle grandi difficoltà materiali.

Ma la significazione di questo Fondo è altrove: oggi non vi è una sola istituzione, un solo gruppo che non faccia leva anche sugli istinti umanitari delle masse (per il capitalismo la logica è di fare affari con tutto) per mantenere accesa la santa fiamma della crociata fascista od antifascista. Che si tratti dei bambini di Bilbao o delle Asturie, delle vittime dei bombardamenti, l’obiettivo che il capitalismo si propone è sempre lo stesso: le torture della guerra potrebbero determinare un rallentamento dell’entusiasmo delle masse per la guerra.. Ebbene si va diritto al riparo e si dice agli operai che, per far cessare le iniquità della guerra, occorre non farla cessare ma dare ai combattenti il sostegno morale di vedere i loro fanciulli sostenuti, affinché essi abbiano maggiore forza per continuare a massacrare i loro fratelli dell’altra barricata. Franco sottomette alla Società delle Nazioni un memoriale che documenta quelle che egli chiama le “iniquità dei rossi”. Centristi e socialisti con l’appoggio degli anarchici e dei “comunisti di sinistra” fanno circolare nella stampa le fotografie delle “sevizie fasciste”. Frattanto i capitalisti fanno i loro affari e possono benissimo prelevare, dai colossali benefici economici e politici della guerra imperialista, qualche briciola che sarà affidata alla Croce Rossa perché le masse continuino a massacrarsi fra di loro. Ogni bambino sostenuto rappresenta la speranza di un nuovo proletario fascista od antifascista ucciso: questa è la logica del sistema capitalista e di tutti i suoi agenti.

La frazione belga ed italiana hanno dato al dovere della solidarietà del proletariato la sola direzione di classe possibile: quella di soccorrere indistintamente le vittime dei due campi. Delle divergenze sono sorte nel seno della nostra frazione dove non pochi compagni sostengono che, a causa anche della limitazione delle nostre possibilità, noi non possiamo dirigere la solidarietà proletaria che verso la via dell’appoggio ai proletari che, nell’uno o nell’altro campo, passano alla lotta contro la guerra imperialista e che, per questo, incorrono le persecuzioni del governo di Franco o dell’altro repubblicano. Divergenza questa che è esaminata nei numeri 3 e 4 di “Seme” che i proletari possono procurarsi (contro versamento di un franco all’amministrazione del giornale o domandandolo ai compagni della frazione).

Il presente articolo ha un altro scopo: quello di rispondere a non pochi proletari i quali ci dicono che è un grave errore da parte nostra di non fare una distinzione fra il “volontario antifascista” ed il “mercenario fascista”. Cominciamo col rilevare che di fatto non ci troviamo in presenza di due tipi distinti di proletari: il mercenario ed il volontario ma davanti a due tipi di agenti capitalisti: il fascista ed antifascista che tutti e due riescono — appoggiandosi su forze e mezzi colossali — ad ingannare i proletari che partono per la guerra “giusta” (come dicono i fascisti), o per la guerra per “la libertà” e per il “socialismo” (come dicono gli antifascisti). Nei due casi non è dunque mai in gioco la coscienza del proletariato ma la responsabilità di coloro che imbrogliano i proletari. Questi ultimi non sono mai liberi in regime capitalista ed in definitiva fra il centrista, il socialista, il comunista di sinistra che parte per la guerra imperialista come volontario (malgrado abbia avuto la possibilità di istruirsi al fuoco degli avvenimenti internazionali) ed il moro, il legionario, l’italiano od il tedesco che non si trovava nella possibilità di conoscere e seguire gli avvenimenti, non è certo il “mercenario” che ha un titolo di inferiorità rispetto al “volontario”.

Veniamo all’elemento che ci sembra essere il fondamentale. Occorre considerare che fra “lotta armata” del proletariato e guerra  vi è la stessa opposizione di classe che esiste fra capitalismo e proletariato. Nella lotta contro il fascismo il postulato della lotta armata deve essere altamente rivendicato dai comunisti. Ma questa lotta armata si trasforma nell’opposto, cioè nella guerra, quando in modo diretto o indiretto, la milizia è ricollegata allo stato capitalista. Allora il problema si pone sulla stessa base dell’esercito, della prigione, della magistratura, di ogni altro congegno dell’apparato statale del capitalismo. Entrarvi come volontario significa tradire la classe proletaria. Non vi è che un lavoro di cospirazione per quelli che sono obbligati ad entrarvi, lavoro diretto alla sua distruzione. Che se questo non si fa allora si difende, sotto l’etichetta del “mercenario” e peggio ancora sotto quella del “volontario”, uno strumento del capitalismo il quale è in definitiva l’autore del massacro degli operai anche se praticamente è il “mercenario” che tira sul “volontario” o viceversa.

Nella lotta armata i proletari tirano evidentemente su degli elementi che, dal punto di vista sociale, sono dei loro fratelli giacché si tratterà di declasses o di piccoli-borghesi rurali od intellettuali, di sfruttati dunque, ma i proletari conservano la forza espansiva di classe per il fatto di non essere ricollegati con la macchina capitalista. Questa tesi è d’altronde confermata da tutti i movimenti rivoluzionari e dagli avvenimenti spagnoli della prima settimana quando i proletari riescono a scompaginare con qualche rivoltella degli eserciti o delle legioni poliziesche che possiedono aeroplani cannoni e tanks. E questo per la semplice ragione che, nel corso della mischia, si determina una ripercussione di classe del gesto di classe dei proletari, e gli sfruttati dei due campi fraternizzano.

Quando invece la milizia è ingranata nello stato la direzione del corso politico e della situazione è opposta giacché la mano dello stato capitalista repubblicano arma quella dello stato di Franco ed alla tendenza verso la fraternizzazione si oppone l’altra della carneficina. Come ebbe occasione di dirlo uno dei nostri maestri è sul piano di un’estensione laterale che si svolge la guerra ed è anche su questo piano che essa può essere trasformata in guerra civile del proletariato contro il capitalismo. Il proletario di Barcellona lottando per la distruzione della milizia realizza la condizione per permettere al “fascista” di distruggere l’esercito di Franco perché solo un gesto di classe pone la condizione indispensabile per la sua ripercussione nell’altro campo della barricata. Altrimenti se il “volontario” antifascista vuole fare di un’istituzione capitalista un’istituzione proletaria permette che la stessa manovra si ripercuota sul corpo degli sfruttati irrigimentati dai fascisti. Ed a nulla, assolutamente a nulla vale di dire che la milizia è stata “voluta” dai proletari. Questi ultimi hanno voluto la lotta armata e solo i socialisti, centristi, trotskisti e comunisti di sinistra gli hanno fatto credere che la guerra potrebbe trasformarsi in rivoluzione ( altrimenti che con la sua negazione e la lotta per la distruzione dei due stati capitalisti e di tutti i loro congegni —milizia compresavi-) che l’accumulazione dei cadaveri fascisti possa rappresentare la loro salvezza quando invece è proprio questa la loro tomba.

Queste considerazioni ci paiono indispensabili per aiutare i proletari a ritrovare il loro cammino sul quale d’altronde la nostra frazione e quella belga non hanno mai cessato di combattere.