Gli avvenimenti spagnoli nel cammino della rivoluzione proletaria in Italia
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Di già all’epoca degli avvenimenti del 1931, avevano messo in evidenza la impossibilità di dedurre, dal corso delle situazioni spagnole, una analogia quanto allo sviluppo della lotta del proletariato italiano. Marcavamo sovratutto che la conversione pacifica del capitalismo, dalla destra reazionaria di De Rivera alla repubblica di Azana-Caballero, non avrebbe potuto verificarsi in Italia, attraverso la liquidazione del fascismo, e questo perché le condizioni non ne esistevano.
Si è molte volte abusato della parola fascismo, alla quale sono stati assimilati i movimenti di destra di tutti gli altri paesi. Se si trattasse di una semplice confusione di formule, non vi sarebbe nessuna ragione di inquietarsene, ma le ripercussioni che ne derivano per le sorti della classe operaia sono di grande importanza ed occorre precisare per bene situare la ripercussione degli attuali avvenimenti in Ispagna sul corso della situazione italiana.
Trotsky, a chi arriva spesso di lanciare delle formule sintetiche suggestive e precise, ma a chi malauguratamente non arriva mai di impiegarle ai fini di una coerente azione politica in difesa della classe proletaria, aveva detto una volta che il fascismo risulta dall’aborto della rivoluzione comunista. Da questo si deduce non solamente l’ipotesi che solo nei paesi che sono stati il teatro di battaglie rivoluzionarie, si può parlare di movimento fascista, ma altresì che le uniche forze capaci di scalzare il fascismo sono quelle che lottano per la rivoluzione e che nessuna possibilità si presenta di collegarsi con l’antifascismo, il quale si riallaccia direttamente con la manovra capitalista che ha permesso l’aborto della rivoluzione.
Il carattere essenziale che distingue la destra reazionaria dal fascismo risiede nella modificazione essenziale sopravvenuta nella situazione in cui si svolge il duello fra il capitalismo ed il proletariato attorno al problema fondamentale del potere. La destra può ancora servirsi della macchina statale per scaraventarla contro la classe operaia e fare ricorso al sistema delle “leggi scellerate” per reprimere, con la violenza, le pattuglie dell’avanguardia comunista, mentre possono ancora sussistere i partiti e le organizzazioni della sinistra borghese le quali conservano una funzione nettamente controrivoluzionaria e la espletano nella direzione della immobilizzazione delle masse lavoratrici. Per contro il fascismo arriva quando la vecchia macchina statale non è più sufficiente far faccia alla situazione, e questo si spiega facilmente quando si considera che l’attacco rivoluzionario del proletariato non è la semplice conclusione ultima delle lotte parziali, ma rivela la maturazione di una situazione estrema nella quale il regime borghese si trova non solamente alle prese con gli operai insorti, ma altresì di fronte a difficoltà estreme per mantenersi alla testa di un’organizzazione economica e politica della società minacciata direttamente e violentemente nelle sue stesse basi.
La commozione, lo scombussolamento sociale che accompagnano e si esprimono attraverso lo scoppio di una situazione rivoluzionaria, impongono al capitalismo di operare un forsennato concentramento economico e politico intorno allo Stato, di spezzare con la violenza ogni organizzazione proletaria, di incatenare le masse ad un piano la cui vita ed il cui sviluppo si dirigono verso lo sbocco estremo della guerra. Il fascismo non cancella menomamente i caratteri violenti della tensione sociale; esso dà solamente la forma estrema comandata dalla situazione che, dopo l’aborto della rivoluzione resta ancora imperniata all’ultimo gancio dell’evoluzione storica. Il trionfo del fascismo in Italia ed in Germania determina dapprima una modificazione delle basi economiche verso l’autarchia e la loro adattazione all’industria di guerra che acquista il peso di direzione di tutta la produzione, in un secondo tempo di guerra diretta, come è stato il caso in Etiopia ed attualmente in Ispana.
