Diciannove luglio 1936
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Questa ricorrenza è stata commemorata quasi esclusivamente dai suoi profittatori e sabotatori. I veri artefici di essa sono in galera o peggio, fascisticamente soppressi.
“La controrivoluzione in marcia” è il titolo dell’ultimo articolo scritto da Berneri la vigilia del suo selvaggio assassinio. L’articolo così concludeva: “L’ombra di Noske si profila. Il fascismo monarchico-cattolico-tradizionalista non è che un settore della controrivoluzione. Occorre ricordarlo. Occorre dirlo. Occorre non prestarsi alla manovra di quella 5° colonna della quale 6 anni di repubblica spagnola ha dimostrato la tenace vitalità ed il terribile camaleontismo”.
Queste conclusioni valgono per la commemorazione del 19 luglio. Il titolo può essere modificato: La controrivoluzione in atto. L’ombra di Noske non solo si profila, si è concretizzata nelle giornate del 3-7 maggio a Barcellona.
Il lato politico del corso degli avvenimenti è stato ampiamente sviluppato nel nostro giornale, il corso che ha condotto la lotta eroica del luglio 1936 all’odierna fase in cui la Spagna è teatro di un atto della guerra imperialista in cui i proletari lottano sui fronti militari facendosi trucidare per conto del capitalismo.
La preparazione per la rivolta si era intensificata dal febbraio al luglio, in modo palese. I generali che saranno i “faziosi” – nessuna epurazione è stata fatta nell’esercito “fascistizzato” durante il potere di Gil Robles — circolano liberamente per prendere gli accordi, per fortificare i punti strategici. Solo il governo di Fronte Popolare nulla sa, nulla vede. Cioè nulla vuol sapere, nulla vuol vedere.
La rivolta iniziata in Marocco serpeggia nella penisola. Ma il governo rifiuta ancora le armi ai proletari che le chiedono… per difendere il governo, per salvare la Repubblica. Il governo “antifascista” patteggia invece un compromesso coi generali ribelli. Sono le masse operaie che rispondendo al colpo di mano militar-pretesco colla sua arma classista, lo sciopero generale, coi pochi fucili di cui si impossessa, rintuzza a Barcellona, a Madrid il conato della reazione e difendendolo contro il suo volere, obbliga il governo a resistere. Ma Saragozza è consegnata dalle autorità del Fronte Popolare ai fascisti che schiacceranno lo sciopero generale eroico dei lavoratori. Ma nell’Andalusia la C.N.T. non lancia alcun ordine di resistenza. Siviglia cade così in potere di un pugno di ufficiali e di agrari.
Nei primi mesi il governo ha una schiacciante superiorità numerica. Non ne fa uso. La flotta è ancora quasi tutta nelle mani del governo di Madrid, compresi i quattordici sottomarini. Eppure Mori e mercenari sbarcano impunemente senza resta dal Marocco. Scarseggia il materiale bellico. L’oro è, fin dai primi giorni, fatto passare in Francia. Per metterlo al sicuro. Più per timore dei proletari che perché non cada in mano di Franco. Perché questi timori? A Barcellona gli anarchici montan la guardia alle banche della borghesia.
I disastri seguono ai disastri. E’ colpa del tradimento diranno gli strateghi del Fronte Popolare. Badajoz è caduta per il tradimento del governatore. Cadice per quello del comandante. Malaga è stata consegnata dal colonnello Villalba, Bilbao per opera del comandante del genio che era d’accordo con Franco. Ciò può esser vero.
Ma è ugual vero che Badajoz e Irun sono cadute in mano di Franco perché non aiutate. Toledo e Siguenza sono state occupate perché il governo di Madrid negò le armi alle colonne libertarie dell’Aragona anzi a Toledo le fece tagliar a pezzi. Sui fronti di Huesca e Teruel le milizie proletarie si sono dissanguate, impotenti davanti alle artiglierie nemiche. Ci si è curati del fronte di Madrid solo quando “Annibale era davanti le porte”. Lo stesso sta avvenendo per quello di Cordova e Jaen che sarà la prossima meta dell’attacco a causa delle miniere di mercurio di Almaden.
Franco ha sempre potuto impunemente concentrar tutte le sue forze contro il fronte contro cui schierava l’attacco senza che gli avversari abbiano, secondo le più elementari nozioni di strategia, cercato di contrattaccare sugli altri fronti sguarniti. Al tradimento asserito dei comandanti locali fa degno riscontro quello provato delle supreme istanze del governo”antifascista”.
Così poco a poco i “fascisti” di Franco si sono rafforzati, gli aiuti dell’Italia e della Germania si sono fatti sempre più copiosi ed efficienti. Allora è entrata in lizza Mosca per ristabilire l’equilibrio. Ed il massacro del proletariato continua e continuerà finché “fascisti” ed “antifascisti” troveranno il compromesso di cui sarà forze mezzana la “democratica” Inghilterra che ha sempre patrocinato questa politica dell’equilibrio tra le due parti in lotta.
Ad un anno di distanza si comincia a veder chiaro. Alla base, naturalmente. Ma si continua a gettar tutta la colpa su Mosca che non è che il braccio forte della controrivoluzione che fa capo a Valenza e a Barcellona. Il centrismo del resto era sempre stato una caricatura senza credito e senza seguito. Sovratutto a Barcellona. Sono stati proprio gli anarchici come hanno lasciato consolidarsi la borghesia a Barcellona — che essi volevano far passare come un semplice “paravento” – hanno nel tempo stesso covato il serpe centrista. Ed il serpe, appena divenuto velenoso, ha cominciato come tutte le serpi, a partire da quella della favola, col mordere chi l’aveva alimentato. E’ vero che l’attacco del 3 maggio alla Telefonica di Barcellona è avvenuto per istigazione di Ayguade della sinistra catalana -che il governo di Valenza ha in ricompensa nominato ministro del Lavoro- ed effettuato dal comunista Rodriguez Sala del P.S.U.C.
Ma la più lorda responsabilità dei novecento massacrati dal 3 al 7 maggio, della minaccia dello sterminio che incombe sul proletariato spagnolo divelto dai suoi binari di classe sul terreno dei “fronti militari” che non sono i suoi, non incombe forse agli anarchici, al P.O.U.M. che oggi pagano, a caro prezzo, la loro politica nefasta e quindi obiettivamente controrivoluzionaria?