Partito Comunista Internazionale

Dove si trovano i plotoni di esecuzione degli operai spagnoli ?

Categorie: Spain, Spanish Civil War

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Quotidianamente numerosi proletari cadono nella lotta in Ispagna alimentata dalle munizioni “italo-tedesche” o “franco-russe” e da ogni altro materiale bellico. La demagogia più immonda e più cinica è adoperata per gettare nella fornace centinaia di operai rivoluzionari degli altri paesi che, oltre al sacrificio della loro vita, dovrebbero incoraggiare i proletari di Spagna a persistere in una via di cui ogni passo costa la vita a innumerevoli sfruttati.

Come non reagire con forza e decisione davanti una simile situazione? Come frenare la propria indignazione davanti alla sinistra messa in scena dell’ “aiuto alla rivoluzione spagnola?”.

La nostra frazione si è sforzata di strappare i veti che coprono questa tragica impostura. Lo ha fatto senza retrocedere neppure davanti l’eventualità della scissione con elementi che non hanno compreso che il loro “intervenzionismo” equivaleva a quello dell’agosto del 1914. Si tratta ora di proseguire la lotta a fondo contro tutte le deviazioni, le illusioni smascherando traditori ed opportunisti di ogni risma che ingannano ed accecano le masse operaie.

Già dalla fine di luglio, da quando cioè il fronte dell’ “antifascismo” ebbe spezzato le reni allo sciopero generale degli operai di Barcellona, di Madrid, di Valenza, fu chiaro che il suo successo dipendeva da due cause:

1°) Avanti il 19 luglio tutte le organizzazioni operaie —compresa la C.N.T. ed il P.O.U.M.- consideravano i governi del Fronte Popolare e della Generalità come degli alleati. Ciò è talmente vero che il 17 luglio esse si recarono alla sede del governo per domandare armi contro Franco, mentre nessuno pensò a lanciare un appello agli operai per invitarli a scendere nelle strade. In tali condizioni uno sciopero generale inscenato spontaneamente dai lavoratori non aveva possibilità di sviluppo rivoluzionario che riuscendo a mettere i lavoratori contro le proprie organizzazioni che facevano da diga allo stato capitalista “antifascista”. Per colpire Companys gli operai di Barcellona avrebbero dovuto avere la forza di sbarazzarsi dei suoi alleati che non erano solamente i social-centristi, ma anche il P.O.U.M. e la C.N.T.

2°) Ponendo gli operai davanti la necessità d’abbattere il fascismo prima di toccare allo stato capitalista, l’unico mezzo corrispondente alla situazione era la organizzazione di colonne di militi e l’adeguare il ritmo dell’economia capitalista alle esigenze della guerra.

Questi due punti ci permettono di comprendere perché sia stato così facile spostare le battaglie avvampate nel luglio nelle strade di Barcellona, di Valenza, di Madrid, di Saragozza, di Siviglia sul terreno della lotta militare e sovratutto perché lo sviluppo della battaglia militare abbia dovuto seguire una logica propria e non le previsioni dei Don Chisciotte del P.O.U.M. e della C.N.T.

Si voleva battere il fascismo senza intaccare il sacrosanto stato capitalista; bisognò allora dire agli operai di Barcellona: ora che avete schiacciato i militari nelle città dovete cessare lo sciopero e o rientrare nell’officina o recarvi al fronte. La lotta sociale è terminata per voi, mentre tocca a noi, alle vostre organizzazioni di realizzare i passi decisivi verso il socialismo d’accordo… con i borghesi della Generalità. Voi gli sfruttati e gli ingannati di tutti i secoli, voi difenderete la nostra fornicazione con la borghesia sacrificando la vostra vita al fronte. Ed il capitalismo è restato dappertutto al potere. A Madrid si è dato una fisionomia “rivoluzionaria” con i Caballero, a Barcellona incorporandosi gli anarchici e il P.O.U.M.

I massacri si sono succeduti ai massacri, i tradimenti ai tradimenti. Ogni volta la soluzione fu trovata nella duplice direzione: rimpastare i ministeri facendoli scivolare sempre più “a sinistra” e rinserrare il cappio della disciplina militare al collo degli operai. Il due agosto gli anarchici dicevano ancora con veemenza: noi non vogliamo essere dei soldati, ma solamente dei militi del popolo. Il POUM insisteva sulla formazione di un esercito rosso come se questo fosse concepibile senza la presa del potere da parte del proletariato. Il 15 settembre il plenum di Madrid della C.N.T. sanciva la volontà della C.N.T. di partecipare al un “Consiglio” con la U.G.T. Caballero ed i repubblicani accettando la costituzione di milizie di guerra a carattere obbligatorio.

