Partito Comunista Internazionale

Anticapitalismo unica vera lotta all’imperialismo

Categorie: Imperialism

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Lavoratori, Compagni,

Terminata l’epoca della libera concorrenza, il cui apogeo si è avuto nel decennio 1860-1870, il Capitalismo mondiale è entrato, tra il finire del 19° secolo e il sorgere del 20°, nella sua fase suprema caratterizzata dai monopoli, trasformandosi in Imperialismo. Lo scoppio del 1° conflitto mondiale nel 1914 fra le principali potenze industriali del mondo ne è la prima nefasta conseguenza.

Nell’odierna fase imperialistica, tutto il mondo è divenuto un unico e grande mercato, privo di nuovi spazi da aprire per lo sbocco dello merci esuberanti prodotte dai grandi apparati industriali dei vari paesi. Le potenze capitalistiche sono quindi costrette a contendersi con la forza delle armi i mercati e le rotte commerciali, le vie di comunicazione, il controllo delle materie prime e delle loro vie di transito. Risorse e manodopera vengono costantemente piantonate dalle forze in armi dei paesi gendarmi del mondo fino a che la guerra commerciale non sfocia in aperta guerra guerreggiata, in conflitto imperialistico mondiale.

Se da parte delle potenze imperialistiche la guerra ha il fine immediato di conquistare “spazi vitali” allo scopo di rimpinguare i profitti delle rispettive classi dominanti, essa ha la funzione generale e globale di ben più vasta portata di distruggere il capitale in eccesso costituito da capitale costante, cioè impianti e merci in sovrapproduzione, e capitale variabile, ossia la manodopera disoccupata a causa del brusco calo delle vendite connesso alla sovrapproduzione. Le distruzioni causate dalle guerre avviano così un nuovo ciclo di accumulazione che sfocia, prima o poi, in una nuova crisi di sovrapproduzione e, quindi, in una nuova guerra più distruttiva della precedente.

Lavoratori, Compagni;

La prima guerra mondiale venne bloccata dalla gloriosa rivoluzione bolscevica in Russia e dal pericolo della insurrezione proletaria nel resto dell’Europa, che costrinsero le borghesie del mondo intero a coalizzarsi contro il proletariato rivoluzionario. Le distruzioni non furono pertanto sufficienti ad avviare un poderoso e duraturo ciclo di espansione legato alla ricostruzione, tanto che, dopo soli vent’anni, fu necessaria una nuova guerra, la seconda mondiale, favorita dalla sconfitta proletaria nel frattempo avvenuta e dalla conseguente controrivoluzione staliniana dilagante. Questa guerra fu il più grande atto criminale e d’inganno della storia, con cui le potenze hanno trascinato le masse a scannarsi in nome chi della democrazia e dellalibertà, chi del mito della nazione e della razza, e chi di un malcelato Capitalismo di Stato spacciato per socialismo.

La fine del conflitto ha visto la spartizione del mondo in zone d’influenza fra le potenze vincitrici, USA-URSS in testa.

I veri e incontrastati vincitori della seconda guerra mondiale furono però gli USA, il cui impero economico fa ormai il giro del mondo e i cui interessi imperialistici cozzano contro quelli di tutti gli altri Stati, costretti all’unisono a chinare il capo davanti alla sua potenza bellica, divenuta la più grande macchina poliziesca e di controllo del mondo capitalistico.

Ma tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta si è chiuso il ciclo di espansione economica post-bellica, e l’inizio di una nuova crisi è stato annunciato dal saldo attivo della bilancia commerciale dei paesi europei – che sancisce la fine delle massicce importazioni dagli USA iniziatesi all’inizio del secondo dopoguerra per avviare la ricostruzione – e dalla crisi petrolifera del 1973. La crisi infine venne e si manifestò simultanea nel 1975 in tutto il mondo. Fu crisi, sempre prevista dal marxismo, di sovrapproduzione di merci e di capitali e che da allora si trascina, tra lievi e temporanee riprese e repentine ricadute, senza vie d’uscita se non una nuova guerra mondiale.

Gli effetti di tale crisi, noti a tutti, sono stati: il peggioramento delle condizioni di vita della classe operaia; la caduta delle economie più deboli, in particolare quelle a Capitalismo di Stato dei paesi falsamente socialisti dell’Est; l’esasperarsi della concorrenza internazionale tra gli Stati; lo scoppio di numerosi conflitti locali, maldestramente spacciati dalla borghesia per conflitti etnici, religiosi e tribali (ex Iugoslavia, Caucaso, Africa, Medio Oriente ecc.) ma materiale anticipazione del terzo macello imperialistico.

Lavoratori, Compagni,

Innumeri movimenti e Partiti piccolo-borghesi e reazionari starnazzano contro l’Imperialismo o contro un Imperialismo – quello americano – (Rifondazione Comunista). Questi movimenti, pur ammettendo la stretta relazione tra Imperialismo, guerra e dominazione, illudono il proletariato che sia possibile abbattere l’imperialismo senza eliminarne la causa, il Capitalismo, e spingono per sconfiggere un Imperialismo a favore di un altro. La potenza vincitrice ripeterebbe le stesse efferatezze della vecchia, perché è la condizione materiale di ogni borghesia a determinarne il comportamento e non la sua “cultura”, che ne è solo il riflesso.

Lavoratori, Compagni,

Solo la lotta rivoluzionaria della classe operaia di tutto il mondo contro il Capitalismo e per il Comunismo, guidata dal Partito marxista mondiale del proletariato, il Partito della rossa dittatura, potrà distruggere tutti gli imperialismi e bloccare la terza carneficina planetaria che già vanno preparando gettando le basi per un nuovo mondo senza più né imperialismi né imperi. Un mondo dove l’abolizione del lavoro salariato aprirà le porte allo sviluppo armonico della specie umana.