Partito Comunista Internazionale

Le origini della ex-minoranza

Categorie: Spain, Spanish Civil War

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La crisi sopravvenuta con la situazione in Spagna nella nostra frazione ha un carattere tale che la ricerca delle origini non è molto facile. Difatti, una serie di elementi si trovano oggi sulla barricata nemica mentre le basi stesse del nostro organismo si fondarono su dei criteri di opposizione estrema a quelli che dovevano inevitabilmente condurre la classe operaia a delle situazioni analoghe a quella che si è prodotta oggi in Spagna.

Eppure questo riflesso della manovra nemica nel seno del nostro organismo non può essere individuato che attraverso la ricerca delle posizioni politiche che nel momento della loro prima confusa apparizione, non potevano essere ricollegate ad una tendenza che solo la brutalità degli avvenimenti ha permesso di definire.

Dal groviglio delle contraddizioni che caratterizza la posizione di questi ex compagni verso la Spagna, si potrebbero trovare le origini del massimalismo confusionista, e nell’ultima infornata verso il comunismo fatta nel 24 con l’unità proletaria sul terreno elettorale. Ma, per quanto ci concerne, questa unica origine non esiste per ricongiungervi la formazione opportunista rigettata definitivamente in questi giorni dal nostro organismo.

Difatti, nelle file della frazione, una serie di compagni trovano normale di affermare la loro posizione verso lo Stato russo, proclamandolo Stato capitalista. Esiste un filo di congiunzione fra questa posizione avanzata con l’attuale verso la situazione spagnola? Si è detto che la rottura avvenuta nel 27 su questo dissenso non si verificava su una questione fondamentale; e difatti, qualche anno dopo, questa valutazione sullo Stato russo penetrava in seno alla frazione e si esprimeva attraverso una serie di compagni che non esitavano a difenderla senza tuttavia portare degli elementi materialmente evidenti.

Diveniva chiaro che questa posizione non esprimeva una opposizione stridente con l’altra valutazione che vedeva nello Stato russo uno Stato proletario, ma corrispondeva invece ad una tendenza che spingeva questi compagni a divorare le tappe verso il traguardo che certamente dovrà concludersi; quello dello Stato russo in direzione della rinascita della nuova classe privilegiata.

Era evidente di pensare che questa serie di compagni, trovandosi con la loro posizione verso la degenerazione dello Stato russo, che catalogavano di capitalista malgrado l’esistenza di un’economia a basi ancora proletarie, si sarebbero trovati, nelle situazioni successive, in posizione di avanguardia nel senso della lotta da condurre contro tutti i controrivoluzionari. Per di più i loro criteri di giudicare le più o meno socializzanti esperienze economiche negli altri paesi dovevano essere dei più taglienti a condurli almeno allo stesso scetticismo con cui essi vedevano la situazione in Russia.

Il presentarsi della situazione spagnola ha strappato i veli a questo pseudo-sinistrismo parolaio ed inconsistente. Inconsistente perché ci si è scialacquata la bocca per degli anni, su una posizione che non veniva mai concretizzata con dei dati precisi, e questo grazie ad una lingua bene appesa che lasciava sì vedere il disaccordo, ma non lo sfigurava attraverso un fiume di parole ed un rifiuto continuo alla responsabilità di redazione.

Si sono strappati i veli e l’analfabetismo politico si è finalmente messo in luce con l’accettazione di una posizione ridicolmente opposta, con la difesa dello Stato catalano ove sembra si socializzi a misura che l’esercito avanza.

Ed allora dove si va, carissimi ex compagni? Se si difende il socialismo di Catalogna, perché non difendere l’altro molto più serio specialmente per coloro che danno molta importanza ai dettagli di valutazione apparente?

Era ben certo che non si trattava di una posizione che superava il concetto della dittatura proletaria, e si trattava invece (e questo era il criterio di quei compagni) di fare questo ragionamento: giacché la politica dello Stato russo è controrivoluzionaria e dall’altra parte non si realizza il “socialismo”, lo Stato è capitalista.

