Nel cuore della democrazia – Il capitale abbatte i suoi idoli
Categorie: Democratism, Electoralism, North America, Opportunism, USA
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La rivolta del 6 gennaio al Campidoglio di Washington è stata una convulsione di un sistema sociale morente. La profonda crisi del capitalismo è diventata una crisi politica al centro di tutto il mondo borghese. Non vi si era visto un fatto simile dallo scoppio della guerra civile nel 1861, prima che gli USA diventassero la maggiore potenza mondiale. La profondità della caduta da quel tempo lontano sembrava impossibile. Ma, come osservavano Marx ed Engels, sotto il capitalismo «tutto ciò che era stabile si dissolve nell’aria, tutto ciò che era santo è profanato, e l’uomo è finalmente costretto ad affrontare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti» (“Manifesto del Partito Comunista”).
È tempo di smaltire la sbornia, dunque.
Quello che è avvenuto il 6 gennaio è stato descritto come un tentativo di colpo di Stato. Valutazione certo eccessiva, ma è la prova, in piccolo, che la democrazia è ormai solo una figura di cartapesta, pronta a farsi calpestare e che nessuno in realtà è interessato a difenderla.
Gli Stati Uniti possiedono l’apparato di sicurezza più sofisticato del mondo, ma questo non ha impedito a una folla per lo più disarmata di fare irruzione durante una sessione del Congresso. Come ha potuto consentirlo quello Stato di polizia?
La risposta è evidente visti i video degli agenti che aprivano i cancelli per permettere ai “rivoltosi” di entrare e con loro si mettevano in posa per le foto. Una ben differente presenza della polizia rispetto a quella che si è da sempre vista alle manifestazioni contro il razzismo, per esempio.
Allo Stato borghese per la sua difesa è utile attingere alle ideologie del razzismo, del sessismo, dell’imperialismo e dell’anticomunismo dichiarati. Per la sceneggiata del 6 gennaio ha mobilitato quindi alcuni noti imbonitori fascisti, che su internet sostengono “azioni armate” e vi sbandierano l’anticomunismo. “Il comunismo è il nemico invisibile”, si leggeva, su un’altra immagine Trump decapitava Carlo Marx e si vedevano comunisti gettati fuori dagli elicotteri di Pinochet.
Ma è possibile, e storicamente verificato, che il fascismo dello Stato borghese – sempre anti‑comunista e anti proletario – si presenti “di sinistra”, e perfino “proletario” e “comunista”: lo stalinismo ce ne ha dato numerosi squallidi esempi di questo “socialismo reale”.
Intanto – solo perché il fantasma della democrazia è utile per illudere la classe operaia e la piccola borghesia rovinata – i media borghesi prendono le distanze dai “disordini”. Come per ogni genitore, sarebbe arrivato il momento per lo Stato borghese di disciplinare i suoi figli ribelli. E chiedono la condanna dei “rivoltosi”. Trump avrebbe di nuovo tradito i valori democratici e la civiltà politica borghese. I “liberal” a destra e a manca deprecano questa farsa come “un attacco alla nostra democrazia”. I peggiori demagoghi si prostrano davanti all’orgoglio nazionalista ferito di una “cittadella incontaminata della democrazia”.
Tutto uno sforzo per depoliticizzare la vicenda, per ridurla a un “estremismo”, contro cui dovrebbe battersi lo Stato, “buono”, appoggiato da tutti i partiti, di destra e di sinistra. La presunta “sinistra”, quella socialista-democratica, è la prima a fare appello allo Stato borghese perché schiacci la minaccia fascista, cosa che non farà mai !
Perfino presunti “marxisti”, anche quando riconoscono che la rivolta è nata dalle caratteristiche fondanti dello Stato americano, in particolare il razzismo, gli rimangono sottomessi, benché lo riconoscano reazionario.
Noi comunisti rivoluzionari non siamo l’altro “opposto estremismo” rispetto ai fascisti che si sono visti il 6 gennaio: tutti loro di questo Stato vogliono esser parte; noi lo vogliamo abbattere!
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Il tempio della democrazia statunitense, e occidentale, è stato profanato. La guardia pretoriana ha accompagnato una banda di raccogliticci nei locali del Parlamento consentendo per ore devastazioni e sottrazione di documenti e archivi.
Ovviamente l’impresa non ci commuove né ci stupisce. Tanto meno ci dispiace o la deprechiamo. Quelle sale mai hanno accolto l’espressione di una volontà popolare, e ormai nemmeno quella dei borghesi. Non sono più che il cadente simulacro della democrazia. Il potere reale dello Stato passa per altri ambienti, meno visibili, dove si affrontano le grandi lobby, industriali, finanziarie, militari, con gli strumenti della corruzione, dei ricatti, delle intimidazioni mafiose. Il penoso e vile spettacolo delle votazioni è ammannito per ingannare i proletari, e sicuramente serve, se le classi dominanti vi investono miliardi.
Gli è che lo stato pre‑agonico del capitale, mondiale, e statunitense in particolare, in sala di rianimazione, richiede delle terapie di urgenza, provvedimenti emergenziali, irrispettosi di tempi, riti, procedure, formalismi legali.
Ma non è facile far cambiare passo da una stagione all’altra all’enorme, gigantesca macchina dello Stato. Seppure creatura e strumento fedele ed esclusivo della classe dominante, ha le sue rigidità, la sua inerzia, le sue rivalità e contraddizioni interne. Reti di interessi particolari e inveterate abitudini condizionano le tre armi dell’esercito, nelle loro complesse gerarchie, le magistrature, i servizi segreti, e fino alle sovrastrutture di cultura e di chiacchiere, mediatiche, universitarie, pseudo-parlamentari, che in tutto irreggimentano milioni di uomini.
Gli strappi sono inevitabili, necessari al capitale per ritardare il tracollo della sua crisi.
La menzogna della separazione dei poteri all’interno dello Stato borghese cede il posto alla aperta dittatura del potere esecutivo, delle cancellerie.
Il fascismo, che ormai è maturato e fatto proprio nella sua essenza da ogni istituzione statale borghese del mondo, esprime la forza del capitale, il suo monopolio di fatto di tutto il potere, riflesso della concentrazione delle forze produttive e finanziarie in poche grandissime unità; ma allo stesso tempo esso, nello scomposto annaspare tradisce la sua debolezza mortale che lo porta a presentarsi tramite personaggi comici, irriverenti e distruttivi delle sue stesse menzognere idealità e superstizioni.
Il proletariato stia lontano da questi burattini, che si presentino come clown o come onest’uomini, e dalle loro fallaci promesse e guardi al suo storico programma rivoluzionario, al suo partito.