Via libera ai fascisti?
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I fascisti sono a Saragozza, essi vorrebbero conquistare Barcellona; il nostro dovere è di arrestare la marcia fascista, nello stesso tempo in cui allarghiamo il fronte delle conquiste sociali a Barcellona o che almeno lottiamo in questa direzione. Non restiamo dunque sulla base della lotta sui due fronti: quello di Saragozza, l’altro di Barcellona. Nel fronte militare lottiamo per il proletariato perché combattiamo contro il fascismo, in quello sociale di Barcellona, combattiamo per il comunismo perché, lungi dall’accettare la collaborazione di classe, lottiamo per lo sviluppo delle lotte di classe.
Questa è in generale la posizione di larghi strati di proletari rivoluzionari, soprattutto italiani, i quali rimproverano alla nostra posizione di minacciare le sorti della lotta perché i fascisti potrebbero più facilmente invadere i territori che non hanno conquistato.
La lotta di classe ha due protagonisti, due contendenti, due fronti e due soli: capitalismo e proletariato. L’uno o l’altro e giammai l’uno e l’altro. Vi sono molti settori della lotta? Ma in ognuno di essi vi sono due contendenti, capitalismo e proletariato. Nei due settori, fascista ed antifascista, la confusione di classe si è verificata, e questo è sacrificio della classe operaia nelle mani del capitalismo. Queste verità elementari sembra non abbiano più corso nella crudele situazione attuale.
Di più gli avvenimenti definitivi seguono alternative definitive e non secondarie. Quale è oggi, in Ispagna, l’alternativa fondamentale? Contestare al nemico questa o l’altra località, strappargli questo o l’altro centro. In definitiva esiste un solo fronte reale, quello dove le masse si battono con le armi. Tutto l’altro è accessorio, tutto l’altro è condizionato alla sorte degli avvenimenti sul fronte militare. Il problema resta dunque di vedere se questo fronte militare che è l’essenziale, è capitalista o proletario, giacché esso non può essere l’uno e l’altro, esso è l’uno o l’altro. Questa opposizione terribile non può essere scartata, pena di tradire il proletariato. Se la si scartasse poiché il dilemma di classe comanda ogni istante della vita sociale e tanto più grave è la sua portata, per quanto più terribile sono gli avvenimenti, si abbandona il proletariato nelle mani del nemico.
Ora chi dirige il fronte militare? Lo stato maggiore delle operazioni. È esso unicamente che, poiché è l’unico che è in grado di conoscere lo scacchiere generale delle operazioni, può anche stabilire se ci si deve difendere in tale località, contrattaccare in un’altra per arrestare il nemico nell’offensiva che ha scatenato in questo o quel centro. In una parola, le sorti delle battaglie militari non possono dipendere che da chi dirige l’insieme della lotta. È una menzogna crudele far credere agli operai che sono a Saragozza che l’esito della loro lotta dipende da loro. No: esso dipende e non può dipendere che dallo stato maggiore generale. E chi dirige questo stato maggiore? Il capitalismo, il quale evidentemente non può che fare quello che corrisponde ai suoi interessi. Lasciare per due mesi i cadetti nell’Alcazar e quando esso sa che la destra attacca Toledo, non ritirare gli operai, opporsi persino a che essi escano da Toledo per lasciarli massacrare alle spalle dai cadetti che escono dall’Alcazar, di fronte dall’esercito che arriva. Questo è perfettamente logico e Caballero non si smentisce affatto quando dirige, negli interessi della classe che lo ha chiamato al potere, l’opera di massacro degli operai spagnoli.
Analogamente ad Huesca dove si trova il battaglione Lenin. I bianchi sono al centro della città ed attendono l’ora in cui sarà possibile passare all’attacco degli operai che sono alla periferia. Molto probabilmente anche ad Huesca, il giorno in cui la destra borghese deciderà di passare all’attacco, la sinistra darà ordine di non abbandonare la lotta ed il macello avrà luogo come a Toledo. E si tenga conto che ad Huesca la sinistra borghese ha potuto completarsi con l’appoggio degli anarchici e del P.O.U.M. che oggi sono al governo.
Di fronte a questa situazione resta la posizione della maggioranza della nostra frazione. Non si può vincere il capitalismo confidandosi al capitalismo. Abbandonare i fronti militari che sono il fronte sociale del nemico per scendere nei fronti della lotta di classe dappertutto, riprendere il cammino della prima settimana degli avvenimenti. Questo significa forse che Franco arriverà più presto a Barcellona? Possibile, benché questo non sia nullamente sicuro. Ma ammettiamone l’ipotesi la quale significherebbe che le sorti della lotta sono definitivamente compromesse.
Se una sola possibilità di successo esiste questa non può essere trovata che sul terreno della lotta di classe. A Barcellona la rottura della collaborazione di classe determinerebbe la rottura della catena che porta le masse alla sicura disfatta, come è successo negli altri centri. E se anche la disfatta dovesse verificarsi essa si verificherebbe quando almeno il capitalismo non è riuscito a schiantare in pieno il proletariato come è successo a Irun, a Toledo. Ma il chiarimento della situazione, il ristabilimento del fronte proletario di lotta (oggi esso non esiste) darebbe vita allo sviluppo di quelle possibilità di resistenza che esistono ancora. La battaglia si svolgerebbe allora fra le armate di Franco che avrebbe contro di esse delle armate proletarie, le sole che possono batterlo, perché mitraglierebbero la compagine militare dell’esercito bianco. Invece di opporre una rivoltella al cannone nemico, gli operai tirerebbero con le armi delle loro rivendicazioni politiche e di classe. Un colpo di revolver allora avrebbe mille volte più forza che un colpo di cannone fascista perché esso distruggerebbe la catena che lega oggi le armate di Franco, perché gli oppressi, irreggimentati da Franco, riconoscerebbero nella barricata opposta, i loro fratelli di classe, che metterebbero a profitto la loro più alta coscienza di classe non per restare sotto la direzione capitalista del Fronte Popolare, ma per scatenare la battaglia di classe, la loro battaglia, sugli obbiettivi sociali comuni.
E’ così che hanno vinto gli operai il 19 luglio, è su questa sola via che essi possono salvarsi. Sull’opposta via essi sono massacrati. Sull’opposta via essi sono consegnati dalla sinistra capitalista alla destra capitalista. Come in Italia, come in Germania, come in tutti i paesi. Chi lascia la via libera ai fascisti è il Fronte Popolare che dirige gli avvenimenti militari con la collaborazione del P.O.U.M. e degli anarchici.
Chi si oppone al fascismo, chi lo difende, è quegli che sostiene che l’unico mezzo per salvarsi, per resistere e vincere e che consiste a strappare le masse dal capitalismo ed a rimetterle sul loro terreno di classe. Lo scatenamento della lotta di classe a Barcellona è l’unica via per farla ripercuotere nelle armate bianche, è l’unica via al termine della quale può porsi la vittoria delle masse. Gli avvenimenti che sono trascorsi provano crudelmente che l’altra è la via del tradimento degli interessi del proletariato, è quella che conduce alla vittoria del fascismo.