L’orgia di sangue del Centrismo: Le esecuzioni di Mosca
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Le esecuzioni di Mosca
Nell’istante in cui in Spagna i proletari si fanno scannare dalle forze coalizzate del capitalismo, i boia centristi hanno condotto a termine un processo mostruoso che non rappresenta che una nuova garanzia di fedeltà alla borghesia internazionale.
Vecchi militanti bolscevichi sono tradotti in giudizio e stanno per espiare il crimine d’ esser ancora in vita e di avere, anni or sono, manifestata una più che blanda opposizione al centrismo. Si tratta di Zinovief, di Kamenief, dei loro antichi partigiani cui si sono, all’ultimo momento, associati un certo numero di destri come Bukharin, Rikof e Tomsky.
L’atto di accusa è una sinistra storia da romanza giallo d’appendice, senza capo né coda in cui si tirano in ballo la Gestapo, i centri terroristi (!) ispirati da Trotzky, allo scopo di uccidere Stalin, Vorochilof e simili manigoldi.
E tale infame commedia che minaccia avere un sanguinoso epilogo si svolge a Mosca in un nauseabondo ambiente. Gli imputati confessano tutto quanto si vuole loro fare confessare.
Recitano il “mea culpa”, osannano ai trionfi della industrializzazione, danno particolari che li fanno puzzare da agenti provocatori della Ghepeu. Zinovief, Kamenief sono nuovamente obbligati a curvarsi nel fango per cercar di salvar la pelle. Ed in definitiva ci si domanda perché la canaglia centrista s’accanisce contro uomini che non sono più che cadaveri politici. Perché prendersela con militanti che sono assolutamente inoffensivi per la loro personale sicurezza e che sono forzatamente impossibilitati di agire ed ancor meno di fomentar complotti terroristici? D’altra parte, la burocrazia centrista prende gli operai per dei perfetti imbecilli che possano prestar fede alle storie rocambolesche montate da agenti provocatori sovietici che metterebbero in contatto Trotsky colla Gestapo.
Ma tutto ciò diviene di una luminosa chiarezza quando si sa che la Russia Sovietica ha oggi il suo posto fissato sul fronte della repressione capitalistica contro il proletariato mondiale. Non ha consegnato Petrini alla polizia fascista? Non sequestra Calligaris in Siberia? Non perseguita gli operai internazionalisti? A migliaia e migliaia non gemono i proletari nelle galere e campi di concentrazione sovietici? E quanti se ne sono di già assassinati sotto la bandiera truffaldina della costruzione del “socialismo”?
Alla stessa stregua dei paesi dove infierisce il terrore fascista, la repressione sovietica deve seguire il suo cammino logico e colpire tutto ciò che potrebbe ricordare un passato che oggi si rinnega. Quando Mussolini o Hitler colpiscono, fino con il plotone di esecuzione o la scure del carnefice, militanti colpevoli di attività proletaria nel passato, quando gettano nelle prigioni operai che emettono un sia pur timido balbuziamento di classe non è tanto perché essi rappresentino oggi un pericolo diretto contro il loro sanguinario regime quanto perché i contrasti della loro società borghese esigono di ficcare sempre più profondo il ferro arroventato nelle carni del proletariato.
Stalin segue oggi lo stesso cammino. la piaga del proletariato russo s’allarga sempre più sotto il peso di una repressione che trova le sue radici nei contrasti di classe che rodono la dominazione centrista. Ed il ferro dei carnefici sovietici vuol andar in fondo: annientare tutte le vestigie umane che ricordano l’epoca passata e la cui sola presenza, anche se si tratti di rottami, potrebbe determinare delle energie proletarie e staccarsi dal centrismo.
Certo la Stato sovietico dispone di galere sufficienti per chi osasse tornare alla lotta di classe, ma ciò non gli basta. Necessita in un periodo in cui il capitalismo mondiale domanda la partecipazione della Russia al massacro degli operai spagnoli di sbarazzarsi di una folla di militanti il cui solo crimine è d’avere manifestato una opposizione, sia pur opportunista e confusa, anni or sono, che vivevano completamente al di fuori di qualsiasi attività. D’altra parte, si sa che si può bene assassinare Zinovief, Kamenief, Smirnof e altri ancora quando l’attenzione degli operai è rivolta alla Spagna.
E contro il 3° Reich che sfrutta la guerra civile spagnola per scatenare una campagna antisovietica, Mosca risponderà sfruttando il processo Zinovief Kamenief per “provare” l’accordo della Gestapo di Hitler con questi e con Trotzky naturalmente.
Contro Trotzky la campagna del centrismo non ha che un significato: reclamare la sua vita al capitalismo.
Forse vedremo domani lo Stato sovietico reclamare l’estradizione di Trotzky allo scopo di giudicarlo, conforme la decisione presa, dal Tribunale speciale di Mosca. Già in Norvegia è inscenata una campagna di stampa contro di lui, la cui dimora è stata svaligiata dai nazisti indigeni.
Gli operai di tutto il mondo debbono elevarsi per strappar dalle mani dei boia sovietici Zinovief, Kamenief e i loro compagni, dei quali non condividiamo certo le opinioni politiche ma coi quali ci sentiamo solidali quando il centrismo vuole condurli al macello legale come nuovo scotto pagato al capitalismo mondiale.
I proletari prenderanno al tempo stesso energicamente la difesa di Trotzky contro la coalizione ignobile dello Stato sovietico colle borghesie di tutti i paesi.
N.B. Il processo di Mosca è terminato, mentre andiamo in macchina, coll’esecuzione dei sedici imputati. Questo spaventoso delitto dei boia centristi non può restare impunito. Il proletariato mondiale tutto deve elevarsi contro i degni emuli di Mussolini, di Hitler e degli altri assassini “democratici” del capitalismo.
Zinovief, Kamenief, Smirnof cadono – dopo quanti! -, malgrado i loro sforzi disperati di salvar la vita con dichiarazioni politiche e “confessioni” imposte dal centrismo.
Salutiamo questi militanti che al fianco di Lenin hanno lottato per il trionfo della rivoluzione mondiale. Ma le circostanze del loro assassinio debbono essere un avvertimento supremo per i rivoluzionari tutti: tra il centrismo ed il proletariato mondiale la lotta deve essere a fondo, senza pietà come tra la classe operaia e tutti gli altri agenti del capitalismo. Quest’ultimo può oggi gioire che la sua feroce repressione trova riscontro in Russia.
Stalin non ha più da ricever lezioni da Mussolini o da Hitler e li supera anzi: il fascismo uccide i proletari comunisti ma non li trascina avanti in tregende politiche dove si promette loro la grazia a condizione di fare dichiarazioni di pentimento. Mussolini ed Hitler uccidono in nome degli interessi del capitalismo, ma Stalin copre i suoi crimini colla bandiera della costruzione del “socialismo”.
Dappertutto s’eleva una protesta veemente contro l’infame macello dei carnefici moscoviti. Che il sangue di Zinovief, di Kamenief, di Smirnof marchi d’infamia il centrismo che pagherà questo e tutti gli altri misfatti quando il proletariato saprà distruggere il regime capitalista e quello russo.
Li vendicheremo, come vendicheremo i delitti della borghesia.
E il proletariato mondiale considerer?che Zinovief e Kamenief che pagano col loro sangue un nuovo scotto al capitalismo per conto dei lavoratori di tutti i paesi, hanno ripreso cos?il loro posto sul terreno su cui lotta il proletariato per la rivoluzione comunista.