Il capitalismo marcia in Cina sulle orme insanguinate di tutti gli altri
Categorie: China
Questo articolo è stato pubblicato in:
A Fang Lin, un piccolo villaggio rurale della provincia dello Jangxi, nel Sud Est della Cina, è scoppiata la piccola scuola; tra le macerie sono morte 41 persone tra scolari e maestri. Non stavano studiando, stavano lavorando per produrre i petardi che la Cina esporta in tutto il mondo. I bambini di Fang Lin erano addetti ad inserire le micce nei tubi di esplosivo. «La pratica di far lavorare gli studenti alla fabbricazione di fuochi d’artificio durante l’orario scolastico andava avanti da almeno tre anni. La zona d’altra parte è una specie di polveriera, data la presenza di numerose fabbriche di petardi, per la maggior parte illegali. Una parte degli introiti andava alla scuola per pagare le sue spese, inclusi gli stipendi degli insegnanti, il resto andava ai governanti locali. Ai bambini nulla naturalmente, anzi venivano multati se non volevano lavorare (…) È dagli anni ’80 che si incoraggiano le scuole a ’mettersi in affari’ per integrare risorse sempre più scarse” (Il Manifesto, 9 marzo).
Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro in Cina ci sarebbero 13 milioni di bambini tra i 10 e i 14 anni che lavorano in condizioni spesso terribili; poche settimane fa è stato denunciato il caso di una fabbrica di Shenzhen “zona economica speciale” alla frontiera con Hong Kong in cui giovani di 14-15 anni lavoravano dalle sette del mattino alla mezzanotte, ad imballare i peluches che la Mc Donald’s regala ai clienti.
Come mai si fanno lavorare i ragazzi quando in Cina ci sono milioni di disoccupati adulti? Ha risposto Federico Engels nel suo studio di fine Ottocento “La situazione della classe operaia in Inghilterra”: perché si pagano di meno! Lo sfruttamento del lavoro infantile non è infatti un segno di arretratezza economica, come affermano i commentatori borghesi, ma caratterizza invece il modo capitalistico di produzione e se in Europa questa pratica si era ridotta nei decenni scorsi, questo era dovuto alla lotta decisa del movimento operaio per imporre delle leggi a difesa della classe lavoratrice!
Lo Stato cinese, che ancora si ammanta di un apparato scenografico “popolar-socialista”, ma che, come ha dimostrato la nostra critica, non ha mai avuto nulla a che spartire con il socialismo, cerca di “indirizzare” il caotico processo di sviluppo del capitalismo che ormai da decenni è in pieno corso nel paese: usa il suo potente apparato di polizia per cercare di spezzare la crescita di organizzazioni sindacali di classe, chiude i settori industriali “improduttivi” gettando sul lastrico milioni di lavoratori, taglia i fondi per l’istruzione primaria e allo stesso tempo aumenta quelli per il rafforzamento del suo apparato militare, aumentati anche quest’anno del 17,7%.
Uno Stato borghese che non garantisce l’istruzione primaria sta percorrendo già il ramo discendente della sua parabola storica: la Cina, alla vigilia della sua entrata a pieno titolo nella Organizzazione Mondiale del Commercio, dimostra al resto dei ladroni imperialisti di averne pieno diritto.