Con l’aprirsi della situazione spagnola attraverso il movimento spontaneo del 19 Luglio e lo sciopero generale proclamato da parte dei sindacati, questo movimento prendeva una direzione tale da fare prevedere un repulisti completo di ciò che si chiama Stato capitalista. Il rifiuto di aderire a questo primitivo movimento, con la scusa dell’impossibilità di poterlo dirigere, avrebbe certamente portato la frazione all’autocastramento ed in realtà, al di fuori di qualche posizione individuale, la frazione nel suo insieme prende posizione nel senso dell’intervento. Che il nostro intervento politico avvenga nel periodo ove la manovra di deviazione del movimento dalle basi di classe era di già realizzata, la ragione ne va ricercata nel fatto della simultaneità della manovra nemica nel deviare il movimento, mettendo una serie di compagni in condizioni nebulose.

La particolarità della situazione spagnola che metteva in prima linea il sindacalismo anarchico, alla testa delle organizzazioni proletarie, faceva pensare a diversi compagni (io compreso) che il sindacalismo, per il fatto che esso è per la distruzione violenta dello Stato, avrebbe realizzato questo passo fondamentale, malgrado l’impossibilità in un secondo tempo di riuscire a realizzare le condizioni per incanalare questa azione radicale verso la nuova società. Non si trattava di domandare ai sindacalisti anarchici di divenire dei comunisti, ma semplicemente di rimanere loro stessi, cioè quello che sempre avevano proclamato. I fatti hanno dimostrato che questo ragionamento era falso. I distruttori di catene di ogni oppressione, di ogni sfruttamento, si sono trasformati nei reazionari della più bell’acqua e mai, nella storia, una trasformazione così radicale da parte di una ideologia (i centristi hanno messo anni per concludere la loro trasformazione) che si proclamava avversa ad ogni compromesso.

Se gli elementi della ex minoranza fossero partiti dalla posizione di una falsa valutazione, cioè di una sopravalutazione delle capacità rivoluzionarie dell’anarco-sindacalismo, grazie all’esperienza susseguita si sarebbe dovuta verificare una conversione da parte loro verso le posizioni della frazione. Niente di tutto questo, l’appetito viene mangiando e, mentre nel primitivo movimento verso lo sciopero generale guidato dagli anarchici si poteva trovare la base di classe, nella valorizzazione avvenuta poi del massimalista POUM, i nostri ex compagni hanno dato la dimostrazione della loro esatta fisionomia caratteristica comunissima a tutti coloro che si fanno dirigere non da un insieme di principi, frutto di esperienza, ma da nozioni costruite in aria sulla base di false analogie.

Si possono tirare queste conclusioni che gli elementi che si trovavano nella nostra frazione e proclamavano la natura capitalista dello Stato russo, non esprimevano con questo una tendenza avanzata in lotta contro il centrismo e dall’altra parte questa posizione non si dirigeva verso il superamento del concetto fondamentale della dittatura proletaria con la negazione dello Stato.

L’incontro avvenuto con il confusionismo massimalista dimostra che non si trattava di una dimostrazione acuta contro lo Stato sovietico complice del capitalismo internazionale, ma al contrario, questa valutazione sostenuta dall’ex minoranza rimane nell’orbita di tutti quegli organismi sorti sul cammino della degenerazione centrista. Non come un opposto fondamentale ma bensì quale manifestazione di opposizione superficiale, la di cui origine va in gran parte ricercata nella mancata digestione di una serie di principi che rappresentano le basi dei futuri partiti comunisti.

È siccome per questi elementi si tratta di indirizzare i proletari a difendere lo Stato catalano che si troverebbe sul terreno dell’evoluzione verso il socialismo, un consiglio molto più realista si può dare loro. Nel prossimo massacro non è escluso che lo Stato russo si trovi alle prese con qualche esercito fascista.

In seno a questo stato russo i mezzi di produzione sono collettivizzati, si tratterà allora di essere coerenti fino in ultimo e sostenere la difesa delle istituzioni proletarie in orrore all’idea che dei fascisti possano prendere il posto degli attuali centristi che, dopo tutto, sono un po’ meno cattivi ed almeno hanno scritto sulla Costituzione dell’11 giugno ’36, all’articolo 6, quanto segue: “La terra, il sottosuolo, le acque, le foreste, le officine, le fabbriche, le mine di carbone e di minerale, le ferrovie, i trasporti per acqua ed aria, i mezzi di comunicazione postali ed elettrici, le grandi imprese agricole organizzate dallo Stato (sovkoz, stazioni di macchine e trattori), così pure le masse fondamentali di abitazioni nelle città e le agglomerazioni industriali, sono la proprietà dello Stato, vale a dire il bene del popolo tutto intero”.

GIGI