Partito Comunista Internazionale

Dizionarietto dei chiodi revisionistici: Antifascismo Pt.2

Categorie: Antifascism

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Dando del fenomeno fascista la unica interpretazione marxista, il rappresentante della Sinistra Italiana, A. Bordiga, dichiarava nel suo discorso all’Esecutivo Allargato dell’Internazionale Comunista, il 23 febbraio 1926: « In Italia, il fascismo è il trionfo della destra borghese sulla sinistra? No, il fascismo è qualcosa di più, è la sintesi di due metodi di difesa della classe borghese. Gli ultimi atti del governo fascista hanno dimostrato che la composizione sociale mezzo borghese del fascismo non lo rende meno un agente del capitalismo. Organizzazione di massa (l’organizzazione fascista conta un milione di membri) esso cerca di realizzare nello stesso tempo della reazione violenta, che colpisce soprattutto gli avversari che osano attaccare la macchina dello Stato, la mobilitazione di larghe masse con dei metodi socialdemocratici di penetrazione.

««sono registrate delle disfatte evidenti del fascismo su questo terreno. Ciò conferma appieno il nostro punto di vista sulla lotta di classe. Ma ciò che risulta con l’evidenza più stupenda da tutto questo, è proprio l’impotenza assoluta delle classi medie. In questi ultimi anni, esse hanno di già compiuto tre evoluzioni affatto complete: nel 1919-20 esse accorrevano ai nostri meetings rivoluzionari; nel 1921-22 esse formarono i quadri delle camicie nere; nel 1923, passarono all’opposizione, dopo l’assassinio di Matteotti; al momento presente, esse ritornano al fascismo. Sempre per il più forte.

“La falsa prospettiva dei vantaggi che noi potremmo trarre dall’avvento di un governo di sinistra corrisponde a supporre le classi medie capaci di una soluzione indipendente della questione del potere».

Quando abbiamo scritto su questo foglio che «il totalitarismo è l’alleanza  fra capitalismo e opportunismo piccolo-borghese», non facevamo che ripetere da modesti militanti, alieni da narcisismi e da ambizioni di successi, quella che è stata da venti anni la tesi centrale della Sinistra Italiana sul fascismo. Il centro e la destra liquidazionista della Terza Internazionale dovevano deragliare dai binari marxisti e fare la fine che hanno fatto, al servizio di tutte le reazioni, principalmente perché incapaci di comprendere che i partiti socialdemocratici, cioè il campo dell’antifascismo democratico, con cui si cercava di bloccare mediante la tattica del fronte unico e la parola d’ordine del governo operaio e contadino, non rappresentavano che l’impotenza costituzionale dell’ibrido anticapitalismo dei ceti medi, nemici a parole delle «ingiustizie» dei ricchi, ma sempre pronti a tradire il proletariato. L’antifascismo era, lo è tuttora, la sostituzione, cioè il rinnegamento, del principio della lotta di classe e della dittatura del proletariato con la falsa soluzione interclassista, piccolo borghese, delle contraddizioni della società borghese, ricercata nell’illusorio e disfattista principio dell’ «isolamento» delle forze del grande capitale mediante una ipotetica alleanza e compromesso tra l’anticapitalismo legalitario e il comunismo rivoluzionario, tra i ceti medi e il proletariato. Infatti, alla base di tutte le degenerazioni tattiche della Terza Internazionale, culminate infine nel totale passaggio dei partiti comunisti stalinizzati nel campo dell’imperialismo, c’era una concessione al riformismo, non certamente accompagnata da una contropartita politica utile per il comunismo. Alla fine il movimento rivoluzionario doveva rimanere assolutamente svuotato e la sua direzione passata nelle mani degli agenti dell’imperialismo, come fu chiaro dall’atteggiamento della Terza Internazionale, che prima ratificò senza battere ciglio il patto di guerra del governo russo con il nazismo tedesco, nell’agosto 1939, e decise poi di autosciogliersi nel 1943, per far piacere agli imperialisti americani con cui il governo russo era passato a nuova alleanza. Si verificava così, ad opera degli stessi avversari e contraddittori della Sinistra Italiana nel seno dell’I.C. la tesi dell’organica fusione del fascismo e dell’antifascismo, e si realizzava la previsione fatta da Bordiga al Congresso di Lione nel gennaio del 1926:

«Noi crediamo nostro dovere, giunti a questo punto della nostra esperienza di gruppo, il quale al di sopra delle cifre in cui è piaciuto tradurre la pretesa consultazione del partito, è o si illude di essere il rappresentante di un’autentica corrente della classe operaia rivoluzionaria, noi crediamo nostro dovere di dire senza esitazione e con completo senso di responsabilità questa grave cosa: che nessuna solidarietà potrà unirci a quegli uomini che abbiamo giudicato, indipendentemente dalle loro intenzioni e dai loro caratteri psicologici, come rappresentanti dell’oramai inevitabile prospettiva dell’inquinamento opportunista del nostro partito»

Con tale dichiarazione la Sinistra respingeva solennemente l’ibrido connubio con l’opportunismo antifascista che ormai aveva invaso il P.C.d’Italia. Da quella dichiarazione , che condensava tutto il lavoro critico e la lotta di opposizione condotti nell’I.C. noi tutti che oggi assicuriamo la continuità della teoria e dell’azione del movimento operaio rivoluzionario, sicuramente discendiamo. Lasciamo agli intossicati dai miasmi dell’opportunismo elettorale sputare veleno e falsificazione. La realtà dei fatti non si cancella con sparate demagogiche e intrighi.

Non a caso la frattura violenta del comunismo marxista dall’antifascismo di Gramsci e Togliatti avveniva in sede di Congresso. A Lione vinceva il centralismo democratico, con annesse e connesse tutte le truffe  demagogiche della  «consultazione della base» e il bagarinaggio della conta dei voti; ma vinceva anche l’opportunismo e la controrivoluzione. Il Partito Comunista d’Italia otteneva il suo terzo Congresso, regolarmente convocato a norma di statuto, ma il proletariato rivoluzionario italiano perdeva il suo partito di classe, che passava al servizio della borghesia. Non era un’eccezione. La Sinistra Italiana ha perso invariabilmente nelle discussioni congressuali della Terza Internazionale stalinizzata.

Viceversa, lo stalinismo che vinceva tutti i Congressi, passava vergognosamente al campo della controrivoluzione, ma, procurandosi il marchio legale della maggioranza democratica, spesso truffaldinamente ottenuta lo faceva in modo particolarmente insidioso perché si metteva in grado di passare agli occhio degli operai come il legittimo continuatore del leninismo. Anziché piegarsi la Sinistra Italiana preferì rompere spietatamente con i candidati all’opportunismo e lasciarli cuocere nel brodo dei loro congressi-mascherate. Che fosse la unica via degna di rivoluzionari, lo dimostra il fatto che oggi esistiamo, mentre i congressi dei nostri nemici si trasformano in indegne gazzarre, dove la discussione politica mira unicamente a procacciarsi voti per il bordello di Montecitorio.