Aeroplani e cannoni per la Spagna
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Era questo il grido, la parola d’ordine che le masse proletarie in Francia ed altrove ripetevano a squarciagola, sotto l’impulso dei socialisti di tutte le tinte, degli anarchici di tutte le scuole, dei centristi di ogni gradazione. Noi dicevamo, no, questa parola d’ordine è di contenuto controrivoluzionario poiché, se ogni borghesia mandasse le armi “agli operai spagnoli”, queste servirebbero alla borghesia iberica che era ed è restata ben lungi dall’essere un paravento od un cadavere nella situazione, e questo s’intende per annichilire ogni velleità di classe degli operai e per mantenere il proprio dominio di oppressione.
Ma l’ubriacatura antifascista era talmente forte che gli operai erano portati a credere che il Fronte Popolare potesse rappresentare una tappa verso la rivoluzione operaia e quindi, al posto di apportare un aiuto proletario su basi rivoluzionarie ai compagni spagnoli, ci si limitava ad urlare “aeroplani per la Spagna”, mentre i capi della controrivoluzione, da Blum a Stalin, sapevano benissimo cosa significava questa mistificazione antifascista. Il 19 luglio la situazione spagnola poneva alle masse operaie il seguente dilemma: borghesia o proletariato, guerra o rivoluzione. Tutte le altre soluzioni, come “pace o guerra”, che è sinonimo di fascismo ed antifascismo, non potevano che condurre le masse alla sconfitta ed alla perpetuazione del dominio capitalista senza aggettivi.
In Ispagna la volontà dei partiti del Fronte Popolare fu netta fin dai primi giorni: spingere gli operai sui fronti militari, per distoglierli dal problema capitale del rovesciamento del sistema capitalistico. Gli anarchici si trovarono, come in Catalonia per esempio, alle porte del potere, ma non seppero, per ragioni che esamineremo prossimamente, pestare il terreno, rimanendo a cavallo della barricata di classe, per finire poi nella collaborazione governativa.
Anche per essi il solo problema da risolvere rimaneva quello delle armi, e queste doveva fornirle la borghesia democratica, che avrebbero dovuto servire poi a fare la rivoluzione. Quanta candidezza ed ingenuità in una tragica e simile situazione. Bisognava affrontare la situazione subito e risolverla prima di mandare gli operai al fronte, ed allora le masse non avrebbero difeso le casseforti democratiche, ma la propria rivoluzione. Le armi si dovevano chiedere agli operai che, in lotta contro la rispettiva borghesia sulla base di movimenti di classe, avrebbero impedito a tutte le borghesie coalizzate l’intervento armato contro la rivoluzione spagnola, da non confondere con la Spagna antifascista.
La voce di un ingenuo antifascista ci dice già: ecco, ecco, voi facendo così vi sareste attirate tutte le borghesie contro ed allora …
Allora, affermiamo noi, che fin dai primi giorni le borghesie tutte, fasciste e democratiche, furono unite contro gli operai spagnoli, se pur nettamente divise sul dominio del bacino mediterraneo e sulla sovranità dello stretto di Gibilterra.
Oggi che l’urlio è finito, si può vedere più freddamente tutta la “bontà” dell’intervento della Russia, della Francia e dell’Inghilterra. Già prima che le sorti della guerra, che non ha nulla di civile, siano decise in favore dell’uno o dell’altro gruppo di briganti imperialisti, la repressione contro i sovvertitori dell’ordine capitalista è iniziata. Le prime avvisaglie sono dirette contro la C.N.T.. A questo ha fatto inizio la campagna di tutti i partiti che lottano per le “libertà democratiche” e per la “Repubblica”.
Le dichiarazioni del direttore della Banca di Spagna, le affermazioni del governo di Valenza che dopo la vergognosa fuga madrilena rugge oggi come un leone, il suono delle campane è uniforme ed i termini, ordine, disciplina, legge, rispetto della proprietà, calma, ne rappresentano la conferma.
Sono delle vecchie conoscenze per il proletariato queste famigerate formule le quali per averne subito il peso ne conoscete tutta la portata ed il suo significato di classe.
Certo che le rivendicazioni da strappare agli operai spagnoli sono minime ma le garanzie sono le garanzie e il capitalismo antifascista rappresentato dalla Russia che fu sovietica le esige in pieno, all’ombra di quei cannoni e di quegli aeroplani che dovevano servire alla riscossa e alla vittoria degli oppressi iberici.
“Solidaridad Obrera” del 27.12.36 scrive: “a Barcellona si prende pretesto della penuria del pane per presentarci come i responsabili di tale situazione, a Madrid uno spiacevole incidente serve a scatenare contro di noi una violenta campagna che ha culminato nel sequestro di un numero del nostro giornale. Madrid e Barcellona si uniscono contro di noi…”. Certo che questi mattacchioni di anarco-sindacalisti spagnoli devono non essere ancora rinvenuti dalla sorpresa nel vedere che la Generalidad ed il governo di Valenzia sono vivi e forti contro gli operai quanto non lo furono mai contro i loro confratelli di Burgos e di Siviglia. Conseguenze terribili di una incomprensione della situazione il cui risultato farà sentire tutto il suo peso sulle spalle degli operai della C.N.T. e di tutte le organizzazioni affini, dimostrando così ancora una volta che tanto con la borghesia che con la rivoluzione proletaria non si scherza. Cannoni ed aeroplani, eccoli sono arrivati, ma nessuno valuta quanto costa questa generosa… elargizione capitalistica. Gli operai spagnoli riusciranno a rigettare anche il fascismo, ma al prezzo di dover abbandonare ogni velleità rivoluzionaria pena un secondo salasso (democratico questo) coi cannoni della Russia e della democrazia.
Avremo voluto vedere i capi della F.A.I. e della C.N.T. riprendersi, raccogliersi su se stessi, strappare i veli dell’inganno antifascista della ben tremenda situazione spagnola ma nulla di tutto questo. Essi non comprendono che al posto di prendersela coi marxisti (!) il problema resta quello di scardinare il fronte unico dell’antifascismo per fondare il fronte di classe del proletariato per abbattere la borghesia.
Ma gli anarco-sindacalisti non vogliono questa rottura e continueranno a prestar fede agli impegni presi. Al più si parlerà di “manovre”, di cattiva o buona fede, o di lealtà, ma si continmuerà ad ingannare gli operai con la lotta antifascista, sulla “rivoluzione che è in marcia”, e continuando a chiedere alle borghesie democratiche aeroplani e cannoni per la Spagna.