Partito Comunista Internazionale

La situazione internazionale e gli avvenimenti in Spagna

Categorie: Europe, Popular Front, Spanish Civil War

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La lotta sociale oggi in Spagna rappresenta essa un’ondata mondiale di battaglie proletarie o accelererà invece il corso del capitalismo verso il precipizio della guerra.

Noi non siamo dei profeti e la situazione attuale lascia ancora queste eventualità in sospeso. Per il momento è evidente che la guerra civile in Spagna continua su un piano molto più vasto l’ondata di scioperi di Francia e del Belgio, pur essendo una conseguenza dei contrasti di classe messi a nudo da sei mesi di governo del Fronte Popolare.

D’altra parte, essa si determina pure in un periodo in cui il capitalismo tendeva a trovare provvisoriamente uno sbocco pacifico ai contrasti che lo dilaniano (Conferenze di Montreaux, di Londra a tre, scambio di Note tra le potenze locarniane).

Ciò perché il capitalismo internazionale è preso tra due contrasti: da una parte, il suo timore di una guerra che cerca di procrastinare e che può scatenare la rivoluzione proletaria, d’altra parte, la necessità di canalizzare verso i fronti nazionali questi contrasti di classe che si manifestano nei vari paesi e che minacciano di provocare un assalto mondiale del proletariato.

La Spagna ci permette di distinguere chiaramente questi due elementi e nel tempo stesso mettere in luce la posizione della nostra frazione.

Alla stessa stregua che la borghesia tenta di localizzare i conflitti interimperialisti per evitare l’incendio generale, essa tenta di localizzare nelle frontiere di ogni paese i conati di classe del proletariato. Per questo esiste un solo sistema: trasformare la lotta di classe in una battaglia tra due forme di dominazione capitalista — la democrazia ed il fascismo — per poter aizzare al fuoco di queste battaglie l’operaio francese contro l’operaio tedesco in nome della difesa del rispettivo capitalismo. Poiché il capitalismo mondiale presentisce che lo scotto del suo tentativo di evitare il baratro della guerra sarà lo scatenarsi di potenti movimenti di classe, non può che tentare di circoscrivere le rivolte operaie nell’ingranamento di queste due forme di dominazione che simultaneamente si sforzeranno di soffocare lo spirito di classe del proletariato.

Attorno alla Spagna si erge oggi il capitalismo mondiale, sia esso democratico, fascista o sovietico, per impedire che la lotta armata dei proletari superi i quadri borghesi della lotta tra la democrazia ed il fascismo e diventi con ciò il segnale di una battaglia mondiale e di classe degli sfruttati.. Ma ciò non è possibile che facendo della Spagna un episodio della mobilitazione della guerra e così è provato un’altra volta che il capitalismo non può opporsi alle rivolte di classe che potrebbero dirigersi verso la rivoluzione, che incamminandosi a tutta velocità verso il suo sbocco specifico; il massacro fratricida dei proletari sui campi di battaglia.

Dalla Francia alla Germania, passando per la Russia, tutti sono uniti per far massacrare gli operai di Spagna attorno alle bandiere borghesi. Ed in tutti i paesi i tentativi dei proletari di volare in soccorso del proletariato spagnolo sono trasformati in un movimento di sostegno dei regimi democratici contro i regimi fascisti, o inversamente. Gli operai francesi sono arrivati a domandare a Blum velivoli per la Spagna. Gli operai tedeschi sono mobilitati contro la perquisizione di navi tedesche da parte della flotta del governo di Madrid e la forma più alta di solidarietà con gli operai spagnoli diviene la partenza di contingenti operai per i colli di Guadarrama e non più lo scatenamento della lotta di classe per il rovesciamento della propria borghesia.

Sarebbe profondamente errato ricercare in considerazioni, a nostro avviso più che secondarie, le ragioni dell’appoggio di Franco da parte della Germania e dell’Italia e di Giral dalla Francia e dall’Inghilterra. Il problema non è di sapere se i paesi fascisti si installeranno sul mediterraneo con la vittoria dei ribelli e neppure dire che una vittoria di Franco significherebbe il principio della fine per le superstiti democrazie occidentali.

È chiaro che la posizione di questi differenti stati si ispira da una netta considerazione di classe: impedire al proletariato spagnolo di ritrovarsi sul suo terreno di classe e scatenare la sua battaglia sul fronte internazionale.

