Milizia “antifasciste” o milizie proletarie?
Categorie: Antifascism, Military Question, Spain, Spanish Civil War
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Le notizie estremamente contraddittorie che pervengono dalla Spagna rendono impossibile un esame circostanziato di questo importante problema il quale rappresenta per la classe operaia in elemento di primo ordine. Perciò ci limiteremo ad esaminare gli aspetti generali che unanimemente vengono avanzati dalle differenti correnti che oggi controllano e dirigono tali milizie.
Le milizie “antifasciste” improvvisate spontaneamente nei primi giorni della lotta contro la sedizione militare-fascista e che continuano oggi a battersi sui differenti fronti, rappresentano esse la forma embrionale della nuova forza, del nuovo fattore che nel corso della guerra civile ha coscienza di affermarsi per erigere su delle nuove basi un ordine nuovo?
Oppure rappresentano esse un cambiamento di decoro di cui la borghesia spagnola può domani ancora servirsi per salvaguardare i suoi privilegi? Certo gli è che lo scombussolamento sociale provocato dalla lotta che si svolge attualmente in Ispana ma particolarmente nei centri industriali, soprattutto a Barcellona, scombussolata tutta la superstruttura del regime capitalista, in quanto esso non può più contare sui suoi mezzi classici di predominio, la polizia e l’esercito, ma è obbligato a ricorrere ad un appoggio di quelle forze che agiscono nel seno della classe operaia. Infatti, esso non può conservare il suo predominio che nella misura in cui i bonzi delle differenti organizzazioni operaie giurano fedeltà alla repubblica borghese ed invitano le masse operaie armate a versare il loro sangue per questa classe che fino a ieri le ha sfruttate e represse. E questo è particolarmente vero per la Catalogna che, secondo tutte le versioni appare che le milizie sotto il controllo della C.N.T. e rappresentano la stragrande maggioranza di tutte le forze armate. In effetti, le forze attuali secondo il bollettino della stessa C.N.T. sono così divise:
C.N.T. e F.A.I. 13.000 uomini
U.G.T. 2.000 uomini
P.O.U.M. 3.000 uomini
Forze di polizia e guardie civili … 13.000 uomini
Queste cifre avranno certamente subito delle modificazioni, ma secondo le notizie pubblicate avranno ancora marcato un vantaggio per le organizzazioni operaie.
Ma un problema centrale si pone: Cosa rappresentano queste milizie? Per chi e per quale regime sociale esse lottano? È indubbio che ogni proletario ha durante questi giorni compiuto dei prodigi di eroismo ammirevoli, arrivando perfino a sconfiggere con qualche fucile un esercito ben armato e ben allenato. Ma il problema per la massa operaia è di discernere la tendenza che deve condurlo verso una vittoria di classe. Ed in questa direzione le milizie proletarie rappresentano la leva che deve permettere al proletariato di sferrare il suo attacco insurrezionale per la conquista del potere politico. Perciò la fondazione stessa delle milizie proletarie implicano non una unione sacra fra borghesia “democratica” e proletariato, ma bensì il divorzio più marcato di queste due forze quando con le armi si apprestano a risolvere il problema del potere politico. Mentre nella prima direzione noi assistiamo ad una convivenza, ad una alleanza, di forze eternamente nemiche, guardia civile, polizia e proletariato, nella seconda noi avremmo una lotta senza quartiere di queste due forze che incarnano due regimi inconciliabili. È possibile che si cerchi oggi di spiegare con molti aforismi questo anacronismo, ma inevitabilmente tutti dovranno rispondere che nella fase attuale il primo obbiettivo consiste a non indebolire il fronte antifascista per poter prima schiacciare Franco. Ma non indebolire il fronte anti-fascista significa anche non muovere un dito contro il regime, contro lo Stato borghese, significa in ultima analisi anche per le milizie anti-fasciste lo sfruttamento borghese.
Quale invece il compito delle milizie proletarie? Quello della distruzione sistematica e completa del corpo di guardia della borghesia: i quadri dell’esercito e la polizia. Quello di rappresentare già la nuova arma difensiva ed offensiva delle conquiste proletarie nella fase che precede immediatamente la rivoluzione, od anche in certi casi che coincide con la rivoluzione vittoriosa del proletariato. Nel 1917 in Russia, il problema delle milizie veniva posto dai bolscevichi sul suo terreno di classe quando essi reclamavano che queste non potevano che dipendere dai Soviet ed unicamente dai Soviet. Anche allora la borghesia aveva cercato di ingannare le masse facendo tutte le concessioni di forma mentre essa si riservava il diritto di controllo esigendo che queste dovessero dipendere dagli zemstvos, cioè dalle municipalità, che erano sotto il controllo diretto della borghesia.
Ma questi compiti non sono realizzabili sotto la bandiera del nemico di classe; essi non possono che svilupparsi in funzione delle aspirazioni proletarie che comportano l’abbattimento diretto del regime attuale per infine passare ad una fase più elevata della società umana.
Coloro che pensassero che il porre attualmente degli obbiettivi di classe alle lotte del proletariato significherebbe una inevitabilità della vittoria di Franco, non solamente condannano l’eroica lotta del proletariato di Barcellona, che da solo in 48 ore ebbe ragione di tutte le forze repressive, ma anche non si accorgono che è solo così che il proletariato potrà liberarsi di Franco e di tutti i suoi sfruttatori. Che domani il potere passi nelle mani del proletariato, ed immediatamente le ripercussioni si faranno pur sentire nell’esercito ribelle. Che gli operai, che i contadini, che tutti gli sfruttati sentano che le catene della schiavitù sono infrante, perché essi diventino una forza, un baluardo infrangibile, una rocca inespugnabile. Per la rottura dell’unione sacra. Per una politica di classe. Per delle milizie proletarie.