Che cosa si è verificato nel frattempo? La caduta di Irun, di San Sebastiano e l’avanzata dei fascisti verso Madrid. Mentre sempre più chiaro si avverava che i Caballero e compari repubblicani conducevano le colonne verso il loro destino: il massacro senza uscita per gli operai ecco la C.N.T. [che] si integrava nel ministero, previo semplice cambiamento di nome, ed accettava la creazione di contro all’esercito regolare di Franco di un esercito regolare della repubblica. E poiché si trattava di due eserciti destinati al soffocamento dei contrasti di classe della società capitalistica tutti e due dovevano ricorrere a mezzi che permettessero loro d’inquadrare operai e contadini, mezzi che andavano dalla mobilitazione ideologica alla più dura coercizione disciplinare.

In un primo momento bisognava dare l’impressione agli operai che lottavano per la rivoluzione per la rivoluzione socialista se marciavano dietro al fronte “antifascista”. Quando poi i fiumi di sangue hanno cominciato ad aprire gli occhi a molti operai si è ricorso alla disciplina militare e al ristabilimento della leva delle classi.

La militarizzazione delle milizie ha tuttavia servito a chiarire la natura della lotta che oggi si combatte in Ispagna: si sa ora che la lotta delle classi è bandita e che si tratta di due eserciti che combattono tutti e due per il trionfo della dominazione capitalista: E come durante la guerra imperialista un vero rivoluzionario deve essere contro ogni intervento così in Ispana bisogna lottare per far rivivere la lotta di classe e praticare conseguentemente il disfattismo il più completo finché il capitalismo non sia rovesciato ed il proletariato non abbia preso il potere. Non vi può essere via di mezzo in questo problema ma due punti estremi che non sono in realtà che l’opposizione brutale ed intransigente che separa il proletariato dalla borghesia.

La nostra frazione chiama i lavoratori stranieri a fare della militarizzazione delle colonne in Ispagna il segnale dell’abbandono delle legioni “Garibaldi”, “De Rosa”, “Lenin” al fine di dare col loro atto un avvertimento agli operai spagnoli perché essi pure tentino di ritrovare il cammino della lotta contro la borghesia mettendosi in una via  su cui il minimo sacrificio varrà mille volte più che le ecatombi che si accumulano davanti a Huesca, Saragozza e Madrid. E i proletari non si spaventino se i traditori grideranno loro, levando ipocritamente le braccia al cielo: voi fate il gioco di Franco. E’ pertanto la sola via che avrebbe potuto condurre i lavoratori alla vittoria contro il fascismo.

All’organizzazione delle milizie partenti per il fronte per abbattere Franco bisognava opporre la lotta di classe, la lotta armata quando le circostanze lo permettevano, per abbattere da principio ed avanti tutto il potere del capitalismo nelle città e nelle campagne. Solo allora, e solamente allora, il proletariato avrebbe potuto creare le sue legioni che avrebbero abbattuto Franco scatenando in tutta la Spagna la battaglia di classe.

Dal momento in cui i proletari sono stati gettati sull’altra via, quella della collaborazione con la borghesia, essi ne hanno pagato il terribile scotto. Essi sono stati scacciati violentemente dal loro terreno di classe e mantenuti sui fronti, le catastrofi si sono susseguite alle catastrofi. Ed ogni istante si parlerà di tradimento, della necessità di rafforzare la disciplina, del dovere di “vincere o di morire”. Gli anarchici diverranno i compari di Caballero nel ministero di Madrid per ottenere più disciplina ed impedire agli operai di interrogar se stessi sulla natura della loro lotta e di domandarsi perché malgrado il loro numero ed il loro eroismo sempre sono sconfitti e massacrati.

Quelli che preparano il letto al fascismo sono proprio i coccodrilli dell’ “antifascismo” che valorizzano l’idea che si possa schiacciare il fascismo senza scatenare un attacco di classe, ed unicamente di classe, contro l’apparato capitalista. Colpire Companys, distruggere lo stato di Catalonia, significa al tempo stesso disgregare il fronte interno di Franco ed in definitiva colpire Franco. Sostenere Companys significa sostenere il sistema capitalista e preparare attraverso i tradimenti militari inevitabili lo schiacciamento degli operai e la vittoria finale di Franco.

E se anche per un miracolo che ci pare oggi impossibile il Fronte Popolare dovesse finir col vincere, non bisogna farsi illusioni che ci sarebbe gran cosa di cambiato. Gli operai sarebbero legati allo stato capitalista e questo ultimo, con alla testa gli stessi “rivoluzionari” di oggi, non avrebbero scrupolo alcuno di  massacrarli alla prima minaccia rivoluzionaria contro il regime borghese.