L’importanza della differenza fra la destra reazionaria ed il fascismo consiste nel fatto che, mentre nella lotta del proletariato contro un capitalismo che può ancora limitarsi all’impiego di un governo di destra, il fronte di classe delle masse può costruirsi intorno alle rivendicazioni parziali senza che il problema del potere si ponga nella lotta contro il capitalismo che è stato costretto di fare ricorso al metodo estremo del fascismo, queste rivendicazioni parziali si situano sul piano diretto della lotta per il potere, quello che significa altresì che su questo stesso fronte limitato si verifica di già l’inevitabilità per le masse di espellere dal loro seno tutte le forze politiche della sinistra borghese.
Nel 1931, in Ispagna, è sulla via del compromesso pacifico che si realizza la conversione dalla destra monarchica alla sinistra repubblicana. Nel 1936 è attraverso la violenza che si svolgono gli avvenimenti che sembrano dirigersi verso una conversione opposta: dal governo del Fronte Popolare a quello di Franco. È inutile ripetersi: il carattere violento di questa conversione non era stato nemmeno previsto dal capitalismo spagnolo il quale si era orientato verso l’opposta via del compromesso immediatamente dopo il 19 Luglio. Questo carattere di violenza è stato imposto solamente dallo scoppio dello sciopero generale, dall’intervento cioè di un fattore che la borghesia spagnola ed internazionale sperava di già completamente incapace di realizzare questo combattimento, contando, per questo, sull’azione repressiva sviluppata precedentemente dai primi governi repubblicani di sinistra e dai successivi di destra, e per finire da quello del Fronte Popolare costituito dopo il Febbraio 1936. Ci sembra assolutamente insufficiente di spiegare lo sciopero spagnolo del Luglio in considerazione del fatto che Franco, a differenza di Mussolini e di Hitler, invece di scaglionare il suo attacco su un periodo di tempo assai lungo, ha invece attaccato d’un colpo ed in tutto il paese. Riteniamo invece che questo sciopero sia da spiegarsi come una manifestazione del grado più avanzato della tensione delle classi: da una parte il capitalismo che non ha più davanti a sé dei mesi per sviluppare e concludere la sua offensiva contro le masse lavoratrici, dall’altra parte il proletariato che, in uno slancio spontaneo si getta in una lotta accanita la cui posta tragica è quella della vittoria rivoluzionaria o dello scatenamento della guerra.
La mancanza di una lotta precedente del proletariato spagnolo per la conquista del potere, l’inesistenza cioè di un aborto rivoluzionario delle situazioni del luglio e del loro rapido evolvere verso i poli opposti: dapprima l’attacco della destra in risposta allo sciopero generale che prende nelle città industriali, l’aspetto insurrezionale, infine — una settimana dopo — lo spiazzamento delle masse dalle loro posizioni di classe per essere gettate nell’opposto fronte di classe del capitalismo e della guerra imperialista.
Si noti che l’attacco di Franco del Luglio non riveste affatto i caratteri specifici dell’offensiva violenta della destra reazionaria: dietro l’esercito si dissimulano tutti i personaggi della destra classica, mentre le falangi fasciste non hanno una funzione egemonica, ma semplicemente quella di un apporto il quale non è nemmeno decisivo nel corso delle operazioni.
È molto probabile che i recenti avvenimenti spagnoli rappresentino l’equivalente di quelli del 1920 in Italia , del 1923 in Germania, e che essi rappresentino il prologo di una serie di situazioni da cui si snoderà un effettivo movimento fascista che non avrà più l’aspetto della semplice dittatura reazionaria di De Rivera, ma acquisterà le forme specifiche del regime fascista di Italia e di Germania. A parte queste congetture sull’avvenire, ci pare certo che le condizioni sono infine realizzate per la costruzione di un solido partito comunista che sorgerà sullo smascheramento del Fronte Popolare e dei suoi annessi: il POUM e gli anarchici.
Per rapporto alla situazione italiana ed alla sua evoluzione, gli avvenimenti spagnoli ci sembrano innanzitutto indicare che la conversione pacifica del 1931, come la caduta rapida nel fronte imperialista dello sciopero generale del Luglio, siano da escludere. E questo perché, a causa del precedente aborto della rivoluzione, l’evoluzione politica non trova più la possibilità di esprimersi in soluzioni intermedie: d’altra parte il proletariato ha acquistato una coscienza molto più elevata, a causa della colossale esperienza vissuta, e — quando le situazioni apriranno delle possibilità di lotta rivoluzionaria — il proletariato vi interverrà con il peso egemonico che i precedenti avvenimenti gli hanno permesso di conquistare.
