Partito Comunista Internazionale

1° Maggio 2001 – La classe tornerà alla coscienza di sé e dei suoi destini e a preparare gli strumenti della sua emancipazione

Categorie: CGIL, Leaflets

Questo articolo è stato pubblicato in:

In questo nuovo secolo il Capitale non cessa di smascherare la sua vera natura, quella che il marxismo originario ha visto e condannato già dalla metà dell’Ottocento. In economia sono caduti i miti di Pace e Progresso, di fronte ad una miseria proletaria e ad una insicurezza crescenti in tutto il pianeta; smascherata è la menzogna del “Socialismo in un solo paese”, che era nient’altro che Capitalismo di Stato, con tutti gli orrori tipici dell’accumulazione primitiva; tramontata è in politica la Democrazia, utile solo ad ingannare la classe, esclusa da ogni potere sia nei regimi fascisti, che per tutto il Novecento hanno schiacciato nel sangue ogni tentativo di organizzazione difensiva proletaria, sia nelle democrazie post-fasciste e anti-fasciste. Queste, non meno spietate contro la condizione operaia ed ugualmente chiuse nella difesa del Capitale, hanno del fascismo ereditato tutti gli insegnamenti, a partire da quello della necessità, per lo Stato borghese, di sottomettere i sindacati operai alle esigenze dell’economia nazionale. Il proletariato, in questa visione, è ridotto a classe subalterna perennemente sottomessa perché vivrebbe solo se vivono i suoi padroni.

Il capitalismo si è imposto ormai su tutto il mondo, anche nelle regioni meno sviluppate. Non ha più bisogno delle colonie perché tutto il mondo è ridotto a colonia del Capitale mondiale, un mondo di merci tra le quali la merce “forza-lavoro” è tra le più abbondanti e a buon mercato

Ma la classe lavoratrice, forte di centinaia di milioni di proletari, è lontana dall’avere coscienza della propria forza e dal saperla usare per abbattere questo regime infame.

La borghesia usa tutte le armi del suo immenso apparato di propaganda e di influenza per tenere divisi i lavoratori ed impedire che imbocchino la via della loro emancipazione. Il fondamentalismo religioso, le contrapposizioni etniche e razziali, la corruzione di capi politici e sindacali, tutti i mezzi sono usati per schierare proletari su fronti opposti, costretti a scontrarsi e a morire, per preparare la fornace ardente di una terza guerra imperialista.

In Medio Oriente, nei Balcani, in Asia centrale non si urtano interessi di popoli fra loro avversi ma le brame espansioniste degli imperialismi tendenti ad accaparrarsi materie prime o ad occupare teste di ponte in vista di una terza guerra mondiale.

La classe operaia nella incessante guerra sociale contro il padronato si trova oggi a battersi in difficili condizioni. E’ da una parte messa in concorrenza al suo interno per effetto della crisi economica che riduce la richiesta di forza lavoro. Ma essa deve anche scontare gli effetti del collaborazionismo col nemico e le concessioni di principio che i suoi dirigenti politici e sindacali traditori hanno fatto nei decenni trascorsi, prime tra queste l’illusione che fosse possibile una mediazione con la borghesia la quale, in cambio dei sacrifici da parte operaia, avrebbe, dicevano, raffrenato la sua rapacità. Altro tradimento è stato quello di rinunciare allo strumento dello sciopero generale, di disperdere la generale lotta di classe, che oppone tutto il proletariato a tutta la borghesia, in una guerriglia nella quale ogni piccolo reparto della classe, divisa in categorie e in fabbriche, si trova ad affrontare la sempre solidale classe borghese.

Questa politica continua oggi cercando di opporre i lavoratori assunti a tempo indeterminato agli interinali e a quelli delle imprese esterne, gli immigrati agli autoctoni, differenziando sempre di più le condizioni di lavoro e di salario, legandoli al merito, alla produttività; contemporaneamente sono state varate una serie di leggi limitative del diritto di sciopero e di organizzazione per cercare di ritardare la ripresa della lotta di classe.

Il teatrino approntato nelle scorse settimane in Italia tra Confindustria e CGIL, sotto l’alto patronato dello Stato, durante il quale il sindacato ha adottato toni “più duri” del solito, è fatto solo per ridar fiato alla truffaldina sinistra sindacale. Questa, sottoposta all’influenza di partiti come Rifondazione Comunista, erede della peggiore tradizione stalinista, da anni si limita ad atteggiamenti parolai che non sono mai riusciti ad influire sulla politica confederale, completamente succube del Capitale.

Spetta ai proletari più combattivi continuare la lotta per ricostituire un sindacato fedele agli interessi di classe, per ritessere la rete di solidarietà naturale per la difesa proletaria. Questo sindacato tornerà a far suoi i tradizionali e necessari principi della secolare lotta dei lavoratori: nessuna collusione col nemico né accettazione di alcun interesse comune né “compatibilità”; rigetto di qualsiasi regolamentazione nell’esercizio dello sciopero; rifiuto delle “concessioni” padronali come i distacchi che sono solo mezzi di corruzione; ritorno alla riscossione delle quote senza passare dalle casse padronali poiché il vero “riconoscimento” si ottiene solo con la lotta. Il sindacato di classe si batterà per la parità salariale, normativa e di diritti per tutti i lavoratori, interinali e immigrati compresi, solo mezzo per evitare la sconfitta generale di tutti.

Intrapresa questa lotta non facile, esso potrà ricollegarsi anche al suo invariante programma di rivoluzione sociale, al suo partito storico, il Partito Comunista Internazionale.