A cosa serve la stanca recita del rito elettorale
Categorie: Electoralism, Opportunism
Questo articolo è stato pubblicato in:
La coscienza, od anche solo la istintiva sensazione, della ineluttabile ripresa della lotta di classe con il conseguente ricongiungimento del proletariato al suo partito marxista rivoluzionario spinge la borghesia ad approntare le armi in vista dell’inevitabile futuro scontro rivoluzionario. Armi di varia natura che si concretizzano in un ventaglio che va da un inquadramento sempre più dittatoriale delle istituzioni statali, atte a togliere al proletariato ogni minima parvenza di autonomia e libertà di azione, fino alla costituzione di partiti opportunisti, agenti della borghesia infiltrati all’interno della classe storicamente nemica e destinata, dalla natura delle cose, ad abbatterla.
Lo spettro del comunismo che un secolo e mezzo fa si aggirava per l’Europa e con la sua “nefanda dottrina” (Pio IX) teneva “tanti animi dubbiosi e sospesi” (Cavour), questo stesso spettro oggi si aggira per l’intero pianeta, ed il fatto che attualmente il proletariato non dia segni di azione rivoluzionaria non rassicura, giustamente, il capitale internazionale. Il gigante proletario giace dormiente sotto l’effetto delle droghe soporifere democratiche, religiose, opportunistiche; il suo risveglio, che può essere ritardato ma non scongiurato, può avvenire improvvisamente e iniziare a preparare il suo terribile attacco rivoluzionario contro i bastioni mondiali del capitalismo. Con l’estensione del modo di produzione capitalistico a livello planetario a maggior ragione, oggi, “la moderna società borghese può paragonarsi allo stregone che non è più capace di dominare le forze degli inferi da lui stesso evocate” (Marx).
Quando gli uomini politici di destra, istrioni, per alcuni versi pittoreschi per non dire pagliacci, denunciano ad ogni piè sospinto il pericolo del comunismo non lo fanno di certo perché credono nella pericolosità dei loro democratici avversari nei confronti dei quali lo Stato capitalista ed i grandi borghesi hanno solo obblighi di gratitudine. Dalla stessa preoccupazione sono spinti coloro che scherniscono la psicosi del comunismo dichiarando pubblicamente la sua morte e sepoltura e l’impossibilità di un suo risorgere, sia come dottrina sociale sia come organizzazione di classe.
Sbandierare lo spauracchio del comunismo giocando sul terrore che la piccola borghesia, inetta e reazionaria, ha di perdere i propri privilegi di fronte all’imporsi del grande capitale; oppure negarne l’esistenza e la impossibilità di riorganizzarsi a scala internazionale, entrambi i metodi rispondono alla medesima necessità di classe: difesa incondizionata (e disperata) dell’attuale regime capitalista presentandolo come l’unico metodo di ordine sociale possibile ed attuabile. Oppure prepararsi a dare aperta battaglia, qualora il metodo della “convinzione” non abbia raggiunto gli scopi previsti, ed il proletariato si avvii sulla sua strada, quella della riorganizzazione autonoma, prima difensiva sindacale, poi politica e di partito per la presa del potere, l’abbattimento violento dell’attuale società e la conservazione di tale potere attraverso lo Stato a dittatura proletaria.
Quindi, se l’attuale compagine politica, a livello internazionale e nazionale, è composta quasi esclusivamente da personaggi a dir poco insignificanti ciò non implica che il capitalismo sia meno rapace, tutt’altro; ogni giorno vediamo come esso continui ad affondare i suoi artigli nelle carni delle classi sociali subalterne. È valida la nostra definizione a suo tempo data nei confronti di queste comparse chiamate a giocare un qualche ruolo nel teatrino della politica: “Povere marionette che si illudono di fare la storia”. Ma le marionette non si muovono autonomamente, sopra di loro, nascosto, c’è il burattinaio-capitale che tira i fili di questi e di quelli. Lo stesso si può dire delle loro bande politiche, che di partiti non si può parlare.