Questo non significa affatto che noi assisteremo fatalmente ad una successione meccanica dell’insurrezione proletaria contro il fascismo e del trionfo della rivoluzione comunista. Le forze della controrivoluzione democratica saranno nuovamente chiamate dal capitalismo per operare un diversivo e strappare le masse dalla loro via rivoluzionaria. È impossibile vedere fin da ora le forme che prenderà questo diversivo, ma è certo che la sua base consisterà — come in Ispagna — in una serie di ampie manovre per impedire che le masse passino alla distruzione violenta dello Stato. Quest’ultimo si dissimulerà sotto l’aspetto delle “socializzazioni” mentre il pericolo di un attacco fascista, dall’interno o dall’esterno, o combinato dall’interno e dall’esterno, sarà sollevato come un motivo di urgenza assoluta di fronte al quale le masse avrebbero tutto l’interesse di abbandonare le loro trincee di classe.
Le differenze fondamentali che esistono fra la situazione spagnola e quella italiana ci permettono dunque di intravedere che il peso del proletariato italiano sarà enormemente superiore, nel corso degli avvenimenti che accompagneranno la lotta rivoluzionaria, e che le masse intraprenderanno direttamente il cammino della battaglia del potere. Ma, alla più alta tensione delle situazioni, al più grande pericolo rivoluzionario, corrisponderà certamente un diversivo di molto maggiore potenzialità ed è in definitiva nella misura in cui la nostra frazione giungerà ad intervenire in quanto partito dirigente degli avvenimenti che la soluzione comunista potrà diventare una realtà, lo sbocco degli avvenimenti che si apriranno con la lotta del proletariato per lo scalzamento del fascismo.
Le ripercussioni internazionali degli avvenimenti di un paese, nel caso particolare, i riflessi degli avvenimenti spagnoli sulle situazioni italiane e la loro evoluzione, è in definitiva la congiunzione della tendenza storica e di classe, nello spazio in cui si situano e si muovono le classi antagoniste del regime capitalista. Tutte le forze che hanno agito, in Ispana, per inchiodare le masse allo Stato capitalista, per trattenerle nell’inganno della lotta contro il fascismo quando restavano imprigionate alla catena della macchina statale capitalista, tutte queste forze hanno agito non solamente nella direzione del consolidamento del fascismo in Italia, ma hanno altresì posto la loro candidatura per gettarsi nella tempesta rivoluzionaria e svolgervi una funzione controrivoluzionaria del tipo di quella sviluppata in Ispagna, sebbene — lo ripetiamo — sotto forme ed inganni mille volte più pericolosi.
La nostra frazione che è l’unica formazione politica la quale ha costantemente difeso le posizioni di classe in Ispagna, ha — con ciò stesso — costruito una maglia importante per spianare la via della rivoluzione comunista in Italia. Quando si considera che il carattere violento degli avvenimenti spagnoli, per rapporto ed in opposizione all’evolvere pacifico delle corrispondenti situazioni precedenti negli altri paesi, è la manifestazione sicura dell’accendersi di una situazione estrema dal punto di vista internazionale, e quindi anche in Italia, si vede profilarsi davanti a noi l’immensità delle responsabilità che pesano sulla nostra organizzazione. Sia in Italia che nell’emigrazione e sul fronte internazionale della costruzione dell’Internazionale della rivoluzione, la nostra frazione — nei limiti consentiti dal carattere estremamente reazionario della prima fase della guerra imperialista — ha di fronte a sé il dovere di seguire le orme dei bolscevichi tenendo fermamente in considerazione che alla tappa dell’isolamento e della selezione delle idee e delle energie, succederà con la rapidità violenta comandata dalla tensione eccezionale delle tensioni definitive, l’altra tappa in cui le masse si getteranno nella lotta per la rivoluzione ed affideranno al partito di classe il compito di dirigerle alla vittoria.