Partito Comunista Internazionale

URANIUM BELLI

Categorie: Europeanism, USA

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Scrive Henry Kissinger: «I nostri alleati (europei, ndr), con l’eccezione della Gran Bretagna, si sono dissociati, spesso in modo clamoroso, dalle sanzioni contro Cuba, l’Iran o l’Iraq, e dalla politica americana nel conflitto arabo-israeliano o in quello di Taiwan per lo stretto di Formosa. Hanno espresso pubblicamente il loro disaccordo sulla difesa antimissile, che il presidente francese Jacques Chirac ha attaccato in una conferenza stampa al fianco del presidente russo Vladimir Putin parlando esplicitamente in nome di tutta l’Europa. L’Ue sta creando una forza militare istituzionalmente distinta dalla Nato, l’Euroforce.

Dalla fine della Guerra Fredda la politica comune nei confronti dell’Unione Sovietica e stata sostituita dalla ricerca, da parte di ciascun alleato, di una “relazione particolare” con Mosca: non necessariamente diretta contro gli altri alleati, ma neppure particolarmente attenta a loro.

I disaccordi nell’ambito economico sono ancora più vistosi. Gli Stati Uniti hanno minacciato ritorsioni contro l’Europa per le banane e la carne, e l’Ue ha minacciato gli Stati Uniti per le tasse americane sulle sue esportazioni (…)

I canali tradizionali della cooperazione economica e politica Usa-Europa si stanno esaurendo. Se ne stanno proponendo di nuovi, ma occorre trovare un equilibrio tra un’azione americana e una marginalizzazione dell’America tale da non consentirle di partecipare a discussioni che si ripercuoteranno poi sui suoi interessi» (“La Stampa”, 14 gennaio).

Nel gennaio ’99 su questo giornale, nella nota “I muscoli americani e le chiacchiere europee”, avevamo sintetizzato le linee generali del nostro giudizio sullo scontro economico-politico fra Europa e Stati Uniti. Per Kissinger il problema sembra risiedere in una intenzionale volontà politica dell’Unione Europea (anche se in un articolo per un giornale e ovvio che questi “grandi” della politica internazionale sogliono essere ben cauti nell’esprimersi). È una volontà politica delle borghesie europee, diciamo noi, che segue la necessità economica di contestare l’egemonia USA, volontà che intenderebbero sostanziare con l’unificazione monetaria e una solidarietà nella contesa commerciale.

Lo scontro fra USA ed Europa è però prevalentemente potenziale in quanto i “muscoli” la borghesia europea non li ha ancora e la sua politica è ancora dominata dal colosso statunitense da cui separarsi risulta e risulterà manovra per niente facile.

Esiste poi i polo asiatico. Il Ministro delle Finanze giapponese, Kiichi Miyazawa, ha detto che “questo sarà l’anno dell’Europa: l’economia americana non va bene, la ripresa del Giappone è lenta”, e si è sbilanciato poi a chiedere agli europei: “per favore, guidateci voi” (“La Stampa”, 15 gennaio).

L’ultimo preteso “scandalo” sulle armi all’uranio impoverito, il cosiddetto “Du”, rientra in questo gioco di schermaglie fra le colossali concentrazioni capitalistiche sulle due sponde dell’Atlantico, oltre a mostrare appieno la nauseante ipocrisia delle borghesie europee.

La campagna di “denunce” contro l’uso dei proiettili contenenti uranio è stata messa in atto a dicembre, organizzata come accusa agli USA da parte degli “innocenti” europei (i quali, è noto, usano solo missili e proiettili disinfettati e di piombo purissimo, che non fanno male). Agli stizziti americani, che hanno perfino minacciato la chiusura delle proprie ambasciate in Europa, è bastato obiettare che tali armi le avevano già utilizzate, alleati con gli europei, nella guerra del Golfo, cosa della quale gli stessi governi europei erano ben edotti da tempo, quello francese da metà anni ’80, il tedesco e l’italiano almeno dalla Bosnia ’94.

Quel tipo di armi è considerato così acquisito che la produzione di uranio impoverito è negli ultimi anni nettamente diminuita, la fabbrica da cui esce negli Stati Uniti, la Scarmet, è passata in un solo anno da 18 a 6 milioni di dollari di commesse. Le guerre servono anche a svuotarsi i magazzini: quelli con le armi all’uranio avevano bisogno di un’alleggerita, come dimostra la diminuzione della produzione, cui ora si potrà ovviare.

Lasciamo alla carognaggine della propaganda borghese la chimera della guerra “intelligente” e “pulita”: mentre i giornali parlano (anzi bombardano) per pagine e pagine sullo “scandalo uranio”, già si dice che in realtà malattie e morti fra i soldati di Bosnia e Kosovo non sono dovute all’uranio ma ad altre sostanze (fra cui il benzene e il plutonio). Una eventuale “moratoria” del “Du”, per lisciare la rincoglionita ed “ecologica” opinione pubblica, non renderebbe la guerra moderna meno bestiale, come ben hanno sperimentato bosniaci, kosovari e serbi sulle teste dei quali sono finite ben di più delle 60.000 bombe all’uranio.

Ma è stata una guerra “umanitaria”, ed è vero, dell’umanità borghese contro l’umanità proletaria, guerra per la difesa del Profitto sulla pelle dei disgraziati di qua o di là dal fronte, civili o militari, amici o nemici.