Perché non dobbiamo dimenticare che la Francia democratica e repubblicana di Deladier e di Herriot non ha mai avuto migliori rapporti con la Spagna che all’epoca di Primo de Rivera e non è per nulla detto che una vittoria dei generali dovesse senz’altro significare la fine della politica tradizionale della borghesia spagnola. In Francia la borghesia lo comprende perfettamente e ciò si esprime con le posizioni rispettive della destra e della sinistra che sposano la causa di Franco e di Giral. Così il proletariato francese non potrà esprimere la sua solidarietà internazionale che sul fronte dell’antifascismo repubblicano e per aiutare gli operai spagnoli dovrà cominciare col sostenere Blum. Così la Germania e l’Italia interverranno attivamente in Spagna per dirigere la commozione che gli avvenimenti spagnoli potrebbero suscitare fra i loro sfruttati verso una accentuazione della lotta degli Stati fascisti contro il terrore delle democrazie.

Ma l’ampiezza della guerra civile in Spagna, le sue paurose incognite, hanno fatto comprendere al capitalismo che dallo sviluppo della lotta tra democrazia e fascismo potrebbe nascere una minaccia di guerra imperialista mondiale. Poiché il suo obiettivo è unicamente di ottenere lo schiantamento del proletariato spagnolo, tenterà dunque di circoscrivere il terreno del massacro alla sola penisola iberica, e a tale fine è Blum che prenderà l’iniziativa del non intervento e dell’embargo sulle armi destinate alla Spagna.

La manovra del capitalismo è evidente: ottenere lo schiacciamento totale degli operai di Spagna ed impedire che le ripercussioni di questi avvenimenti sbocchino immediatamente nella guerra.

L’embargo sulle armi potrà sempre far tirare per le lunghe la soluzione della guerra civile e determinare così il più grande massacro di operai, mentre rappresenterà una formula di rappacificazione internazionale. Tutto sta a vedere se il capitalismo potrà contenere l’effervescenza dei lavoratori e se questo elemento primordiale non gli forzerà invece la mano. A tale riguardo appaiono di già due elementi importanti. In Francia il P.C. si è fatto banditore dell’intervento in nome degli interessi della Francia che deve salvaguardare le vie marittime del suo impero coloniale. Per esso l’unica soluzione sarebbe la crociata armata della democrazia contro Franco, Mussolini ed Hitler: la guerra ad ogni costo. Per la Germania, il caso del “Kartum” è significativo e prova che questo imperialismo vuole profittare della guerra civile in Spagna per ottenere una ripartizione del mondo di cui possa beneficiare. Le misure d’intervento navale tedesco sono dunque in funzione di una situazione internazionale in cui si agita il vessillo della democrazia contro il fascismo per soffocare le rivolte di classe dei lavoratori.

Ed è logico, dal punto di vista capitalista, che il Reich intenda profittare di queste circostanze e tenti di ottenere vantaggi allo stesso modo che l’Italia in Abissinia, tanto più che il fronte popolare francese gli permette di appellarsi ai suoi sfruttati contro la bellicosità delle democrazie.

In definitiva, per noi è più che evidente che le sole ripercussioni degli avvenimenti di Spagna devono essere una accentuazione della lotta di classe in tutti i paesi.

Ecco l’unico modo di aiutare gli operai spagnoli a ritrovare le loro frontiere di classe e di fare del loro magnifico eroismo leva per la rivoluzione comunista mondiale.

Noi non lottiamo per chiedere armi a Blum, in nome della difesa della democrazia minacciata dal fascismo. Ma abbiamo per compito di attenuare la pressione sanguinaria del capitalismo mondiale attorno alla Spagna. Per questo non vi sono che i mezzi di classe. Scioperi di solidarietà contro la propria borghesia; scioperi rivendicativi che saranno tanti passi in avanti di appoggio fattivo alla lotta in Spagna. E ciascuno di questi passi varrà enormemente di più delle vittorie militari ottenute dal Fronte Popolare con l’ausilio delle democrazie occidentali. Noi dobbiamo stornare l’attenzione degli operai dalla difesa dei colli del Guaderrama o di San Sebastiano per spingerli alla lotta contro la propria borghesia, tanto che sia espressa dal Fronte Popolare che dal “fascismo”.

Così solamente concorreremo ad impedire e lo schiacciamento degli operai spagnoli e che gli avvenimenti odierni diventino segnale di una nuova guerra mondiale, perché avremo indicato al proletariato mondiale la via della rivoluzione comunista in tutti i paesi.